ZeroZeroZero, i retroscena della serie sul traffico di droga svelati da chi era sul set

È il viaggio che conta, non la destinazione

Uscita su Sky Atlantic il 14 febbraio e disponibile ora anche su NowTV, ZeroZeroZero è un’intricata e sofisticata serie televisiva che svela in 8 episodi i retroscena del traffico mondiale di droga. Liberamente tratta dall’omonimo libro di Roberto Saviano, è diretta da Stefano Sollima – che ne ha curato anche la sceneggiatura e la produzione esecutiva – Janus Metz e Pablo Trapero.

Presentata alla 76^ mostra di Venezia, ZeroZeroZero è girata in 5 Paesi di 3 continenti diversi: Stati Uniti, Messico, Italia, Senegal e Marocco. Racconta del viaggio di una grossa partita di cocaina da Monterrey, in Messico, a Gioia Tauro, in Calabria. Il tutto moltiplicato per 16 ore di riprese al giorno, cui vanno aggiunti gli spostamenti.

I personaggi
Adriano Chiaramida interpreta Don Minu

ZeroZeroZero mette in scena contemporaneamente tre filoni narrativi: quello del committente, l’anziano latitante boss della ‘ndrangheta Don Minu interpretato da uno spettacolare Adriano Chiaramida, quello del venditore, il cartello messicano dei Leyra, e quello degli intermediari, la famiglia americana dei Lynwood.

In ogni puntata ci sono due piani narrativi. L’azione principale, soprattutto nelle prime puntate, è volutamente ingarbugliata per far capire che le pedine del gioco sono strettamente interconnesse; questo vale negli affari in generale e negli affari della malavita in particolare. Poi arriva il flashback a spiegare tutto, come si è arrivati a quel punto e chi sono i personaggi coinvolti.

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L’attore Dan De Haan e il regista Janus Metz

In una serie in cui sono tutti cattivi è difficile parteggiare per qualcuno. Per quanto mi riguarda ho amato particolarmente il personaggio di Chris Lynwood (Dan De Haan): alla fine, è buffo dirlo, mi sono trovata dalla parte dei broker americani, ma non vi dico oltre per non spoilerare.

Una serie “giornalistica”

Di ZeroZeroZero ho un punto di vista privilegiato: sono stata uno dei membri della troupe – circa mille sparsi per il mondo – che ha partecipato alle riprese della serie.

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Porto Casablanca

Nonostante il master della sceneggiatura fosse in inglese, in ogni paese gli attori locali hanno recitato nella loro lingua: inglese, italiano, francese, spagnolo e maliano. E se per alcuni può essere impegnativo leggere tutti quei sottotitoli, conseguenza del fatto che non si è optato per il doppiaggio, qualcun altro ne apprezzerà di sicuro l’autenticità.

Lo spirito “giornalistico” di ZeroZeroZero (vedi qui il trailer) ha portato i registi a girare nei luoghi di cui parla Saviano nel libro, senza costruzioni. Una scelta che non ha accontentato proprio tutti, vista la difficoltà e la delicatezza del tema trattato. Come nel caso del sindaco di Monterrey, in Messico, che a due settimane dall’inizio delle riprese ha comunicato che vietava in modo assoluto di girare in città. Con tutto ciò che ne comporta in termini organizzativi e logistici. Era in piena campagna elettorale e non voleva che la rappresentazione politica nella sceneggiatura condizionasse il voto. Quindi poi abbiamo dovuto girare da un’altra parte in Messico.

Per lo stesso motivo, già in fase di sopralluogo, in Calabria è stata esclusa la possibilità che potessimo filmare l’arrivo di una nave piena di droga al porto di Gioia Tauro. Anche il santuario della Madonna di Polsi, sull’Aspromonte, raccontato da Saviano come uno dei punti di incontro dei boss della ‘ndrangheta, è stato blindato dal parroco. Il sì è arrivato solo per le riprese della processione, ma i malviventi si sono dovuti dare appuntamento altrove.

Complicato, ma anche molto stimolante, è stato intrecciare la necessaria prudenza richiestaci dalle autorità di pubblica sicurezza con la collaborazione e la preziosa  disponibilità che tutti, in giro per il mondo, hanno dimostrato.
Infine se volete un giudizio sulla serie, vi basti quello molto autorevole di Stephen King che in un tweet ha scritto: “Difficile credere che vedrò nulla di migliore quest’anno”.

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Lo scenografo Paki Meduri con Dan De Haan, uno dei protagonisti della serie

Seguendo la parte delle riprese girate in Calabria – da qualche tempo sempre più meta di set cinematografici – questa terra mi è rimasta nel cuore. Per il mare, certo, ma soprattutto per la gente. Senza contare, poi, l’immancabile buona cucina!

Il bergamotto, il caciocavallo silano, l’onnipresente peperoncino, l’olio extravergine che pizzica in gola, la cipolla rossa… la Calabria è un pozzo senza fondo di colori, profumi e sapori, che ho avuto abbondantemente modo di sperimentare durante la mia permanenza a Bovalino (RC).

Vi propongo un piatto semplicissimo e veloce, povero e gustoso: gli “spaghetti alla calabrese”, che in diverse varianti si ritrovano in realtà anche in Sicilia e un po’ in tutto il sud Italia, a dimostrazione del forte legame cultural-culinario del meridione.

Spaghetti alla calabrese

320 gr di spaghetti
6 cucchiai di olio extravergine d’oliva
2 spicchi d’aglio
6 filetti di acciughe sott’olio o sotto sale (quelle che avete a disposizione)
Prezzemolo tritato
Peperoncino tritato
6 cucchiai di pangrattato

Mettete a bollire l’acqua della pasta e, nel frattempo, soffriggete l’aglio con 4 cucchiai d’olio in una padella adatta a contenere la pasta. Scartate l’aglio e fate sciogliere le acciughe nell’olio aromatizzato, poi aggiungete il peperoncino.

In un altro padellino scaldate gli altri due cucchiai di olio e tostate il pangrattato fino a farlo diventare dorato.

Una volta cotta la pasta, prelevatela dall’acqua e mettetela direttamente nell’olio alle acciughe, così che rimanga un poco umida (attenti agli schizzi!). Fatela saltare brevemente poi aggiungete la mollica tostata, mescolate e servite, cospargendo di prezzemolo tritato.

Napoletana di nascita e romana per scelta, da sempre sono innamorata della cara vecchia Inghilterra. Lavoro nella produzione cinematografica e da che ho memoria sono appassionata di cucina e passo quasi ogni momento libero spignattando e infornando a più non posso. Cinefila e profondamente gattara, vivrei in un autunno perenne con libri e tè.

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