L’uomo che guardava passare i treni

di George Simenon
9 Ottobre 2019
Guarda l’intervista e scopri di più sul romanzo e l’autore.
Potrai anche leggere subito il primo capitolo con un click sul tasto rosso qui sotto. Per acquistarlo trovi il link qui a destra.
Se hai voglia lascia il tuo commento in fondo alla pagina.
Per concordare una videointervista anche sul tuo romanzo puoi contattarci a primocapitolo@cronacheletterarie.com. Il servizio è a pagamento.

In un giorno impossibile del 1965, Willa di otto anni riceve una scatola misteriosa che contiene un barattolo d’acqua e le istruzioni: “Un oceano: seminare in giardino”. Lei lo fa e in qualche modo crea uno straordinario varco temporale che le permette di incontrare le Willa del futuro.

Un giorno impossibile del 1990, Willa ha trentatré anni, è madre di Eli e Seb, moglie di Sam, quando la sé della sua infanzia le appare magicamente in giardino, sotto l’albero di mango. Ma lei è anche una donna perseguitata dai ricordi del suo passato ed è sull’orlo di una decisione che avrà tragiche ripercussioni.

Un giorno impossibile del 2050, Willa è una novantatreenne dai capelli d’argento, che adora gli stivali di gomma e la cui memoria sta rapidamente svanendo. Eppure sa che c’è qualcosa che deve ricordare, un avvertimento che deve dare alle Willa più giovani riguardo un terribile evento del 1990. Se solo si ricordasse qual è. Riusciranno le tre Willa a incontrarsi per guarire il loro passato e salvare il loro futuro, prima che tutto si ripeta?

Capitolo Uno

 

2050
Willa Waters, 93 anni

Sghimbescio. Una parola per cui ho deciso di sviluppare una ve­ra passione durante la vecchiaia. Ho un taccuino nuovo che si intitola Cose di Cui Sono Sicura, che mi è stato spedito qualche giorno fa. La parola del giorno era scritta all’interno della copertina: (a) Sghimbescio (aggettivo): storto, sghembo.

Mentre arranchiamo giù per la Main Street di Boonah, con il cloppi­ti-cloppiti dei miei vecchi stivali di gomma alle caviglie, la badante mi restituisce il taccuino. «La tua vita va a scatafascio, Willa. Io sono quella che prova a tenerti in carreggiata!» Alza gli occhi al cielo. Il freddo in­vernale le fa diventare il naso rosso come il colore dei miei stivali e le sue parole sono nuvolette gelate mentre mi dice che “dovrei questo” e “dovrei quello”. Dovrei indossare scarpe adeguate per fare spese in città. Dovrei smettere di comprare altre cose. Chi è che l’ha nominata Sceriffo del Dovrei?

Tra l’altro, oggi sono in città per spedire due scatole molto importanti. Il biglietto incollato sopra dice così: DUE SCATOLE MOLTO IMPOR­TANTI, esattamente in questo modo, in strepitanti lettere maiuscole. Un pacco è indirizzato al 14 Seagrove Way, Boonah, 1965. La stessa casa in cui sono cresciuta e dove vivo ora. L’altro pacco dice 21 Graves Place, Brisbane North, 1990. Non sono sicura di chi viva là. Non sembra un posto piacevole, vero? (Graves in inglese significa tombe N.d.T.)

Pensare alle scatole mi fa tremare e sentire un po’ di nausea, così so di aver bisogno di nuovi stivali di gomma per tenermi attaccata al suolo. Se devo andare in missione all’ufficio postale mi serviranno piedi marini. La badante mi stringe il gomito mentre camminiamo lungo la strada. Le vecchie signore non hanno bisogno che gli si tenga stretto il gomito. Cosa credono, che ce la daremo a gambe con il deambulatore che sba­tacchia nel vento dietro di noi?

«Per la miseria, Willa, non è un’impresa coraggiosa. Stiamo riportando dei pacchi all’ufficio postale. Non ti servono dei nuovi stivali.»

«Santi numi! Che bisogno c’è di tirare in ballo la miseria, cara? Compra­re degli stivali non è mica una tragedia.»

La mia casa appartiene agli stivali di gomma: stivali da pioggia, galo­che, eskimesi, trombini, stivaletti, gambali. Diamine, hanno dei nomi così variegati. Sono gli amici che fanno le cose al posto mio, come mar­ciare coraggiosi attraverso la città quando in realtà sto trascinando i piedi. Nascondono i miei alluci artritici e rendono forti e sicure le mie caviglie, un reticolo di vene. Che straordinaria invenzione sono questi stivali di gomma.

La mia badante è… Com’è-Che-Si-Chiama. Come è che si chiama? Mi ricorda un gatto, sta sempre a soffiare e ad agitare la coda. Gatto. Gat­ti. Katie. Ecco il suo nome! Le chiedo se ho già un paio di stivali che hanno camminato sulla luna. Dice di no, e le spiego che è una buona cosa, perché gli stivali lunari devo ancora comprarli. Insomma, dico co­se come queste solo per iniziare una conversazione. Beh, io le chiamo conversazioni. Katie le chiama “interiezioni di follia”. Pazienza, dico io. Possiamo fermarci al bar per un teuccio?

Novantatré anni è quell’età che ha un potenziale infinito di scioccare e irritare la gente. Sono fantasticamente vecchia, abbastanza per indos­sare il rosso con il viola, i pois con le righe. Per dire qualsiasi cosa mi svolazzi per la testa e fingere di non avere la più vaga idea del perché la gente sbuffi e sospiri. Per aver bisogno di scarpe adeguate e invece comprarmi degli stivali di gomma gialli.

Mentre aspettiamo al bancone da Lublands, Katie mi chiede perché devo fare una cosa così insensata. Mi sono quasi dimenticata quale sia la cosa insensata che sto facendo. Mi guardo in giro, come faccio a volte per ricordarmi dove sono. Ah sì, gli stivali.

Le scarpe mi osservano dagli scaffali. Lublands è l’ultimo grande magazzino del suo genere che c’è nel paese, un po’ come me, rimasto piùo meno com’era quando Boonah è stata fondata. Le assi sconnesse del pavimento sorreggono file e file di scaffali stracolmi di jeans e cappelli di feltro. In estate, i ventilatori sul soffitto combattono una fiera battaglia contro le mosche e l’umidità, ma quando fa freddo il negozio è pieno che è un piacere. Giacche impermeabili Driza-Bone e camicie da lavoro R.M. Williams si ammassano in ogni angolo come comari di paese. C’è uno strano miscuglio di rotoli di tessuto e pelli di vacchetta. Pile di faz­zoletti ripiegati, bordati all’uncinetto, stanno vicino a calzettoni da uo­mo e tazze da tè. Se non lo vende Lublands, allora non si può comprare.

Un commesso, con la camicia abbottonata che gli strangola il collo os­suto, registra gli acquisti su un cimelio di cassa che richiede ancora di battere sui tasti.

«Fa parte anche questa dell’armamentario “Vecchia drogheria”?» lo canzona Katie.

Senza i miei occhiali da lettura la targhetta del commesso è tutta sfoca­ta. Immagino sia Levi o Jackson. Troppo giovane per essere un Bill o un Ronald. È Levi. Decido che è Levi.

«Tu lo sai perché voglio gli stivali, vero, Levi?» Mi appoggio pesante­mente al deambulatore.

Sembra valutare questo nuovo nome che gli ho appioppato. Un sorriso gli balena negli occhi, sicuro di sé ma amichevole, nonostante questa mezza matta che ha davanti.

Con espressione pressoché impassibile, informo entrambi che mi ser­vono gli stivali di gomma perché mi piace ammirarli ai miei piedi men­tre faccio jogging sotto la pioggia. Katie è dritta in piedi di fianco a me e si aggiusta il tesserino dell’uniforme.
Per capriccio, dico che prenderò anche le scarpe col tacco pitonate. Katie emette una mezza parola che suona tipo “acc”. La sua faccia sfu­ma verso il rosso e le sopracciglia si uniscono. Favoloso. Missione com­piuta.

Levi ride e mi allunga la mano perché possa stringergliela, cosa che fac­cio con vigore perché, accidenti, ci dovrebbe essere più gente come lui. Dico a Katie di mettermi gli stivali lunari gialli prima di uscire. «Intendi gli stivali di gomma?» chiede.
«Sì, quelli. E non metterla giù tanto dura se puoi, cara. Infilare degli sti­vali ai piedi di una vecchia signora non è proprio un gesto da Medaglia al Valore.»

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.

Leggi il Primo Capitolo attualmente in vetrina. Di seguito trovi tutte le informazioni sul libro che stai per leggere e sull’autore.
Sei invitato a darci la tua opinione. Ti piace? Non ti piace? Cosa non ti convince? Cosa ti sembra eccellente?
Qui sotto i dettagli del libro. Poi potrai leggerlo e commentarlo.

George Simenon

L’uomo che guardava passare i treni

Pagine 200

Adelphi

Quarta di copertina

Prova della quarta

Primo Capitolo

Ogni volta un nuovo autore e un nuovo libro

Bret Easton Ellis

George Simenon

Parigi e data

George Simenon

L’uomo che guardava passare i treni

Adelphi

Pagine 200

Quarta di copertina

Prova della quarta

SERVIZI EDITORIALI