Chi era Rasputin? Miropol’skij con lui racconta un secolo di storia russa

“La storia dei vinti la scrivono i vincitori”.
Winston Churchill

Nel romanzo L’ultimo inverno di Rasputin, pubblicato da Fazi Editore nel 2019 e finalista al premio Nacional’nyj Best Seller, si sentono gli echi della grande letteratura russa. Il suo autore, Dmitrij Miropol’skijè nato a Leningrado nel 1964. È un uomo eclettico: pubblicitario, autore teatrale, sceneggiatore, critico musicale e, naturalmente, scrittore.
Il ritrovamento del cadavere

Mentre nelle altre capitali europee aveva già fatto il suo ingresso il 1917, a Pietrogrado, in Russia, dove si seguiva il calendario di Giulio Cesare, era ancora il dicembre del 1916. Quello fu un inverno così gelido da irrigidire gli arti, rendendone quasi impossibile il movimento. Durante uno di quei giorni spietatamente freddi, il capitano Perebejnos e le sue guardie ritrovarono il cadavere di un uomo congelato. Era annegato. Vestito di nero e insudiciato di sangue, aveva al polso un massiccio bracciale d’oro sul quale troneggiava una fibbia col monogramma imperiale. Quell’uomo era il “diavolo santo”: Grigorij Rasputin.

Chi era Rasputin?

È col ritrovamento del cadavere che si apre il viaggio a ritroso nella vita e nel passato di questo strano personaggio. Rasputin è a metà fra il santone guaritore e il manipolatore subdolo e malvagio che tanto influì sulle decisioni politiche e gli eventi storici della Russia degli ultimi Zar. Rasputin era un siberiano enigmatico, inquietante e misterioso. Eppure in pochi anni diventò il favorito della famiglia imperiale, in particolare della zarina Alexandra.

La sua figura fa da raccordo a tutte le altre che, a turno, si affacciano nel romanzo. Rasputin vittima di una cospirazione controversa che ne decretò l’uccisione; Rasputin che ispirava riverenza e terrore al tempo stesso e che aveva una profonda e contorta relazione – la cui natura ancora oggi nessuno ha compreso fino in fondo – con la zarina Alexandra Federovna. Un contadino siberiano rozzo e strano che giunse alla corte imperiale nel 1905 ed esercitò un potere senza precedenti su uno degli imperi più potenti del mondo. Com’è potuto accadere?

Guardate intorno, quanta menzogna c’è”
Grigorij Rasputin

Gli ultimi zar
Rasputin
La rivoluzione del febbraio 1917 a Pietrogrado

Mentre la Russia veniva contesa da rivoluzionari del calibro di Lenin, Trotsky e Kerenskij, la sua incosciente sopita e pigra aristocrazia lasciò entrare nella propria cerchia elettiva un uomo come Rasputin. Egli si disse capace di guarire l’emofilia da cui era affetto il piccolo zarevic Alessio, il principe ereditario.

Definito dai suoi detrattori il “monaco pazzo”, Rasputin fu accusato di avere una tresca con l’instabile ed emotiva zarina Alexandra, anche in virtù degli strani precetti religiosi da lui professati. In aperto contrasto con l’ortodossia ufficiale, sembra che Rasputin sia stato un membro della setta Chlysty. I riti del gruppo, che prevedevano un legame equivoco tra fisicità e religiosità, sfociavano in pratiche promiscue e orgiastiche.

Solo quando si era già insinuato in ogni aspetto della vita degli imperatori, gli aristocratici decisero di fermarlo. Ma la morte di Rasputin non modificò le convinzioni di Nicola II e dell’imperatrice, decisi a difendere a qualunque costo il potere assoluto. Eppure la storia aveva già fatto il suo corso e quello stesso potere assoluto si concentrò nelle mani di Lenin: il nuovo Zar si chiamava partito bolscevico.

Il romanzo

RASPUTINCoprendo un arco temporale che va dal 1912 al 2008, L’ultimo inverno di Rasputin è il primo romanzo di Miropol’skij a essere pubblicato in Italia. Suddiviso in tre parti, affronta il periodo immediatamente precedente alla Prima Guerra Mondiale, poi il conflitto. Infine compie un salto avanti nella storia con un approfondimento di tutte le personalità incontrate. Il registro linguistico è abbastanza snello, eppure sufficientemente evocativo, teso a restituire il tratto umano ai personaggi storici raccontati.

Con sapienti ricami di parole, l’autore connette in un’unica narrazione il mondo politico e quello culturale, entrambi in fermento durante la Grande Guerra. La corrente futurista, dalla quale emerge lo straordinario poeta Majakovski, si staglia su tutte le avanguardie artistiche. Un racconto eccezionalmente curato e accattivante. La storia si muove a tratti fra le bettole piene di sporcizia nei vicoli malfamati di Pietrogrado, a tratti nei saloni marmorei, sfarzosi e sfavillanti dei palazzi reali.

Fra  congiure  e cospirazioni, tradimenti e segreti, L’ultimo inverno di Rasputin ci consente di vivere l’ascesa e la caduta di una delle dinastie più affascinanti e sfortunate che la storia europea ricordi: quella di Nicola II Romanov che, insieme a moglie e figli, verrà massacrato dai rivoluzionari. Miropol’skij ce ne mostra il lato più umano e intimo in un racconto appassionante lungo 778 pagine, a metà fra ricostruzione storica e spy story.

Classe 1975, vivo a Porto Sant'Elpidio, nelle Marche. Laureata in Filosofia. Atea, liberale, appassionata di letteratura e arte, sono docente educatrice presso il Convitto Nazionale "G. Leopardi" di Macerata. Ho insegnato Filosofia, Storia e Psicologia in vari licei. Membro del direttivo dell'Universita' del Tempo Libero di Porto Sant'Elpidio, organizzo eventi culturali e convegni su temi di attualità.

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