“Omicidio al 14 rosso” di Donatello Alunni Pierucci

Omicidio al 14 rosso

Via del Campo c’è una bambina
con le labbra color rugiada,
gli occhi grigi come la strada.

Si dice che la canzone fu ispirata a De Andrè dall’esperienza con un transessuale. Anche questo romanzo si apre con un transessuale in via del Campo e, trattandosi di un poliziesco, saremmo istintivamente portati a pensare che abbia appena fatto una brutta fine. Invece Katia fa solo una comparsata ed è il principale testimone del delitto, come Lorena della Barbellotta di Novi che incastrò Donato Bilancia, perché è lei a rinvenire il cadavere della vera vittima, a chiamare la polizia e a riferirle le prime notizie.

Luana, che in realtà si chiamava Giulia, divideva con Katia un monolocale al piano terra di un caruggio. Era una prostituta atipica, innanzitutto era italiana in una città in cui quasi tutte le sue colleghe sono straniere, poi non aveva un protettore, esercitava in proprio. Non lo faceva per noia, non lo faceva per professione e non lo faceva neanche per passione, ma solo per mantenere la famiglia, dopo che il marito era rimasto invalido, e di conseguenza disoccupato, in seguito a un incidente d’auto. Pare che ai suoi clienti dovesse comunque sembrare una specie di Bocca di Rosa. Non a tutti, però, visto che qualcuno le ha spaccato la testa, dopo una discussione che si è sentita anche da fuori.

Omicidio al 14 rosso. Foto di Tiziana ZitaC’è poi un commissario donna che si chiama Marta e ha la stessa età della morta e, per prima cosa, le tocca portare la notizia al marito, quello che sta sulla sedia a rotelle. Le tocca anche portare avanti l’indagine, assistita da un piccolo gruppo di collaboratori. Indagine che presto si indirizza verso tre clienti che, per una ragione o per un’altra, hanno lasciato inconfondibili tracce del loro passaggio nella vita della vittima il giorno stesso che è morta.

Tre clienti simili a tanta gente che si può incontrare per strada, purché si bazzichino le strade di quartieri diversi, per nulla omologati tra loro, ognuno con una storia differente, con in comune soltanto l’idea di avere qualcosa da nascondere, prima ancora di ritrovarsi coinvolti nel delitto.

La Genova di questi polizieschi

Ne abbiamo avuto recentemente un altro esempio in Nuvole Barocche di Paolacci e Ronco, la Genova di questi polizieschi è sempre quella delle mezze stagioni che non esistono più, i tempi in cui non si è oppressi dalla macaia, scimmia di luce e di follia, né si devono fare i conti con la Tramontana scura che porta il gelo e ti taglia in due. Quei periodi dell’anno in cui sembra di stare in Inghilterra tanto cambia repentinamente il tempo nella stessa giornata e quando attacca a piovere, si è sempre vestiti nel modo sbagliato.

Quella che Donatello Alunni Pierucci – regista di serie TV tra cui Un posto al sole – racconta in questo suo primo romanzo giallo, Omicidio al 14 rosso, è una città grigia e cupa, che assomiglia alle altre città mediterranee ma è così grigia e cupa, con le sue strade strette, i suoi palazzi con poche finestre e quasi nessun balcone, gli innumerevoli odori che provengono dalle botteghe di alimentari e si mescolano alla salsedine di quel mare scuro che si muove anche di notte e non sta fermo mai.

Donatello Alunni Pierucci a Napoli, sul set di “Un posto al sole”

Un ambiente che sembra riverberarsi uguale sulle anime degli investigatori, lontani anni luce dai cliché americani degli specialisti votati anima e corpo alla sacra missione di eradicare il crimine dalla società. Qui a indagare sono poliziotti che non si fanno alcuna illusione, perché l’esperienza gli ha insegnato che il Bene è una salita, il Male una discesa e, finché l’Uomo sarà fatto come è fatto, la seconda strada sarà sempre più facile della prima.

Investigatori che raramente vivono mirabolanti avventure, mentre spesso ricordano dei burocrati per la pazienza con cui ritornano a vagliare sempre gli stessi elementi, in un oscuro lavoro di ramazza che non ha nulla di esaltante ma finisce inevitabilmente per portare alla luce qualcosa che orienta il caso verso la sua risoluzione. Del resto, non lo diceva anche De Andrè, nella stessa canzone, che dai diamanti non nasce niente e dal letame nascono i fior?

Classe 1964, insegnante di liceo, autore di un piccolo successo editoriale (Il giardino sommerso, Lettere Animate, 2017) e di altre opere di narrativa, collaboratore di Cronache Letterarie e di Vanilla Magazine; amo i misteri e i gialli, sia quelli veri sia quelli inventati, con preferenza per quelli dimenticati e soprattutto quelli introvabili: vedi la mia rubrica su Cronache Letterarie.

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