Perché leggere i libri difficili

Perché leggere i libri difficiliIl Man Booker Prize 2018, è stato assegnato al romanzo Milkman della scrittrice irlandese Anna Burns, un romanzo a quanto pare, difficile e sperimentale in cui il narratore è una ragazza di 18 anni, senza nome, nota come “sorella di mezzo”, che viene perseguitata da un paramilitare molto più anziano di lei, il lattaio (Milkman). Ambientato a Belfast nel 1970, è “una storia di brutalità, molestie sessuali e resistenza, intrisa di un forte umorismo” ha dichiarato il presidente della giuria Kwame Anthony Appiah.

L’assegnazione del massimo premio in lingua inglese, accompagnato da un assegno di 50 mila sterline, a questo romanzo “incredibilmente originale” ha suscitato polemiche, tanto che il Guardian, in un interessante articolo, intitolato “Perché abbiamo bisogno dei libri difficili” (Why we need difficult books) si chiede se non stiamo confondendo il valore letterario con la facilità di lettura.

Il libro è stato definito “strano”, “impenetrabile”, “difficile”, “provocatorio” e “spappola-cervello”. Una delle cose che ha più irritato i critici è il fatto che i personaggi non abbiano nomi. La scrittrice ha spiegato che non è una decisione arbitraria e che con i nomi non funzionava, perciò li ha tolti.

Leggere un libro difficile, dice Kwame Anthony Appiah, è come salire sullo Snowden (il monte più alto del Galles): è una sfida ma una volta arrivati in cima la vista è magnifica. Analogamente Valerio Magrelli sostiene che leggere l’Ulisse di Joyce è come fare una spedizione in Nepal; bisogna mettere da parte soldi e avere il tempo, ma ne vale davvero la pena.

Se accettiamo volentieri che un testo sia difficile quando si tratta di un classico, non è lo stesso per la narrativa appena nata. Nel caso dei classici diventiamo umili perché c’è la loro reputazione a difenderli. Leggiamo La terra desolata, ci scervelliamo e riconosciamo che è come è perché così deve essere. Ma per la narrativa contemporanea, una simile spiegazione non ci basta.

Nella corsa al successo si perde di vista quanto ciò che è difficile possa essere affascinante e si dimentica che la facilità di consumo non è il criterio principale attraverso cui valutare il valore letterario.
D’altro canto nella sterminata produzione libraria, il problema è proprio quello di distinguere ciò che conta da ciò che è superfluo. E’ la longevità il miglior criterio per conferire autorevolezza ai libri, ecco perché i classici.

Un classico è un sopravvissuto

Un classico, sostiene Umberto Eco, è un sopravvissuto. Molti altri libri si sono estinti come dinosauri, mentre i classici sono arrivati fino a noi. Questo però non significa che bisogna leggere solo libri importanti. Non si può fare una contrapposizione classici e best seller perché i classici sono stati tutti dei best seller, sono stati i libri più letti del loro tempo (e non solo) e sono sopravvissuti proprio per questo. La Bibbia e La Divina Commedia erano best seller come I promessi sposi, del quale c’erano decine di edizioni pirata in svariate lingue.

Dunque vale la pena fare degli sforzi per i libri difficili? Solo per i classici o anche per i romanzi contemporanei? Ma quanto difficili? Per quali libri avete faticato e quali avete abbandonato?
Perché leggere i libri difficili
I promessi sposi ebbe uno straordinario successo, tanto che ne uscirono numerose edizioni pirata che fecero disperare Alessandro Manzoni

Ho posto il problema nel gruppo Leggo Letteratura Contemporanea, un gruppo Facebook di lettori forti, dunque gente che in linea di massima è incline a leggere anche libri difficili.
Allora ci sono quelli che abbandonano e quelli che a tutti i costi devono arrivare fino in fondo, anche perché “un libro complesso può aprire la mente e far scoprire nuovi orizzonti”. Poi ci sono quelli che negano proprio l’esistenza dei libri difficili e sostengono che “solo il brutto sia davvero difficile”.

Bisogna anche considerare il momento giusto per leggere un libro, e qui entrano in ballo un sacco di fattori come l’età, la particolare fase esistenziale etc. Ci sono dei momenti in cui un libro non ci apre le sue porte. Io ho provato per tre volte a leggere la Recherche, la prima delle quali a 17 anni, prima di iniziare per davvero, poco prima dei trent’anni.

I libri più difficili

Su quali siano i libri difficili c’è una grande variabilità, ma alcuni titoli ricorrono come l’Ulisse (da leggere assolutamente con le note), la Recherche (4000 pagine, più di 200 personaggi) e anche Moby Dick. Tra i contemporanei ci sono Il pendolo di Foucault di Eco,  Infinite Jest e La scopa del sistema di David Foster Wallace. In cima alla lista degli illeggibili spicca Finnegans Wake del quale anche con le note non ci si capisce niente. Così dice un lettore che lo ha interrotto, che aggiunge: “è lì come un cane rognoso e scorbutico che aspetta di essere ammansito”.

Quando chiesero a Faulkner cosa poteva dire ai lettori che si lamentavano di non averlo capito dopo aver letto il suo romanzo due, o tre volte, rispose: “Leggetelo una quarta”.

E’ vero pure che libri adorati da uno, risultano ostici per altri e che non esiste un libro che piaccia universalmente a tutti. Questo ho potuto verificarlo proprio grazie a Cronache Letterarie, dove ogni tanto si aprono dispute con opposte fazioni a proposito di un certo romanzo con argomenti spesso ugualmente convincenti (vedi quella su Il museo dell’innocenza di Pamuk).
Anche i social ci permettono di toccare con mano quanto i gusti siano soggettivi: c’è chi ama Cent’anni di solitudine e Anna Karenina e chi proprio non riesce a finirli: due romanzi che non mi era neanche venuto in mente che qualcuno potesse considerare difficili perché leggerli per me è stato un piacere.

Il problema non è dove collocare un romanzo in una scala che va da “impenetrabile” a “page turner”, anche perché i libri possono essere difficili in molti modi diversi. Il grande Gatsby ad esempio, non è affatto difficile da leggere, ma è difficile apprezzarne la complessità tematica.
Quando l’ho letto non ho avuto alcuna difficoltà, ma non riuscivo a capire il perché di tanto successo. Allora sono andata a leggermi delle cose sul romanzo e poi abbiamo fatto un gruppo di lettura. A poco a poco la mia sensazione è cambiata perché ho cominciato a vedere tante cose che mi erano sfuggite e ad apprezzarlo.

I premi

Non ci si può preoccupare se un libro che ha vinto un premio importante non vende, visto che i premi letterari servono a far notare libri che facilmente passerebbero inosservati. Se il criterio è far emergere uno scrittore bravo e misconosciuto, si può capire perché autori come Murakami o il povero Roth non abbiano alcun bisogno del Nobel: non hanno bisogno né di ulteriore fama, né tanto meno dei soldi del premio. Alla domanda come avrebbe impiegato le 50 mila sterline del Booker Prize, Anna Burns ha risposto: “Ci pagherò i debiti e ci vivrò”.

Riepilogando, da una parte ci sono i libri semplici, godibili, rilassanti, lontani dalle preoccupazioni quotidiane che magari ci trasportano in un luogo diverso; dall’altra quelli che confondono, provocano, scuotono e sfidano il lettore. Vogliamo leggere qualcosa di confortevole prima di addormentarci, ma a volte la forma o lo stile di un libro hanno bisogno di rispecchiare la complessità della vita. A volte abbiamo bisogno di provare a descrivere l’indescrivibile.

Perché leggere i libri difficiliCerto esistono anche romanzi difficili orribili, senza trama, gonfi di metafore e di elucubrazioni pseudo profonde. Piperno distingue tra quelli che ti cambiano la vita e quelli che ti fanno venire l’emicrania, pur riconoscendo che ogni libro, “persino il più esecrabile” è “meritevole di cittadinanza nel magico paese della narrativa”.
Non tutti i libri difficili comportano uno sforzo privo di piacere. I romanzi complessi possono essere e spesso sono assolutamente divertenti, a cominciare da quelli di David Foster Wallace. E i lettori hanno letto e apprezzato Milkman non perché è solenne o profondo, ma perché è divertente.

Dieci libri difficili con cui cimentarsi

Alla fine il Guardian propone una lista di dieci libri difficili che qui vi riporto:

Le onde, 1931, Viginia Woolf
La coppa d’oro, 1904, Henry James
Amatissima, 1987, Toni Morrison
Gli inconsolabili, 1995, Kazuo Ishiguro
Tristram Shandy, 1760-1767, Laurence Sterne
Ulisse, 1922, James Joyce
Una ragazza lasciata a metà, 2013, Eimear McBride
Il taccuino d’oro, 1962, Doris Lessing
Doctor Faustus, 1947, Thomas Mann
Resoconto, 2018, Rachel Cusk

Leggere Milkman al momento è impossibile, a meno di non farlo in lingua originale (il romanzo verrà però pubblicato da Keller Editore). Allora, in attesa di attaccare l’Ulisse, (prima o poi dovrò farlo…), ho iniziato dall’ultimo della lista, il più giovane, ovvero Resoconto (Outline) di Rachel Cusk. Vi farò sapere…

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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