C’era una volta a… Hollywood. Un Tarantino nostalgico che diverte

E’ uscito in Italia il 18 settembre il nono e penultimo film di Tarantino C’era una volta a… Hollywood. Al cinema tante risate e qualche applauso qua e là.

Quando esce un nuovo film di Tarantino, lo si va a vedere. Non importa se e quanto possano averti deluso alcune produzioni precedenti, quanto tu possa essere convinto che ne valga veramente la pena ogni volta che acquisti un suo biglietto. Lo si va a vedere e basta.

C’era una volta a… Hollywood è un film fortemente voluto dal regista, ma dalla gestazione difficile. Soffre infatti di ritardi causati dal coinvolgimento di Tarantino nella morsa del #metoo, di difficoltà nell’ottenimento di finanziamenti, ma dopo 5 anni di tira e molla, finalmente esce.
E’ il nono film del regista, ed è il penultimo perché ha più volte dichiarato che fermerà la sua produzione a 10 film, prima di ritirarsi definitivamente dalle scene. E si tratta, come aveva tante volte anticipato, di un omaggio al cinema che ama. Alla sua Los Angeles, luogo in cui ha vissuto dall’età di 7 anni; alla sua Hollywood, la cui evoluzione ha scandito la propria crescita, ma anche all’Italia ed ai suoi B-movies, alla sua idea di cinema che ha addirittura il potere di cambiare la Storia.

Lo aveva già fatto con Bastardi senza gloria e Django Unchained, che offrivano un’alternativa alla Storia, dando fuoco ai gerarchi nazisti e facendo fuori i bianchi schiavisti dell’America alla vigilia della Guerra Civile. E in C’era una volta a… Hollywood ripete la formula, prendendosela stavolta con la Manson Family che rappresentò di sicuro uno dei fenomeni che maggiormente segnò la Hollywood di quegli anni. In modo terribile. Una curiosità, ad interpretare Charles Manson nel film (sebbene non abbia un ruolo determinante) è Damon Herriman, lo stesso attore che, per la sua somiglianza, ha interpretato Charles Manson anche in Mindhunter 2.

 Tarantino: C'era una volta a... Hollywood.. Tarantino nostalgico che diverte
C’era una volta a… Hollywood. Un omaggio al cinema di genere

Pieno zeppo di citazioni dirette ed indirette, il film di Tarantino è una grande macchina meta-cinematografica, i cui ingranaggi non si muovono forse sempre perfettamente – alcuni episodi sono ridondanti, alcuni dialoghi inutili – ma alla fine si lascia guardare. Due ore e quaranta minuti che trascorrono senza fatica, con un finale che diverte per quanto è surreale. Il cast non delude – e come potrebbe? La colonna sonora neanche. Ultimo film interpretato da Luke Perry, morto a marzo di quest’anno, Tarantino non risparmia una piccola parte anche alla sua musa – Uma Thurman, sebbene indirettamente, facendo recitare la figlia Maya Hawke (avevamo parlato di lei anche qui.)

Un gran cerimoniale, insomma, nostalgico, ma tutto sommato molto godibile.

Andate a vederlo.

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