Imputati per amore e altre stranezze. Castigo di von Schirach

 

Castigo è il libro di racconti in cui lo scrittore Ferdinand von Schirach racchiude quelli che sono stati i casi più strani, trattati da avvocato penalista e che magari sono finiti anche sui giornali per la loro originalità. Nascosta l’identità dei protagonisti, l’autore ricostruisce vicende tanto assurde da sembrare uscite dalla fervida immaginazione del più fantasioso dei romanzieri.

Genealogia di un autore

Ferdinand von Schirach è un uomo nato con il destino già scritto, portando sulle spalle un’eredità pesantissima. Suo nonno Baldur, vissuto dal 1907 al 1974, è stato uno dei più noti leader del nazismo, con un ruolo fondamentale nell’indottrinamento dei ragazzi inquadrati nella Hitlerjugend, l’organizzazione giovanile fondata nel 1926 dal Partito Nazionalsocialista dei Lavoratori Tedeschi, meglio nota in Italia come Gioventù hitleriana. Tuttavia, poiché non ebbe alcuna responsabilità nella Shoah – e, anzi, sembra che vi oppose addirittura una minima resistenza – al processo di Norimberga gli fu risparmiata la forca, ma scontò per intero una condanna detentiva a 20 anni.

Il nonno di Ferdinand von Schirach con Hitler

Nessuna pena, invece, è stata mai inflitta a sua moglie Henriette, nonna di Ferdinand, che fu molto attiva nel trafugare e ricettare opere d’arte e altri oggetti di valore, sottratti agli ebrei deportati, rivendicando poi lungamente il diritto di conservarne la proprietà, anche nel dopoguerra. Un comportamento che ha sempre riempito von Schirach di vergogna e di rabbia, tanto da spingerlo a finanziare di tasca propria gli studi per identificare i legittimi proprietari degli oggetti. A differenza di molti discendenti di ex nazisti (come dimenticare quelli intervistati tanti anni fa da Enzo Biagi per il libro Crepuscolo degli dei?), von Schirach è nettamente, quasi rabbiosamente antinazista.
von SchirachAnche il padre di Ferdinand, Robert, morto prematuramente, era un imprenditore e risulta completamente “denazificato”, anche perché al tempo della Shoah era solo un bambino.

Ferdinand, nato nel 1964, ha compiuto eccellenti studi giuridici e ha esercitato con notevole successo la professione di avvocato penalista. Si è scoperto scrittore solo dopo i 40 anni, ma la sua reputazione è cresciuta rapidamente. Il successo del suo primo romanzo, Il caso Collini  (da cui è tratto l’omonimo film), ne ha fatto una stella di prima grandezza della narrativa tedesca contemporanea. I libri successivi hanno confermato questo successo, testimoniato dalla traduzione dei suoi scritti in almeno 35 lingue e la loro diffusione in 40 Paesi del mondo, compresa ovviamente l’Italia. Un fatto singolare è che diverse sue opere sono state ridotte per il teatro.

Le opere

La forma del romanzo è quella che ha garantito a von Schirach il plauso della critica e il favore del pubblico, ma evidentemente l’autore tedesco non è il tipo da fossilizzarsi in un format di successo. Benché di solito non siano apprezzati quanto i romanzi, von Schirach ha scritto anche dei saggi e diversi racconti, alcuni dei quali sono andati a costituire il suo ultimo titolo tradotto in Italiano, Castigo (Neri Pozza, 2019). Tutte le storie sono unite da un singolare filo conduttore: si tratta di episodi ricavati dalla sua diretta esperienza di penalista, anche se, ovviamente, i protagonisti sono stati resi irriconoscibili.
Non sappiamo quante di queste storie siano finite anche sui giornali, cosa che avrebbero meritato per la loro originalità. A chi le legge viene continuamente da pensare allo stupore di Amleto:

“Ci sono più cose in cielo e in terra, Orazio, che in tutta la tua filosofia”.

Castigo

von SchirachSarebbe sbagliato e superficiale etichettare queste undici vicende come un semplice catalogo di stranezze, una sorta di Circo Barnum criminale. Nel loro modo di deviare dalla norma – per quanto ampia si possa intendere l’interpretazione di qualsiasi norma – seguono sempre uno schema che fa profondamente riflettere.

Tutto ha inizio con un fatto che agli altri non sembra molto importante. Poi sopraggiunge qualcosa che – per il modo in cui arriva o perché dura troppo a lungo – perturba l’equilibrio di una persona comune e apparentemente innocua. Il protagonista si trova trascinato in un vortice di eventi. A questo punto, se non fa nulla la situazione si incancrenisce lentamente, ma se fa qualcosa tutto precipita.
Il risultato? Una serie di condotte che, prima ancora che illecite, sono semplicemente assurde, talvolta mostruose, spesso autolesioniste e senza nessuno di quei vantaggi immediati che normalmente costituiscono i moventi delle azioni criminali.

I protagonisti, insomma, si ritrovano letteralmente in balia degli eventi, come prigionieri di un universo in cui l’etica e la razionalità non contano più. Addirittura, quando si arriva a discutere dei loro casi nelle sedi giudiziarie, spesso è anche difficile raggiungere una conclusione netta. Chi è responsabile di quanto è accaduto? Perché bisogna ritenerlo tale e fino a che punto?
L’assoluta ordinarietà dei soggetti coinvolti è un aspetto che lascia al lettore un senso di allarme. Non si può evitare di chiedersi: può capitare a tutti? Può capitare anche a me?

Vivere felici e contenti con una bambola

Sarebbe scorretto raccontare tutte le storie in dettaglio, ma almeno una può essere citata come esempio. Quella di un uomo tranquillissimo che, dopo una separazione consensuale abbastanza indolore, ha difficoltà a rifarsi una vita perché balbuziente. Scopre però l’esistenza delle bambole del sesso e, affrontando una notevole spesa, ne acquista una ben fatta. Anche se all’inizio ha qualche esitazione, finisce per usarla e per legarsi molto a lei, al punto da agghindarla con abiti eleganti, profumi e cosmetici, portarle regolarmente fiori, leggerle libri ad alta voce e rimettersi fisicamente in forma dopo essersi lasciato andare.

Si isola gradualmente dal resto del mondo, ma gli sembra di non essere mai stato così felice. Un giorno però si ritira dal lavoro e trova l’appartamento devastato: scritte insultanti dappertutto e la bambola sottoposta a una violenza simbolica. Non si è rotta perché il materiale di cui è fatta è resistente, ma qualcuno, dopo averla sbattuta dappertutto, le ha infilato delle candele in tutti gli orifizi del corpo. Sicuramente è stato un vicino che gli aveva già manifestato la propria ostilità.

All’inizio l’uomo non sembra reagire, ma poche settimane dopo aggredisce il sospettato con una mazza da baseball, procurandogli diverse fratture e ferite. Si lascia arrestare senza dare problemi, è collaborativo al massimo con i poliziotti. Viene processato per lesioni gravi, ma uno psichiatra ingaggiato dalla difesa sostiene che abbia diritto a ogni attenuante per lo stato mentale in cui si trovava in seguito a quanto era accaduto alla sua bambola.

La corte è dello stesso avviso: non importa che, per il sentire comune, quella bambola fosse solo un oggetto inanimato. Per lui è stato come se qualcuno avesse stuprato la sua donna e quindi ha diritto alle attenuanti. Non può essere assolto perché  l’aggressione al vicino non è stata una reazione istintiva, ma premeditata visto l’intervallo tra i due fatti. Così gli danno sei mesi e, grazie alla condizionale, non viene neppure incarcerato. Torna dalla sua bambola, con la quale – lo ha ammesso anche il tribunale – “ha una relazione durevole e felice”.

Classe 1964, insegnante di liceo, autore di un piccolo successo editoriale (Il giardino sommerso, Lettere Animate, 2017) e di altre opere di narrativa, collaboratore di Cronache Letterarie e di Vanilla Magazine; amo i misteri e i gialli, sia quelli veri sia quelli inventati, con preferenza per quelli dimenticati e soprattutto quelli introvabili: vedi la mia rubrica su Cronache Letterarie.

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