Elisa e Marcela

Elisa e Marcela

Primo esempio che l’amore è amore chiunque lo provi

Elisa Sànchez Loriga e Marcela Garcia Ibeas sono la prima coppia omosessuale ad essersi sposata in chiesa in Spagna. Vedi il Governo progressista spagnolo che meraviglia, penserete. E invece no, questo matrimonio avvenne nel 1901.

Siamo in un paesino della Galizia alla fine dell’Ottocento. Elisa e Marcela si incontrano nella scuola che frequentano per diventare insegnanti e scoprono subito di essere attratte l’una dall’altra.

Elisa e Marcela
Le vere Elisa e Marcela: a sinistra Marcela Garcia Ibeas e a destra Elisa Sànchez Loriga

Separate dai genitori di Marcela, dopo tre anni il destino le fa rincontrare: sono insegnanti in due paesini vicini. La loro relazione che, giustamente per noi ma assai coraggiosamente per allora, non si preoccupano più di tanto di nascondere, mette in moto voci e cattiverie. Tanto che, dopo aver simulata una lite, Elisa sparisce e torna dopo poco travestita da Mario. Si inventa di essere un cugino mandato in Inghilterra da bambino, non battezzato e senza documenti. Il parroco del paesino lo battezza e lo (la) sposa in chiesa con Marcela.

Purtroppo per loro l’inganno dura poco. Non ci crede nessuno, nonostante Marcela rimanga incinta in un disperato tentativo di simulare la normalità del suo matrimonio. Perciò Elisa e Marcela sono costrette a scappare, prima in Portogallo e poi a Buenos Aires.

Elisa e Marcela

Su Netflix è da poco disponibile il film, della regista Isabel Coixet, tratto da questa storia, che infatti si intitola semplicemente Elisa e Marcela (vedi qui il trailer).

Presentato all’ultimo festival di Berlino, il film racconta la storia d’amore tra le due ragazze in modo molto romantico, con tutte le regole di genere, forse addirittura un po’ troppo codificate: Elisa è la parte forte, quella che prende l’iniziativa, che promette di proteggere l’amata, che si sacrifica, prima travestendosi da uomo poi prendendosi tutte la responsabilità, anche giudiziarie. Marcela, d’altro canto, vuole solo Elisa, è disposta a sacrificare tutto pur di stare con lei. Non litigano mai, non discutono mai, l’unica cosa importante sono loro due.

Non possiamo sapere se la loro relazione sia stata davvero così ma, tutto sommato, dal punto di vista del film e della narrazione, non è molto importante. Importante, secondo me e chiaramente secondo la regista, è raccontare la storia in sè, la battaglia ante litteram per vivere il proprio sentimento indipendentemente dal sesso del partner.

La cosa pazzesca è che non solo è l’unico matrimonio omosessuale ad essere stato finora celebrato in chiesa in Spagna, ma non è mai stato annullato ed è tuttora valido.
Sono appena terminati i Gay Pride in giro per il mondo, la grande partecipazione fa bene sperare che, nonostante i rigurgiti medievali di alcuni, siamo sulla buona strada.

La loro storia è ambientata in paesini rurali della Galizia di fine Ottocento, le ragazze sono di famiglia povera e anche come insegnanti non credo guadagnassero gran che. Nel film si vede sempre la tavola con pane formaggio e frutta, immagino fosse la base della loro dieta. Però più volte, e devo ammettere che me ne sfugge il simbolismo, durante gli incontri tra Elisa e Marcela è presente il polpo. Grossi, carnosi polpi appena pescati. Boh.

Il risultato è che tutti questi polpi mi hanno fatto venite in mente un piatto di cui sono golosissima, che è perfetto con queste temperature IMPOSSIBILI e che è contestualizzato, visto che stiamo parlando di Galizia: il polpo a la gallega, cioè alla galiziana.
klk

Pulpo a la gallega

1 polpo intero di circa 1 kg, già pulito
4 patate medie
Sale
Olio extravergine di oliva
Prezzemolo
Pimentòn: paprika dolce affumicata, tipica della Spagna, la trovate nei negozi di spezie o su Amazon 🙂       

Mettete in un tegame adatto a contenere il polpo un dito, non di più, di acqua. Farla scaldare, ma non bollire, e adagiarci il polpo, avendo l’accortezza di bagnare prima i tentacoli. NON aggiungete sale e NON usate molta acqua, basterà quella che caccerà il polpo.

A Napoli si dice O purpo s’adda cocere cu’ l’acqua soja, cioè il polpo deve cuocersi nella sua acqua, saggio detto da usare in vari contesti anche metaforici .. 🙂

Contemporaneamente, lessate le patate, queste sì in acqua salata. Levatele cotte ma ancora sode, pelatele e fatele raffreddare, poi tagliatele a fette, da poggiare come letto sul piatto da portata. Aggiustate il sale, fate un giro di olio e spolverate di prezzemolo, poi lasciatele in attesa del polpo.

Il quale, dopo circa 45 minuti, dovrebbe essere tenero e cotto. Scolatelo e tagliatelo a pezzetti. Mettetelo sul letto di patate, condite con olio, eventuale sale e una bella spolverata di pimentòn.

Esatto, vi ho dato la ricetta del banale polpo con le patate, per questo il pimentòn è indispensabile per far diventare il piatto GALIZIANO!

Napoletana di nascita e romana per scelta, da sempre sono innamorata della cara vecchia Inghilterra. Lavoro nella produzione cinematografica e da che ho memoria sono appassionata di cucina e passo quasi ogni momento libero spignattando e infornando a più non posso. Cinefila e profondamente gattara, vivrei in un autunno perenne con libri e tè.

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