Il ritorno di San Giorgio, un libro – provocazione di Diego Marani

Paolo Uccello, San Giorgio e il drago
Paolo Uccello, San Giorgio e il drago
Vi ricordate la storia di San Giorgio? Il patrono di Ferrara, oltre che di altre città e perfino nazioni. Prima di accorgermi, col passar degli anni, di essere un’atea impenitente, anch’io sono cresciuta nella tradizione cattolica. Fra le reminiscenze del catechismo, San Giorgio è uno dei pochi che ricordo con simpatia.

Questo martire di Cappadocia, vissuto nel III secolo dopo Cristo, è venerato da mezzo mondo e da tutte le chiese cristiane. Si arruolò nell’esercito romano, fu un valoroso soldato e per questo fu promosso ufficiale delle milizie. Donò ai poveri tutti i suoi averi e si proclamò cristiano sotto la persecuzione di Diocleziano.

San Giorgio e il dragoQui termina la storia e comincia la leggenda: Dio gli venne in sogno e gli predisse sei anni di tormenti, tre volte la morte e tre volte la resurrezione. Venne tagliato in due con una ruota piena di chiodi e spade, ma resuscitò. Fu decapitato e nuovamente resuscitò. Si perdono fra mille racconti i dettagli dell’ultima morte e resurrezione.

Tuttavia, l’episodio più celebre riferito a San Giorgio è certamente quello che lo lega al drago di Silena, una città della Libia. La fetida bestia  viveva in un gigantesco stagno e uccideva chiunque incontrasse, coi miasmi velenosi del suo fiato. Gli abitanti per tenerlo calmo gli offrivano due pecore al giorno, ma presto le scorte terminarono e dovettero sacrificare anche le persone, che furono estratte a sorte. Un giorno toccò alla principessa che, disperata, si avviò verso il lago e verso la sua triste fine. In quel momento, però, passò il cavaliere Giorgio che la salvò e – proteggendosi con la croce di Cristo – si scagliò a cavallo contro il drago e lo uccise. Per questo il Re di Silena e tutti gli abitanti si convertirono al cristianesimo.

Il ritorno di San Giorgio

Sembra proprio una fiaba, non vi pare? Tant’è che la leggenda di San Giorgio che uccide il drago si diffuse in molte nazioni e città.
Pare che di draghi questo eroe ne abbia uccisi in ogni dove, diventando il protettore dei soldati, patrono d’Inghilterra e di alcune regioni tedesche, spagnole, delle città di Praga e Barcellona – dove Gaudì gli dedicò la celeberrima Casa Batlló – e di Ferrara.
E proprio a Ferrara Diego Marani, ferrarese classe 1959, ambienta una versione aggiornata e divertente delle avventure di San Giorgio. Incaricato della diplomazia culturale per l’Unione europea, Marani è autore di svariati racconti, tra i quali La bicicletta incantata (2007), L’amico delle donne (2014) e Vita di Nullo (2017).
Il ritorno di San Giorgio, edito da La nave di Teseo, è uscito a ottobre 2019.

San Giorgio ritorna a Ferrara, ai giorni nostri. Si presenta in un tardo pomeriggio di febbraio, in groppa al suo cavallo e con la spada al fianco. Giunto dinanzi al vescovo, che il caso vuole sia in riunione col sindaco, proclama senza remore:

“Signori, per farla breve, a Ferrara è ritornato il drago. È qui fra voi, nascosto da qualche parte in città. E io sono venuto a liberarvene”.

Nel dubbio che sia un pazzo o per davvero il Santo patrono, Sua Eminenza e il sindaco decidono di lasciar scegliere ai ferraresi. Così, per non sbagliare, il vescovo lo ospita nella foresteria. Del resto cosa potevano fare? Arrestarlo? Non aveva commesso alcun reato. E poi a Ferrara, anche se non ci fosse il drago, il male non manca di sicuro!

Diego Marani

Nei giorni successivi il presunto San Giorgio se va in giro sul suo cavallo e comincia a calarsi in vari tratti del fiume e in alcuni fossati, alla ricerca del famigerato drago. Una volta ci va col sindaco: sembrano Don Chisciotte e Sancho Panza; un’altra volta  mentre cerca la creatura conosce i migranti Banjoko e Ikemba;  un altro giorno conosce alcuni distinti anziani della bocciofila.

E a tutti spiega del drago. Ce ne sono di molti tipi perché, come il male, i draghi hanno forme diverse: verde scuro con una cresta ossuta sulla schiena, marrone senza cresta ma con la coda lunghissima, con le squame ramate e le ali sulla schiena, draghi talpa con le ali ma incapaci di volare e, infine, i peggiori di tutti, i draghi neri. Questi hanno forma di serpe, con otto zampe e sono lunghi fino a 300 metri. Sono i più difficili da stanare ed emanano  un tanfo pestilenziale.

Arrivano anche i giornalisti de La Nuova Ferrara e, in breve, tutta la città viene a sapere dello strano individuo, cacciatore di draghi, che dice di essere San Giorgio. La faccenda diventa perfino motivo di scontro politico in consiglio comunale. E intanto San Giorgio, aiutato un po’ da tutti, continua a scandagliare il fiume in cerca del drago. Giunge pure il messo papale perché in Vaticano vogliono capirci qualcosa.

“Lei crede nel drago?
Eh! Se San Giorgio lo cerca vuol dire che c’è!
Lei dunque crede anche in San Giorgio?
Eh! Sennò chi lo prende il drago?”.

Vengono emissari da tutte le città che hanno San Giorgio come patrono, ad esempio da Praga e Barcellona, per chiedere al Santo di fare un’ispezione anche da loro, casomai ci fosse un drago nascosto. Non posso raccontarvi se alla fine, troverà il drago. Vi lascio a questa storia breve, surreale e molto divertente.

Classe 1975, vivo a Porto Sant'Elpidio, nelle Marche. Laureata in Filosofia. Atea, liberale, appassionata di letteratura e arte, sono docente educatrice presso il Convitto Nazionale "G. Leopardi" di Macerata. Ho insegnato Filosofia, Storia e Psicologia in vari licei. Studio bioetica del fine vita e organizzo eventi di approfondimento su questo tema.

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