“Abisso” e altre profezie del Coronavirus. Una teoria della Cina

Profezie del CoronavirusPotremmo iniziare con questa frase dalla sensitiva Sylvia Browne tratta dal suo libro Profezie (Mondadori), pubblicato nel 2008:

“Intorno al 2020 diventerà prassi indossare in pubblico mascherine chirurgiche e guanti di gomma a causa di una epidemia di una grave malattia simile alla polmonite, che attaccherà sia i polmoni sia i canali bronchiali e che sarà refrattaria a ogni tipo di cura. Tale patologia sarà particolarmente sconcertante perché, dopo aver provocato un inverno di panico assoluto, quasi in maniera più sconcertante della malattia stessa improvvisamente svanirà con la stessa velocità con cui è arrivata, tornerà all’attacco nuovamente dopo dieci anni, e poi scomparirà completamente”.

E proseguire con un passo del prolifico autore americano Dean Koontz, tratto dal suo romanzo Abisso, (titolo originale The Eyes of Darkness), uscito nel 1981 e solo recentemente tradotto in italiano da Fanucci:

Abisso e altre Profezie del Covid-19
Wuhan, Cina

“È l’arma biologica cinese più importante e pericolosa del decennio. La chiamano ‘Wuhan-400’ perché è stata sviluppata nei loro laboratori vicino alla città di Wuhan […]  Un’arma perfetta che colpisce solo gli esseri umani, nessun altro essere vivente ne subirà le conseguenze, e verrà usata un giorno contro il pianeta intero”.

Come appare subito evidente, queste due pubblicazioni sembra abbiano previsto con largo anticipo il dramma che il mondo sta vivendo proprio in queste settimane. Il flagello del Coronavirus, esploso in tutta la sua gravità proprio nella città cinese di Wuhan!

Abisso e altre Profezie del Covid-19Erroneamente, molti attribuiscono le due frasi allo stesso libro, cioè al romanzo di Koontz, e proprio per questo sono nate intorno all’opera molte teorie della cospirazione che lo considerano un libro profetico oppure, ancora più in là, anticipatore di oscure trame complottistiche di poteri più o meno occulti.

Probabilmente non è niente di tutto ciò. Sta di fatto che Sylvia Browne ha azzeccato in modo sconcertante la previsione dell’inenarrabile pandemia che ha colpito l’umanità. Auspicando che ne azzecchi pure la sua improvvisa scomparsa, va però anche detto che in passato molte altre sue profezie sono state clamorosamente smentite dalla realtà. E Abisso, che negli ultimi mesi ha avuto uno straordinario successo, vendendo – a detta dell’editore Fanucci – oltre 450 milioni di copie nel mondo, è in realtà un romanzo horror-thriller che potrà piacere molto agli appassionati del genere.

Io sono sempre stato insofferente alle teorie dei complotti e il fatto di essere residente in Asia da 25 anni mi ha aiutato a stare lontano da questo tipo di farneticazioni che trovano poco spazio qui, essendo più adatte alla vivida speculazione mentale occidentale. I popoli dell’Oriente estremo sono poco soggetti alle digressioni concettuali necessarie per teorizzare un complotto. Sono più pragmatici, non per niente qui si dice che il cinese non ha sogni, ma progetti.
Stavolta però sento che da queste parti, a due passi dalla Cina, sta montando uno strano sentimento di rivincita epocale, una percezione del grande appuntamento con la Storia con la ‘S’ maiuscola. Sì, perché quel che si sta vivendo non è cronaca, ma è la Storia, dove nulla sarà più come prima.

Perché qui è forte la sensazione che gli equilibri mondiali si stiano spostando in modo definitivo?

Profezie del CoronavirusDobbiamo tornare indietro di alcuni anni, a poco prima dell’elezione di Xi Jinping a presidente della Cina, successivamente auto-elettosi “Nuovo Imperatore” con poteri quasi assoluti. Allora, nel 2011, il Comitato centrale comunista cinese, nel documento di programmazione futura passato inosservato in Occidente, dichiarò in modo esplicito che:

“Nel dopoguerra il mondo ha pensato americano, nel nuovo secolo sarà costretto a pensare cinese. Si tratta di convincere l’umanità che ‘la Cina è un successo’ e che ‘gli Usa sono un fallimento’, che la nuova cultura delle potenze in crescita è più attraente della vecchia civiltà europea delle nazioni in recessione”.

Noi non abbiamo mai veramente compreso il progetto economico e sociale della Cina, che è innanzitutto un progetto di espansione globale e che utilizza, se necessario, una strategia alquanto subdola: insinuarsi pian piano nelle maglie delle economie e delle società occidentali, sfruttando ogni loro minima debolezza. Questo mentre persuade la comunità internazionale del primato della cultura cinese, adeguatamente sostenuta dal dominio economico. E non ci siamo resi conto dell’accelerazione che la Cina ha dato nell’ultimo decennio alle sue ambiziose brame di tornare quello che era e che è sempre stata fino a non molto tempo fa: un impero!

La nostra lettura della storia contemporanea soffre di una mancanza di prospettiva: a furia di seguire gli eventi minuto per minuto, perdiamo il senso dell’evoluzione su periodi lunghi. In Occidente siamo propensi a credere che la Storia, sempre quella con la ‘S’ maiuscola, si sia fermata e sia rimasta pura materia scolastica, con poche attinenze alla società attuale. Ma, credetemi, c’è una parte di mondo che ha una gran fame di riscrivere la Storia e di rivoluzionarne la prospettiva.

Mentre l’Occidente ogni dieci anni subisce una crisi in grado di mettere al tappeto interi Paesi, la Cina non ha mai avuto una vera crisi economica. Nel 2008 ha in un certo senso anche salvato il mondo dal tracollo finanziario, acquisendo parte del debito pubblico di alcune nazioni chiave, Stati Uniti inclusi, e invece di raccogliere gratitudine ha visto rafforzarsi in Occidente una diffusa ostilità e crescenti interferenze da parte di forze esterne e interne non gradite: vedi anche le furiose e prolungate proteste avvenute a Hong Kong lo scorso anno. Ciò l’ha portata a dover scendere a patti con gli Stati Uniti per la questione dei dazi e a dover accettare un rallentamento del Pil nazionale, cosa che avrebbe potuto dare una forte spinta alla destabilizzazione interna.

L’imperatore Qin Shi Huangdi unificò la Cina e costruì la Grande Muraglia Cinese a partire dal 215 A.C.

I quadri di partito hanno iniziato a rendersi conto, per la prima volta, che il mondo esterno era in grado di cambiare la Cina: quindi prima che questo avvenga, la Cina deve semplicemente “cambiare il mondo”. È una svolta epocale: cinesizzare l’Occidente prima che questo occidentalizzi la Cina!

Così, più di cinquant’anni dopo la Rivoluzione culturale di Mao, la Nuova Cina si è lanciata nell’ invasione culturale, finanziaria e logistica del pianeta e… cosa c’è di meglio di una crisi pandemica mondiale per dimostrare al mondo intero che loro sono stati i primi, e finora gli unici, a contenere l’apocalisse microbiologica e ad uscirne quasi indenni mentre il resto del mondo poco allineato ad essa ne uscirà devastato?

Cosa vuoi insinuare, che è stata la Cina a tramare e spreguidicatamente organizzare il tutto, auto infliggendosi il Coronavirus per prima, ma sapendo già come controllarlo?
Sì!
Anzi, no!

Una colossale prova generale?

Certo è che la pandemia Covid-19 è una colossale prova generale.  Perché il mondo guarda a Pechino per capire come risolvere questo devastante problema. La Cina, potenzialmente l’untore del pianeta, è diventata la soluzione del problema, riuscendo a trasformare una “colpa” in una cavalcata trionfale.

“Sì, zia, è il drone che ti parla”

Cosa è meglio di una crisi pandemica mondiale per dimostrare al mondo intero la loro supremazia logistico-organizzativa? Quanto abbiamo ammirato, prima di venirne coinvolti noi stessi, l’efficienza cinese nel costruire un ospedale di mille posti in dieci giorni, di isolare completatmente città con decine di milioni di abitanti?
Siamo rimasti tutti a bocca aperta guardando un drone che scende dal cielo e dice ad un’anziana donna: “Ehi tu, non stai indossando la mascherina. Torna a casa!” come fosse un film di fantascienza, mentre invece era tutto vero (vedi qui il video). Ci hanno impressionati con lo spettacolo della loro efficienza e la strabiliante capacità di tenere tutto sotto controllo.

Certo è che se la parte più ricca del pianeta dovesse trovarsi economicamente, socialmente e politicamente in ginocchio, quale grande opportunità potrebbe essere per chi invece, dopo la pandemia, si ritrova ancora stabile, con riserve di valuta enormi e con la chiarissima visione di un brillante futuro al quale potranno prendere parte tutti i paesi che lo vorranno?

Immaginiamoci un sud dell’Europa (Italia? Spagna?), dove già covano sentimenti anti-europeisti, e una parte del Medio Oriente (Iran?), schiacciati dell’epocale pandemia. Allora, un po’ per disperazione e un po’ perché appare come un allettante salvagente al quale aggrapparsi, potranno abbracciare il più ambizioso progetto della storia dell’umanità, quella forma di “Commonwealth” di stampo cinese che è la Nuova Via della Seta!  (leggi qui il nostro articolo).

L’Africa è poco importante in questo contesto, anche perché già appartiene all’influenza geopolitica cinese. Con un Occidente devastato e da ricostruire, e con il leader di quell’Occidente, gli Stati Uniti d’America, altrettanto devastati dalla peggior crisi sanitaria e finianziaria dell’ultimo secolo, quanto allettante può essere affidarsi a qualcuno pronto a finanziare, a condizioni vantaggiose, la ricostruzione? È vero, magari tra le righe di quegli accordi vi possono essere inconsci fili di vassallaggio, ma cosa importa il sottile mondo dell’inconscio quando non hai altra scelta?

Vassalli sì, e felici di esserlo, grati perché ci è stata data un’oppurtunità di redenzione economica. Conquistare territori e consensi senza sparare un solo colpo. Questo è geniale, è diabolico! Tutto ciò è molto confuciano, anzi, tutto ciò sembra tratto dal libro L’Arte della Guerra, scritto dal guerriero filosofo cinese Sun-Tzu circa duemila anni fa:

“Il più grande guerriero è colui che vince senza combattere”.

E allora, te lo chiedo per l’ultima volta, vuoi dire che è stata la Cina a tramare e organizzare il tutto?
Sì!!!
Anzi, no! Certamente no! Come potrei insinuare qualcosa del genere proprio io che vivo da queste parti? Metterei a rischio la mia stessa incolumità.
Stiamo scherzando…

Piemontese di nascita e, malgrado le raccomandazioni di chi mi diceva “Gira pure il mondo ma non uscire mai dall’Italia”, dal 1995 residente in Vietnam, confine ultimo dell’intangibile logica orientale, dove ho avviato alcuni ristoranti italiani, consuete zattere di sopravvivenza per italici in cerca di fortuna o in fuga da se stessi.

    1. Buongiorno Luca. Pur non avendo purtroppo le certezze che ti concede la fede, mi auguro proprio che sia come dici tu e che Lui abbia ben altri progetti…

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