“Gli spiaggiati” di Lawrence Osborne nei suoi romanzi Bangkok e L’estate dei fantasmi

L’isola greca Idra
Poveri o ricchi che siano, i personaggi di Bangkok e de L’estate dei fantasmi – i due romanzi di Lawrence Osborne che ho letto questa estate – sono in entrambi i casi “spiaggiati dalla vita”. Hanno un passato perfino mitico e ricco di esperienze che però una volta esaurite, li hanno lasciati con la sensazione di non aver fatto niente di speciale di cui andar fieri.

È un passato che non si racconta mai esplicitamente quello nei due romanzi di Osborne, se non per brevi cenni, ma il lettore intuisce che sia, in entrambi i casi, il vero protagonista. In Bangkok è ciò che ancora tiene in vita i vari McGinnis, Brian, Farlo o lo stesso narratore-protagonista. Ma ugualmente li fa tremendamente soffrire, se questi delusi dell’Occidente vanno a vivere e frequentare una Bangkok dei bassifondi, dove le uniche attività degne di nota sono bere enormi quantità di alcolici e girare tutta la notte in cerca di… di cosa?

Lawrence OsborneDi niente. Il loro è un girare a vuoto in cui devono solo far passare il tempo. Mentre si legge il romanzo non si immagina mai una città di luce, colori, sorrisi. Ci si immagina di essere sempre al buio, non solo di notte, come se la luce e i colori non riuscissero mai a raggiungere gli occhi di questi disperati uomini occidentali.
Il bello di questo terribile romanzo è che lo scrittore racconta l’angoscia senza mai nominarla. È una sensazione che ci arriva continuamente dalla lettura. Non capita mai che lo scrittore dica di un suo personaggio: quel giorno era triste. Al massimo ci dirà che quel giorno era ubriaco marcio. Sono le stesse descrizioni dei quartieri dove vive il gruppo di uomini occidentali a trasformarsi nei loro stati d’animo. È il loro sguardo sulla città a essere enormemente angosciato e angosciante. Il loro è uno sguardo spento.
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“Wang Lang è un posto brulicante in una città brulicante. La strada più larga è talmente stretta che ti ci strisci contro con i gomiti… Wang Lang era il posto perfetto per uno sderenato, l’habitat naturale per un latitante che si svegliava la mattina con un’idea fissa, andarsene in giro e vedere cosa riusciva a trovare, e che amava passeggiare senza scopo, per il gusto di farlo”.

Lawrence OsborneIn loro si sono spente le luci dei progetti, le aspettative, gli amori. Il sesso tanto propagandato a proposito degli occidentali a Bangkok, è nel romanzo di Osborne un dettaglio trascurabile. Non è certo il motivo che lega questi uomini ai quartieri della città. Il sesso che le giovani ragazze tailandesi offrono per le strade e nei locali è un qualcosa che si vende e si compra insieme al cibo e all’alcol. Niente più. Nessun senso della trasgressione o del piacere. Non c’è più nessun piacere che possa augurarsi o che possa godere questo gruppo di uomini. E per le ragazze è solo lavoro.

Simile ma di diverso contesto, età, ceto sociale, è la vita dei personaggi de L’estate dei fantasmi. Pubblicato come Bangkok da Adelphi, la prima edizione è del 2009, mentre ne è uscita una nuova nel 2020.
L’azione si svolge nell’isola greca di Idra, mitico luogo di incontro di artisti di ogni parte del mondo, negli anni ’60. Tanto che Leonard Cohen, il cantautore, poeta e compositore canadese, vi si trasferì e ci visse per molti anni. In epoca più recente la vita frugale degli stranieri ha lasciato il posto alle ville di ricchi americani, come quelle de L’estate dei fantasmi.

Marianne Ihlen e Leonard Cohen a Idra nel 1960

Protagoniste della storia sono due “giovani rampolle” di facoltose famiglie, una inglese e l’altra americana: Naomi e Sam. Non sapendo gustare le cose semplici della vita, genitori e figlie si annoiano a morte. Per arredare le loro ville in cui soggiornano tutte le estati, si sono circondati di oggetti costosi che non vedono neanche più.
I genitori hanno le loro piccole abitudini da turisti, ogni sera l’aperitivo con altri ricchi stranieri, gite nei loro costosi yacht, parties nelle case degli uni e degli altri. E soprattutto nessun rapporto umano con i residenti greci.
Le loro figlie Naomi e Sam fanno ogni giorno lunghe escursioni a piedi nell’isola e si tuffano nel meraviglioso mare greco. Tutto pur di sfuggire agli odiati genitori. Odiati senza un vero motivo ma, come spesso in giovane età, proprio in quanto genitori. La loro vacuità esistenziale è la stessa degli adulti.

Fondamentalmente nulla interessa per davvero i personaggi di Osborne: gli adulti perché hanno già vissuto quello che volevano vivere, ovvero qualche epica avventura in gioventù, gli uomini, e sposare un uomo ricco le mogli. Le ragazze perché hanno già tutto prima ancora di cominciare davvero a vivere.
In titolo originale inglese del romanzo di Osborne è Beautiful Animals che rimanda a una espressione del romanzo e vuole caratterizzare le due giovani, viziate e bellissime protagoniste. Prima lo scrittore descrive il paesaggio in cui sono immerse in quel momento.

”C’era un susseguirsi di gole e insenature, arbusti desertici luminosi sotto la luce blu. Quel paesaggio immobile e intatto accese in loro il desiderio infantile di scompigliarlo e intorbidirlo. Ripresero a camminare… sulle parole di Paperback Writer”.

A questo punto segue:

“Che belli animali siamo, pensò Sam, belli come pantere”.

I Beatles erano la colonna sonora di quegli anni e le due ragazze de L’estate dei fantasmi canticchiano Paperback Writer

È proprio quello che faranno Sam e Noemi nel romanzo, scompiglieranno la loro vita e quella di altre persone. Il paragone tra loro e le pantere, a mio avviso, è il succo di tutto il romanzo, che nella seconda parte diventa un giallo con tanto di delitti.
La pantera è un animale bellissimo ma molto pericoloso. Dà l’idea di non provare pietà per le sue vittime e le uccide senza pensarci. Come Sam e Noemi è bellissima, tutta istinti, fame e pronta a sbranare chi le capita a tiro.

Il titolo italiano L’estate dei fantasmi rimanda invece all’aura di mistero che circonda il personaggio di Noemi considerata dai greci di Idra posseduta (daimonizetai) da un qualche spirito, da una potenza oscura che le fa compiere azioni riprovevoli. O quella che circonda il personaggio di Faoud, il misterioso migrante siriano che compare all’improvviso su una roccia durante una gita delle ragazze nella parte non turistica dell’isola.
Solo loro due si accorgono della sua presenza, nonostante lì vicino vivano diversi pastori. Il lettore rimane stupito da quell’apparizione e non la ricollega subito alla possibilità che si tratti di un naufrago. Egli sembra comparire dal nulla proprio come “un fantasma”. Ed è così che lo si percepisce prima che racconti la sua storia alle due ragazze.
Il romanzo può considerarsi diviso in due parti. Nella prima si delineano i personaggi degli adulti e delle due ragazze; nella seconda si snoda la trama gialla.

Dall’incontro di Sam e Noemi con Faoud scaturirà il progetto di farlo fuggire dall’isola derubando la casa dei genitori di Noemi. Questo porterà ad una serie di conseguenze nefaste che però le due ragazze affronteranno con non invidiabile indifferenza. Tutto il castello della loro vacua vita sembra stia per crollare; ci immaginiamo dovranno affrontare guai seri e sensi di colpa per le loro trame e menzogne e invece non sarà così. Ma qui mi fermo per non rovinare il piacere della lettura.

“Silenziosa e tenace Noemi veniva trasportata in avanti come la splendida criminale che era nel profondo, inconsapevole delle complessità della coscienza”.

Che meravigliosa definizione di criminalità da parte di Osborne: la mancanza, non solo di coscienza, ma anche delle sue complessità, ovvero di pietà, amore, senso di colpa. Noemi non li conosce e in questo consiste il suo essere criminale, perché sono quelle complessità che ci tengono al di qua del delitto, anche qualora volessimo teoricamente compierlo.

Lawrence Osborne
Lawrence Osborne

Nato nel 1958 in Inghilterra, Lawrence Osborne ha studiato a Cambridge e Harvard, ha vissuto dieci anni a Parigi e ora vive stabilmente a Bangkok. Oltre che romanziere è scrittore di saggi e giornalista per il New Yorker e altri quotidiani americani.
Di sé dice: “Vivo in Thailandia ed ho scelto questo luogo perché posso vivere la mia vita da scrittore in forma anonima; inoltre è un luogo senza cultura letteraria e questo, da un certo punto di vista, ha molti vantaggi perché consente maggiore libertà”.
Dal suo esordio nella letteratura nel 1986 con Ania Malina, ha scritto molti romanzi. In italiano oltre a Bangkok e L’estate dei fantasmi, possiamo leggere La ballata di un piccolo giocatore (2018) e Cacciatori nel buio (2017), tutti pubblicati da Adelphi.

La canzone So Long, Marianne di Leonard Cohen trae spunto dalla relazione con Marianne Ihlen che egli conobbe a Idra nel 1960.

 

 

Scrive romanzi e poesie; ha insegnato lettere e guidato corsi di scrittura creativa. Appassionata di letteratura beat e hippy, soprattutto di Kerouac, Ginsberg e della poetessa americana Lenore Kandel. Ha pubblicato i romanzi “Il bardo psichedelico di Neal”, ispirato alla figura di Neal Cassidy e “Verso Kathmandu alla ricerca della felicità”. E' appena stato pubblicato presso Parallelo 45 Edizioni, il suo romanzo "1968", sulla Bologna di quel mitico anno.

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