Le ragazze di NEW YORK

Le ragazze di New York
Dal tetto della sede della casa editrice Condé Nast. Foto di Norman Parkinson pubblicata su Vogue America 15 Ottobre 1949.

Nei miei sogni di ragazza New York ha sempre avuto un posto d’onore.
Nei vostri sogni no?

Mi piacerebbe poter ascoltare la risposta a questa domanda di ogni lettrice.
Però, non l’ho ancora potuta visitare e quindi farlo resta uno dei miei desideri più grandi.
Spero di poterlo realizzare prima che il sipario si chiuda sul mio tempo. Un tempo che è cominciato in un paesino piccolissimo incastonato fra i monti come uno smeraldo in un anello, che nulla ha in comune con la metropoli più celebre del mondo.

New York immensa e complicata, caotica e piena di fascino, labirinto di strade e quartieri, di caos e di speranze.
Tutti, vanno a New York in cerca di qualcosa, diceva Lindsey Kelk, l’autrice di I love New York. E Simone De Beauvoir scriveva che in questa città c’è qualcosa nell’aria che rende il sonno inutile.

Nel romanzo Le ragazze di New York edito da Feltrinelli, si può respirare tutta la magia della città, divenuta un mito, che fa da cornice alla storia. L’autrice è Susie Orman Schnall, statunitense cresciuta a Los Angeles, giornalista che collabora con numerose testate tra cui il New York Times. Da alcuni anni ha fondato The Balance Project: un grande archivio con centinaia di interviste a donne di successo, allo scopo di studiare come coniugare al meglio vita privata e professionale. Su questo stesso argomento organizza, da anni, conferenze negli USA.

La ragazze di New YorkIl romanzo inizia raccontando il sogno di tutte le ragazze di New York degli anni Quaranta: diventare Miss Subways, la testimonial della campagna pubblicitaria promossa ogni mese dall’azienda dei trasporti cittadina. Il concorso è realmente esistito e ogni mese, dal 1942 al 1949, c’era una selezione. La vincitrice diventava la testimonial mensile dell’azienda e ogni passeggero della metropolitana poteva ammirarla, alzando gli occhi sui cartelloni che tappezzavano, a migliaia, i convogli della metro.

Era l’omaggio alla brava ragazza americana, semplice, onesta e sorridente che ce l’aveva fatta nonostante i pregiudizi maschilisti e le difficoltà, perché tutto poteva accadere nella insondabile realtà di New York.
Le ragazze che inviavano foto e curriculum per partecipare alla selezione erano centinaia e centinaia ogni mese, perché vincere quel concorso costituiva un grande trampolino di lancio per il futuro.

Muovendo da questi fatti, è nata Charlotte, una delle due protagoniste di questo romanzo che permette al lettore una parentesi di delicatezza e romanticismo, senza mai scadere in eccessi sdolcinati.

Charlotte sta per finire il college, è fidanzata con Sam, cerca lavoro come dattilografa, sogna l’indipendenza e una carriera da pubblicitaria. Nel frattempo, aiuta il padre nel suo negozio di vernici e attende l’esito della selezione per Miss Subways luglio 1949. Charlotte è arrivata tra le finaliste insieme a Rose, altra candidata conosciuta grazie al concorso con cui nasce un’amicizia. Insomma Charlotte è una donna emancipata che:

“Avrebbe preferito morire che essere come la maggior parte delle giovani donne di Bay Ridge, con la sola ambizione di sposarsi e avere dei bambini il prima possibile”. 

Le ragazze di New YorkMa come in ogni storia che si rispetti, Charlotte non può immaginare che una serie di accadimenti inaspettati le piomberanno addosso, mettendo alla prova le sue convinzioni e modificando il corso della sua esistenza.
La sua è la storia di una ragazza del Bronx come tante che, vegliata dal ponte di Brooklyn e dalla Statua della Libertà, culla i propri sogni e lotta per potersi affermare. Ed è una delle tante “pioniere” alle quali dobbiamo gratitudine per aver guadagnato con orgoglio e fatica un centimetro di strada in più verso l’indipendenza femminile. Noi, arrivate decenni dopo, l’abbiamo trovata già spianata per poter continuare a progredire sulla via delle nostre libertà.

Fra eleganti abitini all’ultima moda e foulard annodati al collo con raffinatezza, gli anni scorrono fino ai nostri giorni ed è così che, sempre nella cornice di New York, conosciamo l’altra protagonista della storia: Olivia.
Lei è una pubblicitaria in un’agenzia che ha contribuito a fondare insieme a Matt, il suo capo. Ma è un bel guaio essere innamorata del proprio capo, soprattutto in un momento in cui l’azienda naviga in cattive acque.

Molte delle sue amiche erano sposate, o almeno fidanzate, alcune erano già al secondo figlio. Olivia invece, per la maggior parte del tempo, era contenta così, concentrata sul lavoro […] Se gli amici le facevano domande a riguardo lei rispondeva che stava benissimo e loro, a quel punto, le sorridevano o la guardavano tristemente, come se sapessero qualcosa che a lei sfuggiva. Quando le capitava di avere un momento di debolezza, pensava che forse non avevano torto, qualcosa le sfuggiva”.

Per fortuna Olivia può contare sulla sua determinazione e sulla sua creatività. E ultimamente anche sulla buona compagnia della sua anziana vicina Charlotte Glasser e di suo nipote Ben.
La scoperta casuale che Charlotte aveva partecipato al concorso di Miss Subways quasi settant’anni prima e la conoscenza approfondita di Ben, cambieranno il futuro di Olivia. Proprio come la conoscenza di Rose aveva, in passato, stravolto quello di Charlotte.

Il tema importante dell’indipendenza della donna, ne Le ragazze di New York è trattato in un modo fresco, fine ed originale dall’autrice che fa sua la citazione di Henry David Thoreau posta all’inizio:

“Se uno avanza fiducioso nella direzione dei suoi sogni e si sforza di vivere la vita che ha immaginato, incontrerà un successo inatteso nei momenti più comuni”.

 

Classe 1975, vivo a Porto Sant'Elpidio, nelle Marche. Laureata in Filosofia. Atea, liberale, appassionata di letteratura e arte, sono docente educatrice presso il Convitto Nazionale "G. Leopardi" di Macerata. Ho insegnato Filosofia, Storia e Psicologia in vari licei. Studio bioetica del fine vita e organizzo eventi di approfondimento su questo tema.

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