Lo scrittore inglese

Inglese. Che bell’aggettivo, sempre carico di fascino. Nella primavera del 2018 la casa editrice Skira ha pubblicato questo romanzo breve di Masolino D’Amico: il quarto. Dopo Il giardiniere inglese, Il viaggiatore inglese, L’infermiera inglese ora tocca a Lo scrittore inglese. Il narratore, come sempre, è l’erudito ma un pochino goffo De Witt Henry III.

D’Amico, oltre che traduttore, scenografo, autore e critico teatrale è un finissimo anglista che ci ha già fatto dono di freschi e spiritosi spaccati di cultura britannica, così ben descritti che sembra di trovarsi lì, nel bel mezzo della storia, ad assistere allo svolgersi degli eventi.

La formula letteraria scelta è un buon escamotage per proporre dei saggi vestendoli da romanzi: saggi romanzeschi.
In quest’ultimo, che è oggetto del mio articolo, il giovane sceneggiatore americano De Witt Henry III racconta alla fidanzata, Saffron, di un personaggio che lo sta incuriosendo. Per quel pomeriggio in realtà i due innamorati avevano progettato di girare Roma in Vespa, imitando le icone dell’indimenticabile film Vacanze romane, Audrey Hepburn e Gregory Peck. Nella capitale però sta piovendo a catinelle. Così, accoccolati sul divano, i due si attardano in chiacchiere e il discorso scivola pian piano sugli ultimi studi di De Witt circa lo scrittore inglese Samuel Richardson (1689-1761) a cui si devono i tre celebri romanzi epistolari (apparsi in più volumi, diciamo a puntate) che ottennero un enorme consenso popolare: Pamela (1740), Clarissa (1747) e La storia di Sir Charles Grandison (1753).

“Stalking epistolare” nel 1700

Di ricerca in ricerca, De Witt scopre che Richardson fu oggetto di “stalking epistolare”, da parte di una ammiratrice agguerrita che voleva convincerlo a modificare le sorti delle eroine dei suoi romanzi.
Buffo, no?
La prima lettera che riceve da donna ignota, che si firma con lo pseudonimo di Belfour, è datata 10 ottobre 1748.

La misteriosa autrice della missiva non può sopportare che Clarissa, esempio di virtù, sia importunata dall’intrigante seduttore Lovelace, dongiovanni empio e spregiudicato, perciò chiede allo scrittore di concludere il romanzo con la redenzione di Lovelace ed un matrimonio onesto fra i due.
Siamo di fronte al primo caso accertato di lettrice intestardita ad interferire con l’inventiva dell’autore.

Richardson non l’ascolterà, ma stuzzicato ed in fondo lusingato dallo spiccato interesse della signora verso le sue opere, non le negherà le risposte. E così ne nascerà un carteggio lungo anni per cui Richardson giungerà a chiamarla “figlia della mia stessa mente”.

Lo scrittore inglese di Masolino d'AmicoEppure Belfour resterà nell’anonimato per moltissimo tempo. Perché mai?
E’ a causa della cultura sociale inglese del Settecento: la nostra dama infatti è aristocratica, mentre Richardson, per quanto bravo e popolare, non è che un commoner. Per cui sarebbe assai sconveniente che una nobile di rango entrasse in confidenza con un parvenu.

Comincia così la rincorsa di Richardson della signora che continuamente si mistifica e sfugge, rivelandosi solo nelle lettere.
Lui le invia un autoritratto affinché lei, seppur senza potersi avvicinare, possa riconoscerlo fra i tanti uomini che passeggiano nel parco.

Ci vorranno tante, tante lettere ed un anno e sette mesi prima del tanto atteso incontro dal vivo, nella splendida cornice di Hyde Park.

E qui non ho potuto fare a meno di sospendere la lettura e chiudere gli occhi, tornando con la mente alla mia esperienza ad Hyde Park: dopo aver noleggiato una bici, qualche anno fa io e mio marito lo girammo per lungo e per largo. Richardson non c’era, però incontrammo scoiattoli, cigni, londinesi DOC e turisti come noi, un laghetto incantevole, alberi stupendi e la fontana in memoria di Lady Diana. Perdonatemi la digressione, ma l’Inghilterra è talmente fascinosa!

Ritornando a Richardson e Belfour, dopo l’incontro rimasero in contatto attraverso le ormai consuete lunghe lettere, piene di schermaglie divertenti, di complimenti e ripicche.

Alla fine si scoprirà l’identità dell’ammiratrice e amica di penna? Sì, si tratta di Lady Bradshaigh.

L’epistolario fra i due, pubblicato nel Regno Unito lo scorso anno, rivela una seduzione intellettuale reciproca, a tratti frivola e a tratti profonda, ma sempre elegante, come solo nell’Inghilterra del Settecento poteva essere.

Lo scrittore inglese di Masolino d'Amico

Attraverso l’espediente dei due fidanzati, De Witt e Saffron – lui dalla vivace favella e lei dall’inesauribile pazienza – Masolino D’Amico riesce a raccontarci con leggerezza Richardson e a far transitare con tocco lieve nelle nostre menti Pamela e Clarissa che, in realtà, sono due mattoni di tremila pagine ciascuno!

Ha smesso di piovere nel frattempo.

Il pomeriggio volge al termine, ma col ritorno del sereno i nostri fidanzati possono fare il sospirato giro in Vespa fra le vie della città eterna ove la storia di fasti antichi aleggia nell’aria senza resa.

 

 

Classe 1975, vive a Porto Sant'Elpidio, nelle Marche. Laureata in Filosofia. Atea, liberale, appassionata di letteratura e arte.È docente educatrice presso il Convitto Nazionale "G. Leopardi" di Macerata. Ha insegnato Filosofia, Storia e Psicologia in vari licei. Membro del direttivo dell'Universita' del Tempo Libero di Porto Sant'Elpidio, dal 2010 organizza eventi culturali e convegni su tematiche di attualità.

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