Volo di paglia di Laura Fusconi

Volo di paglia di Laura FusconiCi sono opere, letterarie o anche cinematografiche, che esprimono apertamente il loro significato, senza lasciare alcun dubbio sulle intenzioni degli autori; e opere che, pur se concentrate su un soggetto principale, hanno sullo sfondo soggetti non meno importanti che riescono a lasciare una forte impressione, come se i loro messaggi fossero riusciti comunque a dispiegarsi, pur se trattati di sfuggita, indipendentemente dalla volontà dell’autore.

Quando Martin Ritt girò I cospiratori (1970), sicuramente non intendeva proporre al pubblico un’opera dal forte significato politico, tema che non è mai stato nelle sue corde: ma la cura dell’ambientazione e della ricostruzione storica lo rendono, ancora oggi, uno dei film meglio riusciti che trattano di oppressione dei lavoratori e lotte sindacali.

Un analogo discorso si potrebbe fare a proposito di Volo di paglia, il romanzo d’esordio di Laura Fusconi, pubblicato da Fazi nel 2018. I temi al centro della vicenda sono tutti personali e intimistici: la solitudine, l’incapacità di comunicare, il senso di inadeguatezza di chi non si riconosce in nessun gruppo, la difficoltà a superare il ricordo di eventi traumatici. Ma, per parlare di questo, l’autrice fa muovere i suoi personaggi in uno scenario realistico, ricostruito con pochi ma incisivi tratti, che rende credibili al lettore i loro problemi.

Il filo conduttore del libro è quello che unisce, in modo inizialmente vago e poi sempre più definito, un delitto e quattro tragedie, tre delle quali devastanti e una evitata per un pelo.

Qui risulta evidente la peculiarità del romanzo. Di norma, delitti e tragedie sono temi da adulti, da personaggi in qualche modo preparati o disposti ad affrontarli, o quanto meno pronti ad affrontarne il rischio. Invece, in Volo di paglia, tutti gli avvenimenti più traumatici sono mostrati attraverso lo sguardo e la sensibilità di bambini. Bambini già in qualche modo provati dalle circostanze, non felici, piuttosto solitari, ancora più vulnerabili. Tra i personaggi principali, l’unico adulto è una giovane donna che però è anche molto confusa, oltre che solitaria, infelice e vulnerabile esattamente come i bambini.
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La location è una cascina nella Pianura Padana

Il filo del delitto unisce due storie che, per tutto il libro, procedono parallele, pur essendo separate da oltre mezzo secolo, e che poi convergeranno l’una nell’altra. Poiché la location è la stessa, una cascina della Pianura Padana, vi è un legame tra i protagonisti della prima e quelli della seconda, ma non è un legame lineare ed evidente. Alcuni personaggi secondari, ma non trascurabili, che erano bambini al tempo della vicenda più antica, ricompaiono come testimoni in quella più moderna, sebbene pudore e disillusione li abbiano resi tutt’altro che loquaci.

Laura Fusconi

Poi c’è una dolorosa affinità caratteriale che lega alcuni dei personaggi principali delle due vicende. Ma il grosso del legame è rappresentato dai morti, pressoché onnipresenti, ingombranti come fantasmi. Figure di morti da cui alcuni vivi non riescono a staccarsi, o che esercitano su di essi una influenza sottile e potenzialmente letale.
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Gli anni in cui sono ambientate le due storie sono il 1942-44 e il 1998

La storia più antica comincia sotto il Fascismo e prosegue durante la guerra civile. Entrambe le circostanze restano sullo sfondo, ma lo caratterizzano in maniera netta. Non si esprime un giudizio sul Fascismo ma, nel 1942, i fascisti sono onnipotenti, fanno tutto quello che vogliono senza distinzione tra lecito e illecito. E secondo la mentalità del tempo, se lo possono permettere.

Già nel 1944 le cose sono vistosamente cambiate. L’impunità è ancora garantita, ma l’onnipotenza sta sgretolandosi a vista d’occhio, mentre intorno a loro qualche coscienza si risveglia, ed è un risveglio dolorosissimo. Talmente doloroso che c’è chi non reggerà all’impatto.
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I protagonisti sono dei bambini e una donna giovane e confusa

La vicenda più recente sembra invece ignorare il passato, benché i testimoni non manchino di riferirsi a esso. I protagonisti sono troppo oppressi dal peso di ciò che si portano dentro per poter allargare le proprie prospettive. Volo di paglia di Laura FusconiBambini che non riescono a immaginare neanche l’immediato futuro e una donna che è finita in un loop esistenziale. Anche se alla fine l’ultimo evento sembra spezzare la catena che li tiene prigionieri, non sappiamo se dopo potranno davvero andarsene liberi per lo stesso mondo in cui prima si sentivano estranei.

Insomma, nonostante il suo stile fresco e agile (giusto un po’ troppo dialogato in alcuni punti, ma è un peccato veniale) lo renda una lettura facile, Volo di paglia è un romanzo complesso, non perché sia stato deliberatamente pensato così, ma perché è impossibile affrontare certi temi senza toccare un certo livello di complessità. Ed è anche un romanzo abbastanza maturo, nonostante sia opera di un’esordiente, perché l’autrice sceglie la prospettiva più originale e difficile, eppure non ne perde il controllo neppure per un attimo.

Classe 1964, insegnante di liceo, autore di un piccolo successo editoriale (Il giardino sommerso, Lettere Animate, 2017) e di altre opere di narrativa, collaboratore di Cronache Letterarie e di Vanilla Magazine; amo i misteri e i gialli, sia quelli veri sia quelli inventati, con preferenza per quelli dimenticati e soprattutto quelli introvabili: vedi la mia rubrica su Cronache Letterarie.

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