Venezia 77
La Biennale dal vivo – Leone d’oro a Nomadland

Dalla nostra inviata Marzia Flamini
Mostra del Cinema di Venezia 2020
Romola Garai e Patrick Kennedy in Miss Marx
Il più antico festival cinematografico al mondo, nonché il primo a svolgersi “in presenza” durante la pandemia: la Mostra del Cinema di Venezia 2020 non si tira indietro di fronte a nulla e si cimenta coraggiosamente con le sfide di quest’anno complicato. Termoscanner, biglietti nominali, posti distanziati, red carpet chiuso al pubblico e l’immancabile gel per le mani sono alcune delle precauzioni adottate.

Anche la selezione è stata ridotta di numero per rendere il programma più snello e gestibile, grazie anche a più sale all’aperto, ma la qualità e varietà dei film per fortuna è immutata. Si nota una presenza italiana più forte, è vero, ma non è certo un’edizione autarchica, tutt’altro. E in un anno in cui il mondo pare essersi ristretto e i confini sono tornati a dividerci fisicamente, fa ancora più piacere viaggiare con la fantasia e le immagini. Un’edizione che si è svolta nel pieno di una crisi globale, inizio, probabilmente, di un nuovo modo di pensare e fruire i festival.

Non pare quindi un caso che la maggioranza dei film in concorso parli di una crisi, sia essa storica (Gaza, Srebrenica, Siria), o privata (Pieces of a Woman, Lacci, Amants).

Chi coglie forse più nel segno è ovviamente chi sa riassumere entrambi gli aspetti, perché come diceva il vecchio postulato femminista, “il personale è politico”, e non solo per le donne. Donne tra l’altro più rappresentate quest’anno, segno che qualcosa si sta finalmente muovendo in tal senso. Perché se è vero che il direttore Alberto Barbera ha sempre ripetuto di selezionare i film per qualità e non per genere – scelta rispettabilissima – allora vuol dire che veramente le proporzioni si stanno riequilibrando.

Anche sul fronte giuria e premi alla carriera, le donne sono protagoniste della Mostra del Cinema di Venezia 2020: dalla presidente di Giuria Cate Blanchett, alla regista Ann Hui e all’attrice Tilda Swinton, queste ultime premiate con il Leone d’Oro alla Carriera.

La Swinton in particolare ha pronunciato un discorso di ringraziamento che è una vera e propria commovente lettera d’amore al Cinema, “la mia vera patria”, concludendo con l’omaggio all’attore Chadwick Boseman, recentemente scomparso. Quel suo: “Cinema cinema cinema. Wakanda forever.” con cui ha concluso il suo discorso, onorava il talento di Boseman e contemporaneamente riconosceva al suo iconico Black Panther il ruolo esemplare per il cinema black.

Mostra del Cinema di Venezia 2020Sembra quindi naturale che i riflettori si siano puntati su One Night in Miami di Regina King, che dopo l’Oscar come miglior attrice non protagonista per Se la strada potesse parlare torna nel radar dei premi (non a Venezia però dove è fuori concorso), stavolta come regista (vedi il trailer).
Un film incentrato su un momento di snodo all’interno del progresso per i diritti civili: un lungo cammino che comincia anche con il riconoscimento del ruolo svolto da certe comunità nella costruzione di un paese a predominanza bianca, come i cammellieri provenienti da India, Afghanistan, Siria nell’Australia ottocentesca di The furnace di Roderick MacKay (sezione Orizzonti). Il film, come altri western australiani, ha il pregio di essere molto attuale pur essendo radicato in un territorio e un’epoca estremi eppure – e questo è il paradosso – spontaneamente multietnici e ibridi (vedi il trailer).

Mostra del Cinema di Venezia 2020Un’annata in evoluzione dunque, che alla crisi sanitaria risponde con coraggio e capacità di reggere l’urto. Perché in fondo le crisi, le rivoluzioni, interiori e collettive, sono anche momenti formativi, fermento da cui si può imparare a crescere ed evolversi. Un processo di maturazione brusco e accelerato dopo il quale inevitabilmente o si cresce o si soccombe. Così il piccolo protagonista di Padrenostro di Claudio Noce deve fare i conti con una crescita forzata dopo l’attentato al padre, trovandosi ad affrontare la realtà nonostante i tentativi degli adulti di edulcorarla (vedi il trailer). Mentre Eleanor Marx, la più piccola delle figlie di Karl al centro di Miss Marx di Susanna Nicchiarelli, quando capisce che le sue battaglie private, a differenza delle pubbliche, la vedranno perdente farà una drastica scelta (vedi il trailer).

Ecco, i film di Venezia 77 paiono muoversi tutti, in un modo o nell’altro, tra questi due estremi, rappresentando con puntualità il presente e il suo essere in transizione, sospeso come gli equilibristi sul manifesto ufficiale.

Leone d’Oro a Nomadland

Alla fine la Giuria ha deciso di premiare le evoluzioni, anche se i vincitori nel complesso hanno riservato pochi colpi di scena. Il Leone d’Oro a Nomadland, di Chloé Zhao, che vede Frances McDormand abbracciare una vita nomadica negli sconfinati spazi statunitensi, era ad esempio un successo annunciato (vedi il trailer), mentre la Coppa Volpi a Favino una gradita conferma per quello che è forse il più completo e maturo fra i talenti italiani. Vanessa Kirby è stata premiata con la Coppa Volpi per Pieces of a Woman e il Leone d’Argento Gran Premio della Giuria è andato al distopico film messicano Nuevo Orden. Il premio per la sceneggiatura è toccato a The disciple che narra di un aspirante musicista classico indiano che forse ha piú ambizione che talento. Sono tutti film che testimoniano la necessità di confrontarsi con realtà scomode ma attuali, per quella presa di coscienza dolorosa ma necessaria che è il fil rouge di questa edizione del festival e forse di tutto il 2020.

Mostra del Cinema di Venezia 2020
Frances McDormand in “Nomadland” di Chloé Zhao

Prima di approdare alla Finarte, sono stata assistente in una galleria d'arte a Via Margutta, guida turistica e stageur fra musei, case d’asta e la rivista ArteeCritica. Vivo circondata dai libri, vado al cinema più spesso di quanto sia consigliabile e viaggio appena posso.

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