Perché chiudono le librerie?

Intervista di Tiziana Zita a Paolo Nicoletti Altimari
della libreria Koob di Roma
In Italia, dal 2010 al 2015, hanno chiuso 288 librerie e probabilmente altrettante avranno chiuso dal 2015 ad oggi. Ne sono sparite alcune storiche come la libreria Croce o Fanucci, Fandango Incontri e Bibli, solo per parlare di Roma. Muoiono le librerie indipendenti e vivono le grandi catene. Ma quanto è colpa di Amazon e quanto della distribuzione?

Il problema non può essere il digitale, visto che il mercato dell’ebook ha avuto una battuta d’arresto e si è assestato al 10 per cento del mercato. C’è però un’indubbia crescita delle vendite online: un quarto dei libri, il 25 per cento, vengono acquistati su internet. Questo è un dato ricavato perché Amazon non rivela i dati sulle vendite online e in realtà si stima che sia anche più del 25 per cento. Ciò significa che si comprano online, non solo gli ebook, ma anche i libri di carta.

La libreria Koob. Foto di Tiziana Zita
La libreria Koob a Roma

Ho posto il problema a Paolo Nicoletti Altimari, della libreria Koob di Roma, un libraio esperto che conosce bene i fattori in gioco nella filiera editoriale.

Insomma, Paolo, perché chiudono le librerie? Chi è il vero responsabile della chiusura?
Io penso che per quanto riguarda le librerie c’è un dato oggettivo ed è il fatto che sono calati i lettori. Questa è la prima causa. E sono calati anche in maniera molto, ma molto importante. Possiamo ragionare di distribuzione, mercato online, digitale e così via, ma alla fine il punto è che un mercato già piccolo come quello italiano, si è molto ridotto.
Facciamo l’esempio di Iperborea che ha una proliferazione di autori straordinaria. Nei paesi scandinavi leggono il doppio che in Italia. Questo è dovuto a svariate ragioni storiche, tra le quali forse c’è il Luteranesimo e la necessità di leggere la Bibbia, di conseguenza c’è una maggiore alfabetizzazione. Oppure ha a che vedere semplicemente con la loro ricchezza. Fatto sta che noi abbiamo conosciuto il nostro massimo storico di lettori nel 2014, quando la percentuale di quelli che hanno letto almeno un libro l’anno è stata del 41,5 per cento. Mentre, quello stesso anno la loro percentuale era del 91 per cento. I lettori forti, quelli che leggono almeno un libro al mese, che da noi sono il 10 per cento, da loro sono il 40 per cento. Quindi c’è una differenza abissale.

Ai nostri numeri già piccoli si è aggiunta una crisi economica e culturale fortissima, oltre alla questione della distribuzione. Nel 2015, abbiamo fatto un gran parlare di Mondadori che si comprava Rizzoli, di antitrust, ma nessuno si è preoccupato della distribuzione Messagerie che gestisce una fetta di mercato enorme.
Mondadori, Einaudi e Rizzoli hanno la loro distribuzione, tutto il resto è distribuito da questo gruppo Feltrinelli-Messaggerie. Messaggerie è il gruppo Gems, quindi Longanesi, Guanda, Neri Pozza, Garzanti e molti altri (vedi qui). È la famiglia Mauri Spagnol che gestisce tutto quanto, unita a Feltrinelli. Poi c’è la distribuzione della Mondadori e una piccolissima parte di distribuzioni indipendenti, tra cui ALI (Agenzia Libraria International) e poche altre piccolissime.

Solo in Italia la distribuzione è proprietà di editori.
In tutto il resto del mondo la distribuzione è indipendente.

Chi ha voluto sottrarsi al monopolio di Messaggerie, come la casa editrice E/O, è passato ad ALI ma ha dovuto scontare una differenza di capillarità di distribuzione enorme. E/O ha la forza per farlo perché è l’editore de L’amica geniale. Per quale ragione un editore deve sottrarsi a un monopolio di questo tipo? Perché Messaggerie, con la sua posizione dominante, impone i contratti che vuole agli editori.

Perché chiudono le librerie. Foto di Tiziana Zita Quanto pesa la distribuzione nel prezzo del libro?
Il 60 per cento del prezzo di copertina va alla distribuzione. È una follia. In Germania varia tra il 40 e il 50 per cento. Così viene messa in questione la libertà editoriale. Fino a quattro, cinque anni fa, gli editori, soprattutto piccoli e medi, venivano da noi librai e ci portavano le loro proposte che noi sceglievamo. Di fatto facevano un’indagine di mercato e poi decidevano quante copie stampare. Adesso vanno dagli unici quattro buyer sul mercato, ovvero dal responsabile degli acquisti di Amazon, di Messaggerie, della catena Feltrinelli e della catena Mondadori. Quelli gli dicono: “No, secondo me questo libro non vende niente, quindi io non te lo prendo”. L’editore a quel punto può rischiare lo stesso, ma quanto può permettersi di rischiare? Quindi non è più l’editore che decide cosa pubblicare, ma sono loro, i buyer della distribuzione. Praticamente l’editore è sotto ricatto.

Qual è l’impatto sui librai di questo monopolio della distribuzione?
Noi dobbiamo accettare le condizioni contrattuali che loro impongono, che sono proibitive. Sono sempre peggiori. Dal 2009 per noi librai è uno sforzo immenso. A Roma abbiamo un’alternativa, abbiamo un grossista indipendente che però sottostà, esattamente come noi, alle condizioni dettate dai grandi distributori. Per questo noi librai indipendenti romani stiamo cercando di avere più forza contrattuale e adesso abbiamo anche creato una rete di 40 librerie indipendenti con cui cercheremo di superare questi aspetti legati alla distribuzione.

Queste 40 librerie sono solo romane?
Sì, per ora sono solo romane. Però c’è una rete analoga a Milano e c’è una rete a Torino.

Perché chiudono le librerie. Foto di Tiziana Zita Le novità in libreria, nel 1980, erano 13 mila, nel 2017 sono diventate 72 mila.
E nel 2018, 76 mila. Il punto è che noi non riusciamo a gestire questa quantità enorme di novità che ci propongono. In questo modo per noi librai piccoli e medi è molto difficile acquistare titoli di catalogo, che hanno tempi di vendita più lunghi ma che sono imprescindibili e che bisognerebbe avere in libreria. E questo perché siamo finanziariamente impegnati sulle novità spinte dagli editori. L’usa e getta prevale sulla qualità.

Ciò significa che dopo due mesi i libri scompaiono dagli scaffali?
Veramente la mortalità è ancora più alta. Anche meno di due mesi.

E comunque è impossibile avere tutti i titoli?
Impossibile. Ed è anche impossibile avere i titoli che desideri veramente.

La qualità di un libro non si può valutarla in un arco di tempo tanto breve. Così c’è anche il rischio che vi scappi qualcosa di buono, confuso tra una quantità di libri che non valgono niente?
Sì, certo e comunque la media della qualità si è abbassata enormemente. L’editore fa meno il suo mestiere perché ha tagliato tutti i costi. Non ci sono più le redazioni o sono ridotte all’osso. Le traduzioni sono poco curate perché i traduttori sono malpagati. Pensa solo alla copertina, se ne fai dieci alla settimana, potrai curarle come se ne facessi una? È per questo che un gruppo di editori, soprattutto piccoli e medi, hanno scelto di darsi un tetto e pubblicare al massimo una dozzina di titoli l’anno, non più di uno al mese. Ovviamente per la grande editoria questo sarebbe impensabile, ma un equilibrio va trovato.
Come dicevo, con più titoli e meno vendite si genera necessariamente una bolla che prima o poi scoppierà. Quanti sono i volumi invenduti che finiscono al macero dopo una vita cortissima? Si tratta di milioni di libri. Si può puntare su un simile gioco a perdere, visto che si vendono sempre meno libri?

La celebre libreria RIzzoli a New York ha chiuso nel 2014 e ha riaperto un anno dopo in un’altra sede

Il fatto che ora ci sia il mercato digitale, per cui un libro è eterno, non crea una contraddizione?
Amazon ha un magazzino, ma tiene solo alcuni libri, altri li deve tenere l’editore. Adesso gli editori sono tutti esaltati perché Amazon – malgrado applichi dei consistenti sconti – paga puntuale, cosa che noi librai facciamo sempre più fatica a fare. Quindi gli editori da una parte dicono: Amazon bisogna combatterlo. Dall’altra gli danno i libri.

Perché il lettore preferisce acquistare su Amazon?
Noi abbiamo un margine troppo basso per poter praticare sconti come quelli di Amazon. Ma non è solo il prezzo, c’è anche il fatto che loro il libro te lo portano mentre stai comodamente a casa. In Germania hanno messo il tetto di sconto al 5 per cento e in questo sono molto più seri di noi. In Francia per aggirare il tetto del 5 per cento Amazon ha cercato di offrire la spedizione gratuita, ma il Governo ha bloccato anche quella. In Germania invece lo sconto non esiste e questo risale a fine Ottocento in seguito a una stretta di mano tra editori e librai. In Italia gli sconti non hanno portato a un aumento dei lettori, ma a un aumento del prezzo di copertina. Tutti questi sconti noi li paghiamo. Davvero si può credere che un editore stabilisca un prezzo e il giorno dopo il libro lo venda al 15 per cento in meno? È ovvio che non può essere così. I prezzi di copertina sono diventati molto alti per compensare la politica degli sconti.

Perché chiudono le librerie. Foto di Tiziana Zita
Piccola libreria in Normandia

Perché Amazon non lo arginiamo come fanno Germania e Francia?
Ci vuole una legge. In questi anni abbiamo proposto continuamente delle leggi, ma non siamo riusciti ad averle perché evidentemente i nostri grandi gruppi hanno un potere enorme.

Qual è la percentuale del prezzo di copertina che va all’editore?
La fetta media che va all’editore è intorno al 7 per cento.

Mi pare troppo poco.
Sì, è pochissimo.

Voi come libreria indipendente siete molto attivi, organizzate corsi, presentazioni, avete uno spazio per bambini, fate incontri con scrittori e proposte di libri. Siete un vero salotto letteraio con clienti/lettori affezionati eppure tutto questo non basta. Perché?
Perché la percentuale che ricaviamo dal libro è troppo bassa rispetto ai costi di un’attività commerciale. E il numero dei lettori è troppo scarso.

Presentazione presso la libreria Koob

Quant’è la vostra percentuale?
A seconda dei contratti, tra il 27 e il 30 per cento del prezzo di copertina. Abbiamo da sempre tentato di far capire alle istituzioni che non possiamo essere paragonati a qualunque altro tipo di attività commerciale. La nostra è diversa perché ha margini più bassi e in teoria dovremmo fare cultura.

Dunque il problema è che i grandi editori sono proprietari anche della distribuzione e sono proprietari anche delle catene?
Sì e siamo l’unico paese al mondo in cui c’è questa filiera diretta.

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

  1. Naturalmente non c’e’ da compiangere gli editori – ossia i quattro grandi gruppi di cui si parla nell’intervista – perche’, essendo costoro anche proprietari delle ditte di distribuzione, il 7 % che, come editori, incassano sul prezzo di copertina dei libri viene anche integrato dal 60 % che incassano per distribuire il medesimo libro. In tutto fa il 67 %. Questo 60 % della distribuzione, insomma, danneggia solo noi lettori e gli editori medio-piccoli. Per venire ad altro, credo che lo Stato Italiano dovrebbe fare spot televisivi sulle reti RAI puntando sulle famiglie come nuclei di base di lettura da incentivare. E’ li’ che vanno stimolati gli italiani: bisogna invogliare i genitori a comprare libri. E soprattutto a LEGGERLI come abitudine giornaliera, normale.

    1. Infatti, questo è difficile da capire, sono gli stessi grandi editori ad essere proprietari della distribuzione e sono anche proprietari delle catene, ovvero delle librerie. E’ evidente che in questo modo favoriscano solo se stessi mentre gli altri diventano dei concorrenti.
      Oltre agli spot, credo che servano delle regole e bisogna anche far funzionare quelle che ci sono già . Io comincerei da lì. Di sicuro va fatto un piano per sviluppare la lettura nel nostro paese, considerando che vendere un pollo e vendere un libro sono due cose diverse. Vendere un pollo è semplice e non c’è bisogno di incentivi – lo compri perché hai fame – viceversa per i libri servono gli incentivi… perché puoi non sapere di averne bisogno.

  2. All’inizio furono gli editori che non capirono a cosa andavano incontro ed invece di fare fronte comune con i librai,imposero le loro condizioni,grazie anche al sig. Amato,una delle disgrazie d’Italia. Nello stesso tempo arrivò internet a limitare il campo. Enciclopedie, vocabolari, abbonamenti alle riviste scientifiche. Il bis subito dagli amanuensi. Mettiamoci pure le fotocopie, considerate non un furto quali sono, ma un fatto “sociale” ,perchè rappresentano un “aiuto alle famiglie” ,strafottendosene dei diritti d’autore e di quei fessi di librai che la tratta debbono comunque pagarla, ammesso e non concesso che non avessero già pagato in contanti. Che poi il pollo la spunti sul libro siamo tutti d’accordo. Se non vi basta posso anche continuare, ma preferisco fermarmi qui, sia per motivi di voltastomaco che per non prendermela con chi, nel 1939 aprì la libreria che sono stato costretto a chiudere, ma che comunque ringrazio per avermi iniziato al mestiere più del mondo. Nostalgie, ma smettetela di inferirmi coltellate.

    1. Mi dispiace molto Antonino.. non vogliamo inferire coltellate ma cercare di capire e far capire, perché questo potrebbe anche servire a rimediare. Mi rendo perfettamente conto però, che per chi ha già chiuso, tutto ciò possa provocare tanta amarezza..

  3. Da quel che vedo, i lettori sono sempre meno. Di solito chi entra in libreria, almeno nelle librerie indipendenti o nei bookstore Mondadori (gli spazi che mi accolgono per firmacopie o presentazioni) cerca libri per bambini (sotto i dieci anni) o libri per la scuola. Molti librai sono supportati da gruppi di lettura, corsi o iniziative culturali di vario genere. La clientela in gran parte è di età avanzata, per cui non mi sembra di scorgere un radioso futuro all’orizzonte.

Lascia un commento

*