Sapori e saperi, quando a saziarci sono “Parole da mangiare”

Da Parole da mangiare di Rubem Alves a Amore e odio di Irenäus Eibl-Eibesfeldt, in letteratura ci imbattiamo sempre più spesso nel binomio cibo e conoscenza. Cucino dunque sono, si legge sulla copertina del libro di Alessandro Marini, Lo Chef Filosofo. Lampante il richiamo al Cogito ergo sum di Cartesio. Soprattutto per gli chef stellati, oggigiorno, preparare un piatto equivale ad esprimere la propria visione del mondo. Ma il rapporto tra uomo, cibo e società ha una storia molto lunga e può ancora avere degli sviluppi imprevedibili.

Offrireste spontaneamente del cibo che avete preparato con cura a una persona che detestate? Mangiare è una delle funzioni primarie dell’uomo. Mangiare è bisogno, ma anche piacere. L’etologo Eibl-Eibesfeldt, nel libro Amore e odio, qualifica la condivisione del cibo come “pulsione sociativa”, una di quelle che fondano la convivenza civile. Secondo Immanuel Kant: 

“Il gusto ha il privilegio di promuovere la comunanza del godimento”.

parole da mangiareAttraverso l’assunzione del cibo sviluppiamo il primo contatto col mondo esterno dopo esser venuti al mondo. Con il cibo o il bere ci capita di combattere perfino i vuoti delle nostre angosce, ricucendo ferite esistenziali, stabilendo contatti col prossimo:

“Prendiamo un caffè insieme?”

“Ci vediamo per un aperitivo?”

“Andiamo a mangiarci una pizza?”

Scegliere di mangiare a tavola con una persona piuttosto che con un’altra, in un certo qual modo ci qualifica. Racconta qualcosa di noi. Così come cucinare una materia prima seguendo una ricetta anziché un’altra, ritenere un alimento piacevole o disgustoso, accompagnarlo con un vino appropriato. Sono tutte cose che ci descrivono. Quando regaliamo un preciso libro proprio a quella persona esprimiamo anche il nostro carattere. Lo stesso accade quando raccontiamo la stessa storia con toni particolari e differenti a seconda dell’interlocutore.

Apriamo bocca per mangiare, ma anche per parlare, per sorridere, per urlare. In ogni caso per creare un contatto, una relazione con l’altro. Per la Chiesa, non a caso, la gola è un peccato capitale!

parole da mangiareLa comunità monastica di Bose, la cui regola è stata approvata nel 1973, è una comunità interreligiosa formata da monache e monaci provenienti da differenti chiese cristiane. Oltre ai cattolici, ci sono anche protestanti e ortodossi. Ha fra gli obiettivi principali quello di promuovere un intenso dialogo ecumenico tra le diverse chiese e forme di cristianesimo. La loro regola si basa su una vita di preghiera e lavoro: ognuno si guadagna da vivere curando l’orto e il frutteto, costruendo manufatti in ceramica e in legno. Fonte di sostentamento è anche la pubblicazione di libri per le Edizioni Quiqajon. La casa editrice nel 1998 ha pubblicato anche un libro dalle tematiche fortemente attuali: Parole da mangiare di Rubem Alves.

L’autore, teologo protestante, scrive in Parole da mangiare che la realtà umana è fatta di fame e la fame non è altro che “ricerca del desiderio che la soddisferà”. Posso aver fame di cibo, ma anche di parole, di compagnia. Necessitiamo di tanti nutrimenti diversi. Da qui l’analogia, tutt’altro che inopportuna, fra il cuoco ed il filosofo: in fondo fanno la stessa cosa. Il primo cucina alimenti, il secondo cucina parole e concetti. Entrambi cercano ricette per dare forma al desiderio, al sogno, per trasformare le loro idee in qualcosa di tangibile, di commestibile. Sia il cuoco che il filosofo, ciascuno a modo proprio, scoprono, conoscono, assaggiano.

Ciò che mangiamo e come mangiamo, ciò che sappiamo e come lo sappiamo, ci definiscono tanto in relazione a noi stessi che in relazione alla società. Non è un caso che, nella nostra lingua, i termini sapore e sapere muovano dalla stessa radice semantica latina sàpere. Addirittura esistono lingue dove il piacere sessuale viene indicato con termini che richiamano l’atto del mangiare. Anche in italiano usiamo modi di dire come “ti mangerei di baci”.

parole da mangiareInoltre, condividiamo il cibo con le persone che ci piacciono. Il cibo è dono, è offerta, cura ed anche il sapere lo è: quando insegno ai miei studenti ciò che conosco, offro le mie competenze, come si offrono dei pasticcini. Chi ne ha voglia, può servirsi!

In una divertente verifica  orale cui sottoposi alcuni allievi, anni fa, vennero fuori interessanti parallelismi: la teoria della personalità  di Sigmund Freud fu paragonata ad un bignè: l’involucro era l’Io, il ripieno di crema l’Es, lo zucchero a velo sopra il Super-Io. Le verità nietzschiane, invece, venivano a galla “come le bollicine nello spumante”.

Mangiare è un gran piacere, filosofare pure. Che non siano abbastanza i cuochi nelle aule scolastiche e che siano troppo pochi i filosofi ai fornelli?

Classe 1975, vivo a Porto Sant'Elpidio, nelle Marche. Laureata in Filosofia. Atea, liberale, appassionata di letteratura e arte, sono docente educatrice presso il Convitto Nazionale "G. Leopardi" di Macerata. Ho insegnato Filosofia, Storia e Psicologia in vari licei. Membro del direttivo dell'Universita' del Tempo Libero di Porto Sant'Elpidio, organizzo eventi culturali e convegni su temi di attualità.

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