“Il sussurro del mondo” di R.Powers. Per capire gli alberi

Mentre i capi di governo si azzuffano e si lanciano minacce dalle spiagge, l’Amazzonia brucia. La Siberia brucia. I ghiacciai si sciolgono. Il clima sta cambiando ad una velocità che non avremmo voluto registrare.
La foresta amazzonica in fiamme
La foresta amazzonica in fiamme

Le notizie che riguardano gli allarmi ambientali faticano a far capolino tra le numerose news di pensamenti e ripensamenti storici. Eppure c’è chi parla addirittura di estinzione della specie. Certo non domani. E noi da molto tempo facciamo gran fatica a guardare oltre il domani. Ma se continuiamo così…

In questo scenario di tristezza ecologica e di stampo a tratti apocalittico, Richard Powers prova a sollevare la sua voce dal coro. Senza però annoiarci con dati e previsioni. Ma trasformando questi dati e queste previsioni in un romanzo corale. E lo fa con una proprietà di linguaggio, una liricità ed una lucidità tali, un montaggio così ben riuscito, che non possiamo ignorarlo. Anzi. Non dobbiamo proprio. Scrive Powers:

“Le migliori argomentazioni del mondo non faranno cambiare idea alle persone. L’unica cosa in grado di farlo è una bella storia”.

Questo è un pensiero comune ed ormai universalmente riconosciuto, ma non tutti sono in grado di raccontare una bella storia. Richard Powers, vincitore del premio Pulitzer 2019 con Il sussurro del mondo, ci riesce grazie ad un artificio molto interessante. Quello di rendere protagonisti della sua grande storia – il titolo originale del romanzo è The Overstory – degli esseri viventi normalmente privi di voce: gli alberi. Sono loro, abitanti del Pianeta da millenni prima di noi, conoscitori, quindi, di innumerevoli segreti che non abbiamo avuto ancora il tempo di scoprire, a guidare le linee narrative dell’intero romanzo. E lo fanno grazie alla voce di una serie di personaggi che al loro spirito si mostrano sensibili.

Richard Powers
Richard Powers

Scienziati, attivisti, gamedesigners, avvocati, uomini della porta accanto. Uomini e donne dalle vite molto diverse, ma uniti dal desiderio, talvolta volontario, talvolta no, di mettersi al servizio di una causa più grande. Come più grande della nostra breve, brevissima vita è l’esistenza dell’ambiente che ci ospita. Che, succeda quel che succeda, tanto alla fine ci sopravviverà.

Diversamente da David Thoreau, che all’influenza dell’ambiente sul nostro spirito e sulla nostra identità ha dedicato Walden, la più famosa delle sue opere, Powers ci mostra analiticamente una verità ineluttabile. Le piante sono esseri comunitari, comunicano fra di loro per preservare la loro sopravvivenza e si sono adattate alla presenza degli animali – noi compresi – imparando a rendersi utili. Noi possiamo ascoltarle o no. Possiamo rispettarle o no. Ma se le ignoriamo, abbiamo solo da perdere.

E non solo perché esse rappresentano una buona parte del polmone che permette all’intero Pianeta di respirare, ma perché, grazie a loro, che conosciamo ancora così poco, la nostra stessa guarigione dalle malattie più diverse che ci colpiscono ogni giorno, potrebbe essere garantita.

Ciò che brucia in Amazzonia è ancora per gran parte inesplorato. Intere specie vegetali che potrebbero salvarci da chissà quali mali vanno perdute prima ancora di essere catalogate. Non solo un peccato. Un vero delitto.

Patricia, Nicholas, Neeloy, Douglas, Mimi, ecc., crescono tra le luci e le ombre di fitti misteri. Talvolta alti e possenti, altre volte facili da scavalcare. Proprio come gli alberi a cui si dedicano. E ci insegnano il valore del Racconto finale. Quello che va al di là di eroi ed antieroi, aiutanti ed oppositori. 

“Essere umani significa confondere una storia soddisfacente con un’altra ricca di signifiicati, e scambiare la vita per qualcosa di enorme con due gambe. No: la vita è impegnata su una scala ben più vasta, e il mondo sta fallendo perché nessun romanzo riesce a far apparire la contesa per la guida del mondo avvincente quanto le lotte tra poche persone perdute”.

Ho divorato il libro in pochi giorni. E lo rifarei.

E a voi che non lo avete ancora letto dico: perché perdere l’occasione di leggere una bella storia se può salvarci da pessime news?

 

Lascia un commento

*