Un bellissimo film dal Vietnam. “Song Lang” scritto e diretto da Leon Le

Leon Le regista di Song Lang. Foto di Tiziana Zita
Il regista Leon Le alla presentazione del suo film “Song Lang” a Roma
Seppure circoscritto in rare sale cinematografiche all’interno di rassegne speciali, come Asiatica Film Festival, è finalmente arrivato anche in Italia il pluripremiato film vietnamita Song Lang, scritto e diretto da Leon Le, un ispirato regista al suo debutto nel lungometraggio. Ambientato a Saigon alla fine degli anni ’80, Song Lang racconta la storia di una compagnia d’opera vietnamita itinerante che, per sopravvivere e continuare a proporre la nobile arte del melodramma musicale, si indebita fino al collo con uno strozzino locale.

Il racconto si sviluppa attorno ai due giovani interpreti principali, Dung e Linh Phung. Il primo, soprannominato “fulmine”, è l’esecutore incaricato a incassare i crediti per conto dei Boss, usando se necessario, pesanti minacce e violenza.
Linh Phung, invece, è un ragazzo mite e ingenuo, ed è la star della compagnia teatrale. La sua voce è permeata dalle vibrazioni del Cải Lương, una sorta di opera popolare tradizionale vietnamita.

Song Lang" scritto e diretto da Leon LeIl nome di questa arte musicale significa letteralmente “Opera in rinnovamento”, quindi aperta per definizione all’innovazione e al mutamento. È un genere in cui si fondono la musica, la poesia e la danza, con composizioni caratterizzate da melodie raffinate ed eleganti, simili a quelle dell’Opera cinese. Nella Cải Lương, tragedia e commedia coesistono, come coesistono la molteplicità delle espressioni artistiche, tant’è che in una singola pièce possono andare in scena brani musicali, acrobatici, momenti parlati, cantati e mimati.

Quando il gangster Dung si presenta agli incauti teatranti e minaccia di dare fuoco ai loro costumi se la troupe non pagherà i debiti, Linh Phung, che era all’oscuro del prestito, coraggiosamente si intromette e si impegna lui stesso a restituire i soldi entro breve tempo. L’incontro tra le due personalità opposte del gangster e dell’artista, darà vita a un legame che sarà il filo conduttore del film. Proprio come in un’opera Cải Lương, come le epopee melodrammatiche rappresentate, la trama prosegue concentrandosi anche sulle piccole sfumature dei sentimenti.

Song Lang" scritto e diretto da Leon LeNei flashback veniamo a sapere che anche il padre del gangster Dung era un musicista di Cải Lương e che sua madre ne era una rinomata interprete. Scopriamo che da ragazzo lui è cresciuto in un teatro, respirando l’atmosfera esaltante del backstage e ammirando da dietro le quinte i sontuosi spettacoli messi in atto dai suoi genitori. Amava tantissimo la musica di suo padre, i costumi stravaganti e il trucco elaborato della madre. Quei momenti felici della sua infanzia saranno stroncati dalla fuga della madre e, poco dopo, dalla morte del padre: Dung resterà abbandonato a sé stesso.

Seppur nell’adempimento dei suoi spregiudicati “doveri” di esattore per conto degli strozzini, il fatto di rivedere l’arte dei suoi genitori, di rivivere la nostalgia di un’infanzia perduta e di incontrare Linh Phung, benevolo e indulgente, che di quella stessa arte è un sublime interprete, provocherà un terremoto nella sua coscienza e lo porterà a cercare un riscatto morale affezionandosi proprio a Linh Phung. In ogni caso, la conoscenza reciproca porterà entrambi a un cambiamento e a una crescita.

Cải Lương, l’opera che si rinnova

Song Lang è il tributo nostalgico del regista vietnamita Leon Le – di professione abituale ballerino e cantante a Broadway – alla sua infanzia a Saigon prima di essere trapiantato in California, a tredici anni. Quando se ne andò nel 1992, prese con sé le sue preziose cassette di Cải Lương perché, come ha dichiarato in un’intervista: “Sapevo che negli Stati Uniti sarei stato in grado di ottenere tutto quel che volevo, ma non le impareggiabili emozioni di quelle bellissime melodie”.

A livello visivo Leon Le ha svolto un lavoro davvero sorprendente. Splendida la fotografia, sontuose le scenografie e ogni fotogramma è meravigliosamente composto da una ricca tavolozza di colori sfumati che donano all’intera proiezione un’atmosfera vintage. La Saigon del distretto di Chợ Lớn ricorda molto il fascino della Hong Kong degli anni ’60, quella raccontata e romanticizzata da un altro regista geniale e alternativo: il cinese Wong Kar-wai.

Song Lang (vedi qui sopra il trailer) è stato girato appunto a Chợ Lớn, un’area di Saigon che conserva ancora una forte connotazione tradizionale, la produzione è riuscita a sfruttare al meglio le gemme locali come il Tempio Taoista di Thiên Hậu, con le sue bobine di incenso a spirale, e l’atmosfera surreale del teatro di Phương Nam.

Song Lang Gli elaborati costumi sono volutamente in contrasto con le ambientazioni più umili dei locali e delle case, ed è interessante la contrapposizione dei testi romantici ed epici dei melodrammi, dove vengono glorificate le virtù e le imprese eroiche dei personaggi, con la propaganda del governo trasmessa dagli altoparlanti pubblici presenti in ogni angolo.

Come sfondo a tutto questo, la bellezza unica della Saigon degli anni ’80, ribattezzata Ho Chi Minh City, con gli scorci iconici di quell’epoca, tra cui i vecchi dormitori, i banchi dei pegni, i carretti di pasta di riso, i negozi di sartoria.

Il lavoro di Leon Le ha il chiaro obiettivo di proporre al pubblico moderno il Cải Lương, una forma d’arte che, dopo la popolarità di mezzo secolo fa, sembrava destinata a sparire nell’oblio. Oggi in Vietnam ci sono solo tre teatri che rappresentano questa opera tradizionale. E il regista può effettivamente vantarsi di essere riuscito a ricreare sul grande schermo le coreografie e l’energia emotiva tipica dei melodrammi della storia popolare vietnamita. E’ un mondo pregno di simbologie e allegorie, di gestualità interpretativa e connotazioni acustiche che forse possono sembrare strane alle nostre orecchie occidentali ma che possono trasportarci in un mondo fiabesco di poesia visiva, a tratti esaltante e a tratti rarefatto.

In poche parole, Song Lang è un film meraviglioso in cui perdersi.

Piemontese di nascita e, malgrado le raccomandazioni di chi mi diceva “Gira pure il mondo ma non uscire mai dall’Italia”, dal 1995 residente in Vietnam, confine ultimo dell’intangibile logica orientale, dove ho avviato alcuni ristoranti italiani, consuete zattere di sopravvivenza per italici in cerca di fortuna o in fuga da se stessi.

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