La ragazza del Kyushu di Matsumoto Seicho

Pubblicato in Giappone nel 1961, il romanzo La ragazza del Kyushu va oltre la classica definizione di giallo o noir. Lo scrittore Matsumoto Seicho tiene i lettori col fiato sospeso mentre i personaggi indagano su un “caso fantasma” dagli sviluppi impensabili, ma regala anche un’accurata rappresentazione della società di quel tempo, in bilico tra il rigore della tradizione e le seduzioni della modernità.

Kyushu è l’isola più meridionale tra le quattro principali che costituiscono l’arcipelago giapponese. Ha praticamente la Corea del Sud di fronte. Oggi, stando a Google Maps, per andare dal Kyushu a Tokyo occorrono oltre 15 ore di strada o, in alternativa, quasi 2 di aereo.

La trama

Non sappiamo quanto sia durato, invece, il viaggio in treno che in una primavera imprecisata tra la fine degli anni ’50 e l’inizio dei ’60, porta la ventenne Kiriko da Kyushu a Tokio. La giovane va all’illusoria ricerca di un avvocato penalista capace di difendere il fratello Masao, già condannato in primo grado alla pena capitale per l’omicidio di un’anziana donna durante una rapina. Kiriko, a forza di leggere articoli giornalistici sui processi in tribunale, si è convinta che solo l’avvocato Otsuka, principe del foro di Tokyo, possa salvare Masao.

Matsumoto SeichoSuperando molte difficoltà, Kiriko riesce a raggiungere l’avvocato che, però, si rivela una grande delusione. Sebbene il caso non lo lasci del tutto indifferente, Otsuka non ha nessuna intenzione di prendere in carico un cliente che non può pagare la sua onerosa parcella. Il legale non cambia idea neppure dopo aver letto gli articoli del giornalista Abe – incontrato casualmente da Kiriko per strada – che istillano non pochi dubbi sulla giustizia della condanna di Masao. Passano alcuni mesi. Il processo d’appello non si conclude perché Masao muore in carcere, apparentemente per cause naturali. Cala il silenzio sulla vicenda… Oppure no?

Otsuka ha un’amante di cui è perdutamente innamorato, Michiko, che possiede un ristorante. Il giornalista Abe ritrova Kiriko, che era scomparsa dopo l’ultimo colloquio con l’avvocato. Adesso lavora come intrattenitrice in un bar di lusso, sotto falso nome. Tra i due esercizi, il ristorante e il bar, si intrecciano una serie di storie piuttosto losche: una miscela decisamente esplosiva, destinata a deflagrare. Gli sviluppi successivi finiranno per riallacciarsi alla vicenda iniziale in modo che non è esasgerato definire terrificante.

Oltre il giallo e il noir

Pubblicato da Adelphi, La ragazza del Kyushu è una storia che si può considerare un giallo psicologico o un noir a fosche tinte. In realtà è uno di quei romanzi cui i compartimenti stagni delle categorie stanno proprio stretti. Sicuramente la sua vicenda – basata innanzitutto su due principi validi non solo nella buona narrativa, ma anche nella vita di tutti i giorni, ossia che si raccoglie ciò che si semina e che la vendetta è un piatto da servire freddo – può benissimo interessare anche a chi non ama i gialli e i noir, ma apprezza tutte le possibilità di scrutare i luoghi più reconditi del cuore umano. Ed è anche una buona occasione per immergersi nel clima del Giappone durante il periodo del baby boom e del massimo sviluppo economico. Una società sempre in bilico tra il rigore della tradizione e le seduzioni della modernità, in cui appare ogni tanto un formalismo inspiegabile al lettore occidentale, generalmente dotato di una diversa sensibilità.

L’autore

Uno dei modi più fastidiosi di presentare un nuovo autore è quello di paragonarlo a uno precedente, come fosse un clone. Sono confronti spesso superficiali, abborracciati da qualcuno che non ha letto né l’uno né l’altro, ma è rimasto suggestionato, magari, dal numero di copie vendute. Ruth Rendell, per esempio, si è sempre schierata contro l’appellativo di “nuova Agatha Christie” che le era stato affibbiato.

Matsumoto SeichoSeicho Matsumoto (o Matsumoto Seicho, come scrivono i giapponesi) arrivò in Italia nel 1971 con La morte è in orario, del 1957, considerato uno dei suoi migliori romanzi. Quando l’autore venne presentato in Occidente, subito fu etichettato come il “Simenon giapponese”. Il paragone però in questo caso è abbastanza azzeccato. C’è sicuramente qualche similitudine a livello stilistico, ma dovremmo leggere molti più romanzi prima di decidere se esista davvero un “tocco alla Matsumoto”, analogo a quello “alla Simenon”. La caratterizzazione dei personaggi, poi, procede quasi nella stessa maniera.
I due autori sono pressoché contemporanei: Simenon è vissuto dal 1903 al 1989, Matsumoto dal 1909 al 1992. Lasciati gli studi precocemente, entrambi provengono dal giornalismo (Matsumoto, giunto più tardi al successo, è stato anche tipografo) e sono stati entrambi autori molto prolifici. L’opera omnia di Matsumoto comprende oltre 300 romanzi, Simenon ha superato i 400. A volte ci si può imbattere in strane convergenze tra persone vissute in mondi diversi e soprattutto distanti.

Gli altri romanzi

In Italiano, a tutt’oggi, si possono leggere altri tre romanzi di Matsumoto Seicho oltre a La ragazza del Kyushu. Uno è lo stesso che uscì nel 1971, riproposto in una nuova edizione da Adelphi con il titolo Tokyo Express. Uscito nel Giallo Mondadori nel 1989, Come sabbia tra le dita (1961), venne ristampato negli Oscar nel 2018. Invece Il palazzo dei matrimoni (1988), del quale è disponibile solo l’edizione Giallo Mondadori del 1998, è quasi introvabile se non tra bancarelle e siti dell’usato.

Classe 1964, insegnante di liceo, autore di un piccolo successo editoriale (Il giardino sommerso, Lettere Animate, 2017) e di altre opere di narrativa, collaboratore di Cronache Letterarie e di Vanilla Magazine; amo i misteri e i gialli, sia quelli veri sia quelli inventati, con preferenza per quelli dimenticati e soprattutto quelli introvabili: vedi la mia rubrica su Cronache Letterarie.

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