Devotion di Patti Smith “Perché scriviamo? Perché non possiamo soltanto vivere”

Mi piace pensare che Patti Smith sia una persona autentica e quindi anche un’artista autentica. Adoro la sua voce e come interpreta le sue ballate. Ho amato i suoi due libri precedenti: Just Kids e M Train.

Just Kids è un’autobiografia di Patti in cui racconta il suo lungo apprendistato a New York prima di diventare famosa, quando le capitava di mangiare un panino e dormire in un parco, senza soldi e senza amici, dove ha cominciato a frequentare locali e poi finalmente a intrecciare relazioni e amicizie.

Quando leggevo M Train me la immaginavo con il suo quaderno in quel bar dietro casa a New York, a bere caffè e mangiare fette di pane con l’olio, aspettando l’ispirazione per scrivere.
Devotion all’inizio appare come la continuazione di M Train, c’è ancora l’abitudine di andare ogni mattina nello stesso bar di New York a fare colazione e a tentare di scrivere. Anche in questo libro come nell’altro ci sono viaggi, a Parigi, a Londra, nel Sud della Francia. Ma quello su cui si focalizza maggiormente qui è la scrittura, come cioè tutto quello che si vive, si guarda, si annusa, emoziona, fa stare bene o male, possa trasformarsi in scrittura. Devotion è un titolo che Patti ha evocato durante la visita, insieme al suo amico Alain, al cimitero di Sète nel Sud della Francia, alla ricerca della tomba di Paul Valèry.

Attratta da un’altra tomba ancora, noto la parola DEVOUEMENT incisa sul bordo in diagonale. Chiedo ad Alain cosa significhi. Devozione, risponde e sorride.

Devozione alla scrittura

Azzardo l’interpretazione che Patti abbia scelto questo titolo soprattutto per la sua devozione alla scrittura, che trasuda in ogni pagina del libro.
Devotion è diviso in tre parti, la prima si occupa di indagare il perché e il come della scrittura, la seconda è il racconto frutto di questa ricerca e la terza riprende il discorso sulla scrittura.
Prima e terza parte sono davvero interessanti perché ci propongono il metodo con cui Patti usa la vita per scrivere. Hanno l’andamento dell’autobiografia-saggio. La scrittrice ci racconta il suo personalissimo metodo per scrivere una storia: mettere insieme cose molto diverse tra loro come il viso di Simone Weil e una pattinatrice sul ghiaccio vista in TV, e con esse intrecciare una storia che abbia un andamento coerente. Mi piace molto questo metodo e ho una gran voglia di metterlo in pratica. Spesso ho piccoli flash, immagini singole di persone, di luoghi, e le lascio andare. Perché invece non usarle per intrecciare una storia? Ovviamente questo non ti garantisce che ti porti a una bella storia. Patti Smith c’è riuscita con Devotion.

Flash mentali, visioni, alberi, immagini televisive, che in qualche modo incuriosiscono, attivano l’immaginazione, vengono tenute in gran conto. Poi in un secondo momento saranno assemblate per costruire una storia.
L’ispirazione le viene anche dalla lettura:

Non riuscendo a scrivere, leggo.

Oppure da film:

Non so come cercando altro, mi sono imbattuta nel trailer di un film intritolato Risttuules, tradotto come In Crosswind (Con il vento di traverso). E’ il requiem di Martti Helde per le migliaia di estoni che nella primavera del 1941 sono stati deportati in massa in fattorie collettive siberiane [….] Che dono tragico, penso mentre scrivo, sforzandomi di buttar giù le parole. Eppure sento che dietro quelle parole se ne preparano altre.

Un racconto di sesso e morte
La copertina di “Just Kids” con Patti Smith e il fotografo Robert Mapplethorpe, a New York, all’epoca del loro innamoramento.

La deportazione del popolo estone avrà un rilievo importante nella storia narrata nella seconda parte del libro. Siccome l’ho rivisto da poco, Devotion mi ha fatto venire in mente Ultimo tango a Parigi. Anche questo di Patti Smith è un  racconto di sesso e morte, anche qui c’è una ragazza bella e giovane, invaghita di un uomo molto più grande di lei. Eugenia, la protagonista, è figlia di genitori estoni deportati da Stalin in Siberia. Lei non li ha mai conosciuti e vive con la sorella di sua madre Irina. Adora pattinare sul ghiaccio di uno stagno, in un bosco vicino a casa, e vi si reca ogni giorno. Qui conosce Alexander, ne è attratta e lui da lei. Come spesso succede Eugenia lascia tutto per l’uomo di cui si è invaghita e parte con lui per luoghi lontani.

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” Io non appartengo a nessuno”, disse lei con tono di sfida.
“A nessuno?” Lui sorrise, sbottonandole il golfino”.

Il loro rapporto si nutre di sesso sfrenato e delle lunghe assenze di Alexander, sempre alla ricerca di nuovi reperti per la sua collezione.

Si sedettero sul pavimento sporco. Le lenzuola macchiate erano un testamento dell’estasi e del dolore reciproco. Lei levò le lenzuola macchiate e coprì il materasso con lenzuola pulite; la vista del letto appena fatto li spinse a violarne la lucentezza con leggendaria depravazione. Erano al tempo stesso cani e dei.

Il racconto ha un epilogo che ha stupito la stessa Patti Smith.

Posso analizzare come, non perché ho scritto quello che ho scritto [….] Pochi istanti in cui interrogo me stessa mi costringono a prendere atto dello strano rimorso che ho provato seguendo la scrittura di questo racconto [….] Lo hai scritto mi sono detta non puoi lavartene le mani come Pilato [….] Forse Devozione è semplicemente se stesso, affrancato dalla visione del mondo. O forse è una metafora sospinta dall’aria impalpabile.

Una lezione di scrittura

Devotion è un piccolo grande utile libro sull’arte del comporre narrativa. Con la modestia e la semplicità che la contraddistingue Patti Smith ci dà una lezione fondamentale di scrittura e nello stesso tempo ci racconta una storia avvincente. Usa quel che hai, vedi, senti: sembra dirci ad ogni pagina.  Metti insieme idee, esperienze diverse e vedi cosa salta fuori. E se tutto è collegato con tutto, dovrebbe funzionare.

Scrive romanzi e poesie; ha insegnato lettere e guidato corsi di scrittura creativa. Appassionata di letteratura beat e hippy, soprattutto di Kerouac, Ginsberg e della poetessa americana Lenore Kandel. Ha pubblicato i romanzi “Il bardo psichedelico di Neal”, ispirato alla figura di Neal Cassidy e “Verso Kathmandu alla ricerca della felicità”. E' appena stato pubblicato presso Parallelo 45 Edizioni, il suo romanzo "1968", sulla Bologna di quel mitico anno.

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