I migliori libri dell’anno 2019

Siamo arrivati alla nostra selezione dei migliori libri dell’anno per la quale ho intervistato librai, giornalisti, scrittori e viaggiatori, tutti appassionati lettori, almeno un paio compulsivi. Oltre ai romanzi, hanno scelto anche racconti e alcuni saggi interessanti. Come al solito ce n’è per tutti i gusti. Spero che siano per voi “aria fresca contro l’ammuffita palazzina dei raccontatori!”
Guido Barlozzetti, scrittore e conduttore tv

I migliori libri dell'anno 2019 per Cronache LetterarieHo riletto e consiglio di rileggere Il conformista di Moravia per due motivi. Uno, perché Moravia è stato rimosso dalla cultura letteraria di questi anni quando invece è un grande narratore da cui molti avrebbero da imparare. Due, perché Il conformista è all’origine forse del più bel film di Bertolucci, il più equilibrato. E’ una riflessione sulla storia, sul rapporto perverso e analitico che lega l’individuo alla massa e l’individuo-massa al fascismo. E a me questo sembra un tema di grande attualità.

I migliori libri dell'anno 2019 per Cronache LetterarieIl secondo libro che consiglio è Eros in agonia di un sensibile coreano che si chiama Byung-Chul Han. Perché lui fa dell’amore, dell’eros, del desiderio, il resto in via di sparizione nella nostra società tecnocratica e consumistica in cui tutto è disponibile e consumabile.
L’amore invece è il confronto imprevedibile e irriducibile con l’Altro, inteso come ciò che non siamo noi e quindi con il rischio a cui viene sottoposta l’onnipotenza che si riconosce oggi al nostro io.

Terzo Chuck Palahniuk, Il libro di Talbott; finalmente uno a cui tutto è consentito e che tutto si consente. Lingua, personaggi, situazioni, invenzioni di mondi, di tempi e di spazi. Sarà scorretto, scombinato, scomposto, eccessivo, però aria fresca contro l’ammuffita palazzina dei raccontatori.

Paolo Nicoletti Altimari, libreria Koob, Roma

E’ la prima volta che un libro di saggistica vince il Goncourt, mi riferisco a I migliori libri dell'anno 2019 per Cronache LetterarieL’ordine del giorno di Eric Vuillard. Il libro indica i due momenti in cui Hitler poteva essere facilmente fermato. Il primo è nel ’33 quando il partito Nazista è al minimo storico. Dopo l’exploit iniziale delle prime votazioni cala moltissimo. E’ in un momento critico, pieno di debiti e sull’orlo del fallimento. A quel punto chiamano i venti industriali tedeschi più potenti che gli firmano un assegno in bianco e lo salvano. I nomi di queste industrie sono Krupp, Opel, Agfa, Telefunken, Bayer, tutte quelle che poi si sono arricchite prima della guerra, durante la guerra – utilizzando gli ebrei come schiavi – e dopo. Agghiacciante!

Non è il romanzo più bello che ho letto quest’anno ma è quello che forse mi ha più coinvolto ed emozionato. La grande occasione di Martin Sparrow dello storico australiano Peter Cochrane. L’Australia si sa nasce come colonia penale.
I migliori libri dell'anno 2019 per Cronache LetterarieGli uomini che vengono sbattuti in Australia ai primi dell’Ottocento, si trovano a costruirsi una propria vita in villaggi che sono recintati e protetti dalle guardie, dove stanno malissimo.

Addirittura si ritorna a una forma di schiavitù. Le mogli vengono tenute al guinzaglio e vendute al mercato. Tra questi reietti c’erano anche ragazzini di dieci, undici anni. Il villaggio Paradise, che poi diventerà Sydney, è la colonia penale in cui ognuno ha diritto a un pezzetto di terreno anche se ha finito la pena perché tornare in Inghilterra era impossibile. Il protagonista, Martin Sparrow, è un perdente, uno sfortunato che da ragazzino ha partecipato a una piccola truffa ed è finito dall’altra parte del mondo. Romanzo storico, romanzo d’avventura, con donne pronte a tutto. Un romanzone da leggere benissimo d’estate.

Laura Venturini, libreria Koob, Roma

Partirò con un libro un po’ di nicchia, I senza memoria di Géraldine Schwarz, storia di una famiglia non eroica che approfitta delle leggi raziali per acquisire un’azienda.
I migliori libri dell'anno 2019 per Cronache LetterariePoi il nonno riceve una richiesta di risarcimento dall’ebreo, unico sopravvissuto ai campi di sterminio, che gli aveva ceduto l’attività. Parla di tutte le persone che non hanno ostacolato l’ascesa e il potere di Hitler. Di come il silenzio diventa consenso. Parla anche della denazistificazione della Germania e in questo ricorda Autunno tedesco di Stig Dagerman, giornalista svedese morto suicida, a 26 anni, che ha scritto tre inchieste su come era percepita la Germania dopo la guerra. Poi c’è Chiamerò la polizia di Irvin Yalom, psichiatra alla Stanford University. E’ la storia di un suo collega, un ebreo ungherese che si salva casualmente dall’arresto e riesce a trasferirsi in America e diventare un grande chirurgo cardiaco. C’è anche il romanzo Stella, del giornalista tedesco Takis Wurger, sulla memoria e sul ricordo, sulla riattivazione psichica della memoria. La storia d’amore di un ragazzo svizzero e di un’ebrea che occulta la sua identità. Libro sul Nazismo, sull’occultamento e sulla rinascita dell’identità che regalerò molto.  Dopo aver letto La scelta di Edith, di Edith Eva Eger, non ho dormito per due/tre giorni. E’ la storia vera di una bambina e di sua sorella deportate ad Auschwitz. Lei in seguito, dopo la guerra, si trasferisce in America e diventa una psicoanalista.

Roberto Concu, poeta e lettore molto forte

Numero uno, MariaI migliori libri dell'anno 2019 per Cronache Letterarie ZambranoPoesia e filosofia. Filosofia e poesia si riabbracciano grazie alla ragion poetica come la chiama la filosofa spagnola. Un libro che segna un vero e proprio percorso interiore in cui la poesia si fa vita e pensiero critico, non solo emozione.
Numero due, Annette Hess, L’interprete. La Germania inizia a fare i conti col recente passato nazista. E lo fa attraverso una giovane tedesca, traduttrice dal polacco che viene coinvolta nel primo processo contro i responsabili nazisti di Auschwitz. Ciò che scoprirà della propria famiglia e della propria patria susciterà interrogativi etici dirompenti. Perché chi sapeva non ha fatto nulla per opporsi alla Shoa?
Numero tre, Bernard Schlink, Il Lettore. Germania, fine anni ’50. Un adolescente viene guidato nel passaggio all’età adulta da una donna passionale e enigmatica. La donna scompare improvvisamente coi suoi segreti inconfessabili. Altrettanto improvvisamente riapparirà, e gli orrori dei campi di concentramento irromperanno nella vita pubblica e privata dell’adolescente ormai uomo. Scrittura elegante, raffinata, uno sguardo inedito sulla Shoa. La società tedesca inizia a fare i conti con la Storia.

Marzia Flamini, redattrice Cronache Letterarie, storica dell’arte

Uno dei grandi pregi della letteratura di genere è di prestarsi a disegnare potenti allegorie del presente dietro un velo di trame avvincenti o poeticamente rarefatte. Rachel Ingalls realizza con Mrs. Caliban una lettura piacevole che mescola il genere romance con quello fantasy. L’incontro fra un’annoiata casalinga americana e una creatura marina molto simile al protagonista de La forma dell’acqua passa quindi, con uno stile semplice ed efficace, dall’essere un incontro fra solitudini ad una critica alle ipocrisie della società e superficialità delle convenzioni. Una lettura rapida e fresca, perfetta per seguire sulla spiaggia le orme della protagonista che vi cammina avanti e indietro, per ore e ore.
Per chi progetta un’estate per musei invece, vale la pena leggere Le disobbedienti di Elisabetta Rasy, che ripercorrendo le vite di grandi artiste, alcune note altre meno, disegna dei ritratti intimi e appassionati e degli schizzi storici affascinanti. Impossibile non lasciarsi travolgere dalla vitalità di Suzanne Valadon, o non farsi commuovere dalla breve vita di Charlotte Salomon, scoprendo il filo che le accomuna: un’indomabile combinazione di talento e carattere. 

Riccardo Bruni, scrittore

Inizio da un libro che è uscito qualche anno fa ed era rimasto impilato in attesa, insieme a tanti altri (sì, sono affetto dalla micidiale sindrome da acquisto di libri compulsivo). Si tratta di Open, l’autobiografia di Andre Agassi, alla cui stesura ha contribuito in modo determinante il giornalista John Joseph “J.R.” Moehringer. Era da un pezzo che ne avevo sentito parlare, e in effetti è una lettura che mi ha preso. Non è necessario essere patiti di tennis (io non lo sono, lo seguo a volte, ma tutto lì) per apprezzarlo. Si parla di sfide, di cosa voglia dire perderle e rialzarsi (leggi qui la nostra recensione).
Il secondo libro lo ha scritto Vanessa Roghi e si intitola Piccola città. È una storia che si svolge in buona parte a Grosseto, la Kansas City di Luciano Bianciardi, e ricostruisce, storicizzandolo, l’avvento dell’eroina tra gli anni Settanta e Ottanta, nel tessuto sociale della provincia e, per estensione, nel Paese.
Il terzo libro che vorrei citare, tra quelli letti nell’ultimo anno, è Dentro la sera di Giuseppe Pontiggia. È la trascrizione di una serie di riflessioni sullo scrivere che Pontiggia tenne su Radio Rai (nell’edizione che ho comprato c’è anche il cd con le registrazioni). Ci sono diverse cose da imparare in quelle pagine, soprattutto per chi ha avuto quest’idea bizzarra di fare della scrittura il proprio mestiere.

Gae Liberati, redattrice Cronache Letterarie, viaggiatrice, grande lettrice

Non potendo tornare su Zweig, di cui ho letto e riletto anche la lista della spesa, ma volendo comunque approfondire certi valori – europeismo, umanesimo, pacifismo – troppo spesso irrisi negli ultimi tempi, ho chiesto lumi alla sua biografa, Dominique Bona, che ha scritto un testo, Stefan Zweig (per ora non tradotto in italiano) forse un filo agiografico, ma ben fatto soprattutto nell’inquadrare il grande saggista e romanziere nella cornice storica entro cui si è mosso e che ha pesantemente influenzato tutta la sua produzione letteraria.E’ stato molto piacevole scoprire l’origine di una pièce che avevo visto una quindicina d´anni fa e che mi aveva lasciata fra il perplesso e l’incuriosito, Il vangelo secondo Pilato, di Éric-Emmanuel Schmitt: un modo come un altro per ripensare due figure chiave del cristianesimo quali sono stati Giuda e Ponzio Pilato.
Infine consiglio a tutti coloro che amano saltare di fiore in fiore, anzi, di bosco in bosco, specie se i boschi in questione si chiamano Boulogne e Vincennes, il saggio Souvenirs di Alberto Savinio, appena pubblicato da Adelphi. Ne esce una Parigi che definirei indescrivibile, se non l’avesse descritta quel genio multiforme che è stato Savinio, a mio avviso un autore che – proprio come Zweig – non sarà mai conosciuto abbastanza.

Roberto Tiraboschi, scrittore e sceneggiatore

L’arminuta di Donatella Di Pietrantonio perché lei è una che ha una voce sua, con una bella storia, mai banale. Non è solo una questione stilistica, ma anche di sintassi, di metafore. C’è una voce e un modo di raccontare personale dell’autrice e questo lo senti subito (leggi qui la nostra recensione).
Patria di Fernando Aramburo. Un romanzo molto lungo in cui si passa dalla terza alla prima persona, dal passato remoto al presente. La voce cambia continuamente, l’autore non usa metafore, o troppi aggettivi. Devi entrare nel mondo basco e all’inizio si fa fatica, ma è un altro libro che ti colpisce subito.
Murakami lo leggo sempre e ha sempre una voce personale, anche ne L’assassinio del commendatore. Lui ti tira dentro nel racconto per cui accetti le cose più improbabili ed è sempre interessante. Poi c’è Nabokov con Lezioni di letteratura: non è un romanzo ma lo leggi come un romanzo. Dovrebbero leggerlo tanti che fanno recensioni perché si impara come si fa una critica. Io lo studio, lo sottolineo, perché mi fa scoprire autori che conosco benissimo e quello che dice è evidente, ma non lo avevo mai notato. Bellissimo!

Marilena Votta, speaker radiofonica e scrittrice

Sono Marilena e sono 24 ore che non compro un libro. Sono tossica. Quest’anno ne ho letti 123. Difficile dire i migliori. La raccolta di racconti di Alexandra Kleeman, Intuizioni. Solitudini urbane di giovani donne, scritte benissimo, con un elemento di surreale. L’ultimo racconto è molto commovente, racconta di una ragazza che si è lasciata, a cui stanno scomparendo le cose. A un certo punto le scompare il gatto e poi scompare anche il ragazzo con cui si è lasciata.

Disturbi di luminosità di Ilaria Palomba è un libro quasi autobiografico. Una storia dolorosa, a tratti delirante, che inizia con uno stupro e prosegue con l’immersione nella droga e in rapporti amorosi e sessuali sbagliati. Una voce in sottofondo è l’oracolo, una voce cattiva che la richiama su tutti gli errori che fa.

Nero ananas
di Valerio Aiolli è la storia drammatica d’Italia dalla strage di piazza Fontana, nel ’69, fino al 1973. Inoltre c’è la storia privata di un bambino detto Calimero. La sorella scompare il giorno della strage e lui resta in attesa del suo ritorno. La famiglia si sfalda con questa perdita. E’ scritto benissimo. C’è il tentativo di dare umanità a cose disumane. I terroristi neri nella loro follia e crudeltà sono comunque esseri umani. Lui non vuole trovare innocenti o colpevoli, ma indagare perché gli esseri umani fanno certe azioni. Sono Marilena e sono 24 ore e 10 minuiti che non compro un libro.

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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