I Biscotti di Baudelaire di Alice B.Toklas

La vita insieme a Gertrude Stein
tra ricette e ricordi della Parigi fra le due guerre

I biscotti di Baudelaire

Gertrude Stein è stata una importante scrittrice e poetessa americana, vissuta praticamente tutta la sua vita a Parigi, una mecenate del XX secolo che insieme al fratello mise su una vera e propria galleria d’arte. La sua compagna di vita, dal primo giorno in cui si conobbero nel 1907 fino alla sua morte, fu Alice Toklas, anche lei scrittrice, per quanto più in sordina rispetto a Gertrude, di cui fu però la musa ispiratrice.

Nel loro famoso appartamento di Rue de Fleurus 27 erano ospiti, tra gli altri, Hemingway, Fitgerald, Matisse, Ezra Pound. Al Metropolitan di New York, per dire, è conservato un ritratto di Gertrude Stein di Pablo Picasso, che lei seguì in tutta la sua evoluzione artistica fino al Cubismo.

Gertrude Stein e Alice Toklas

Alla morte di Gertrude, fu chiesto ad Alice di scrivere un libro di memorie e lei si schernì dicendo che al massimo avrebbe potuto scrivere un libro di cucina. Il risultato è I biscotti di Baudelaire, una perfetta miscela delle due cose.

Alice infatti, che si trasferì a Parigi per godere del fermento culturale unico nel suo genere che permeava la città in quegli anni, si trovò a godere allo stesso tempo anche dell’arte culinaria francese, visto che “Un’altra caratteristica [..] è l’aperta discussione sul cibo servito, che non viene considerata una mancanza di educazione.” Perciò ogni occasione era buona per dissertare, tra l’altro, di cibo con i suoi illustri ospiti.

E quindi nel 1954, complice un attacco di itterizia che la mise a dieta rigorosa, aiutandola nel contempo ad evocare al meglio i succulenti manicaretti della vita passata con Gertrude Stein, pubblicò questo libro che, caso rarissimo, da allora non è MAI andato fuori stampa. In Italia però è arrivato solo nel 2013, meglio tardi che mai!

I biscotti di Baudelaire è, insieme, un vero e proprio spaccato di vita sociale della buona borghesia parigina della prima metà del XX secolo e un vero e proprio libro di ricette. E’ raccontate in modo dettagliato sia il loro svolgimento che il modo in cui Alice ne venne in possesso: c’è proprio un capitolo intitolato “Ricette di amici”.

A proposito, la ricetta che dà il nome al libro è un omaggio al poeta de Les I biscotti di BaudelaireFleurs du Mal: dei dolcetti fatti impastando datteri, fichi secchi, mandorle, burro e Cannabis Sativa… li raccomanda per i giorni di pioggia, soprattutto se accompagnati da grandi tazze di tè alla menta! Ah, lo spirito bohémien!!

I Biscotti di Baudelaire è praticamente un diario di vita con il filo conduttore della cucina. Ogni capitolo è a sé stante, senza altro collegamento con gli altri che non siano le Alice, Gertrude e i loro amici. Posso infatti affermare con tranquillità che si tratta di un’antologia di racconti.

C’è quello che racconta le loro (dis)avventure negli anni con l’avvicendarsi delle domestiche; quello che descrive nel dettaglio il cibo e la cultura culinaria nelle case francesi, con l’ovvio paragone con quello americano; quello dell’esperienza della coltivazione di un orto da parte di una cittadina e le relative soddisfazioni.

“E’ un vero e proprio costume della provincia francese che nessuno parli durante la prima portata”.

Quello che mi è piaciuto più di tutti racconta della loro vita durante l’occupazione nazista. Alice e Gertrude passarono i quattro anni di guerra nella campagna francese del sud.

A una prima fase relativamente semplice, nella quale Alice e Gertrude sentivano soprattutto la mancanza di latte, burro e uova, ma nel complesso tra orto e pesce di fiume se la cavavano abbastanza bene, ne sopraggiunge una seconda più dura, con razionamenti molto più severi.

Ma lo spirito patriottico francese e il pragmatismo americano, oltre al mercato nero che arrivò quasi subito, resero gli anni di occupazione tutto sommato sopportabili.
Non chiedetemi come potesse esserci della cioccolata nella campagna francese occupata dai nazisti, ma Alice ricorda che ogni volta che riuscivano ad andare in paese facevano tappa dal pasticcere, famoso in tutta la Francia per i suoi TARTUFI AL CIOCCOLATO.

Non vi passo la ricetta del libro, che utilizza un quantitativo di burro e uova crude che ignora le fissazioni gastro-sanitarie del XXI secolo, ma quella che uso io da tantissimi anni, più semplice e a prova di principiante!

Direi che, finita Pasqua, avendo piuttosto il problema opposto al razionamento del cibo degli dei, questo è un buon modo per smaltire gli avanzi delle uova… farete un figurone con pochissimo sforzo!!

Tartufi al cioccolato
(versione contemporanea)

300 gr di cioccolato (per me fondente, ma va bene anche al latte)
150 gr di panna fresca
30 gr di burro
Cacao amaro in polvere

Sminuzzate il cioccolato in piccoli pezzi e mettetelo in una ciotola. Tagliate il burro a pezzetti e unitelo al cioccolato.
Scaldate la panna fino quasi al bollore, poi versatela sul cioccolato. Fate riposare qualche minuto, poi mescolate per sciogliere il cioccolato e il burro, fino ad avere una massa lucida e omogenea, la ganache.
Potete aromatizzare la panna con quello che volete, buccia di arancia, caffè… ogni volta avrete tartufi nuovi!
Coprite con pellicola e mettete a rassodare in frigorifero per un paio di ore.
Quando siete pronti, preparate un piatto con del cacao in polvere e un vassoio rivestito di carta forno. Se li avete, i pirottini di carta piccoli sono perfetti.

Prelevate un cucchiaino colmo di ganache e rotolatela tra le mani fino a farne una pallina. Poi rotolatela nel cacao e posatela sul vassoio, o mettetela nei pirottini. Una volta pronte rimettetele in frigo per un’oretta.
Serviteli con il caffè e prendetevi gli applausi!

Napoletana di nascita e romana per scelta, da sempre sono innamorata della cara vecchia Inghilterra. Lavoro nella produzione cinematografica e da che ho memoria sono appassionata di cucina e passo quasi ogni momento libero spignattando e infornando a più non posso. Cinefila e profondamente gattara, vivrei in un autunno perenne con libri e tè.

Lascia un commento

*