Carrère, “I baffi” e il blocco dello scrittore

«Che ne diresti se mi tagliassi i baffi?».
Agnès, che sfogliava una rivista sul divano, diede in una risata leggera, poi rispose: « Sarebbe una buona idea ».
Lui sorrise. Sulla superficie dell’acqua, nella vasca dove indugiava, galleggiavano isolotti di schiuma disseminati di peletti neri. La barba gli cresceva ispida, costringendolo, se non voleva, la sera, ritrovarsi con il mento blu, a radersi due volte al giorno.

Quando uscì segnalai immediatamente e con entusiasmo ai miei studenti degli anni ’80, I baffi di Emmanuel Carrére, libro straordinario e intrigante, destinato ad avviare una prestigiosa carriera letteraria. Antiromanzo di nevrosi e smarrimento d’identità, storia borghese di ordinaria follia condannata a sprofondare nei labirinti allucinati dell’alienazione.

I baffi di emmanuel CarrèrePubblicato da Theoria nel 1987 e ristampato da Bompiani nel 2000, viene ora opportunamente riedito da Adelphi nella traduzione di Maurizia Balmelli, con la copertina splendida di Kensuke Koike. Copertina che arriva dopo la foto clinica e minimalista della prima edizione – un rasoio sul bordo bianco di una vasca – e la riproduzione del Pellegrino di Magritte, straniato “forestiero della vita”, dell’edizione Bompiani.

Esce con un titolo forse meno felice, “I” baffi, dove l’articolo, anche se presente nella versione originale (La Moustache), fa perdere la laconica e incisiva concisione che proiettava il particolare anatomico in una dimensione di tragica, indeterminata universalità.

Lo scrittore – che, a mio avviso, non ha più ritrovato la brillante ispirazione degli esordi se non, in parte, con La settimana bianca (1995) e L’avversario (2000) – ha coraggiosamente confessato di essere vittima del funesto e assai diffuso “writer’s block”.

Il blocco dello scrittore

Sul blocco dello scrittore – che è difficile ammettere e ancor più renderlo noto – hanno scritto, fra i tanti, Bukowski, Margaret Atwood e Amos Oz, il quale certo non lo patì ma ne ha stilato una delle definizioni più attendibili: “Il blocco dello scrittore significa pagina bianca, mente vuota, mani paralizzate, ossessione stilistica che porta a cancellare quel poco scritto ritenuto inadeguato”.

Effettivamente ho spesso avuto modo di rilevare, ben prima dell’outing di Carrère, come la sua produzione degli ultimi anni inclinasse verso la saggistica biografica (Herzog, Philip Dick e anche Limonov del 2012 è il ritratto romanzato del politico russo), o l’autoconfessione etico-religiosa (Il Regno, 2015).
I baffi di emmanuel CarrèreO comunque ho notato come lo spunto del plot narrativo si rifacesse ad eventi pubblici, pure rivissuti in una prospettiva creativa e privata: è il caso di Vite che non sono la mia (2009) che rievoca lo tsunami in Sri Lanka del dicembre 2004 ma, in fondo, anche L’avversario è il racconto-verità della drammatica vicenda di Jean-Claude Romand e del processo a suo carico. Uno straordinario evento mediatico in Francia, cui egli partecipò come cronista giudiziario (leggi qui la nostra recensione).

Infine propongo un gioco letterario per i lettori (ne ho disseminato alcuni indizi!) che è anche il rilievo critico nodale di questa breve recensione. Nulla si può aggiungere sulla valenza narratologica dell’incipit a quanto Italo Calvino ha teorizzato nelle sue Lezioni americane e magistralmente realizzato in Se una notte d’inverno un viaggiatore (non a caso “Incipit” era il titolo iniziale della raccolta).

Il fatto è che l’inizio di I baffi e, in qualche modo, l’evento che innesca il vertiginoso ritmo dell’intreccio sino al sorprendente finale sono ripresi, in modo quasi imbarazzante, da un romanzo italiano. Chissà se l’autore ne è consapevole, io mi fermo qui lasciando a chi vorrà il piacere di sciogliere il (non difficile) quesito.

Formatosi alla scuola storico-critica di Walter Binni – di cui è stato allievo e con il quale ha collaborato negli anni conclusivi del suo magistero accademico alla Sapienza di Roma – affianca all’impegno di docente di Lingua e Letteratura italiana presso i Licei, l’attività di critico letterario e saggista, con interessi rivolti alla lirica novecentesca e al romanzo post-moderno.

  1. Grazie delle indicazioni di lettura in questa recensione, amo Carrère ma questo suo primo romanzo non l’ho ancora letto, il titolo non mi invogliava a farlo, questa recensione sì.

    1. Gentile Dianella, grazie per le sue parole. Io ho amato Carrére grazie a Baffi che rimane, in assoluto, il suo romanzo migliore. E se, dopo averlo letto, vorrà risolvere il gioco letterario!? Con stima, M. Camerini

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