‘Domani baceremo la terra…’ Fedeltà del gelso di Roberto Concu

Fedeltà del gelso di Roberto Concu
Foto di Roberto Sivieri
Siamo in un sontuoso, intrigante giardino, universo di pace e desiderio cui aderire con le più intime energie del corpo e con un senso di comunione fraterna con la madre Terra. Qui lampi e verdi temporali pascoliani illuminano spettacoli inediti, come la sopravvivenza del sacro e l’urgenza del presente, che si presentano in una mutevole declinazione di volatili e piante. Olivi, fresie, ciliegi, asfodeli, more ma soprattutto un gelso, silente alter ego del poeta dalle nere ossa in Fedeltà del gelso di Roberto Concu (Animamundi 2020).

Fedeltà del gelso di Roberto ConcuMonaco fedele al voto nel rigore di gennaio, il gelso scandisce, nella sua resiliente e solo apparente immobilità, il succedersi di un’esperienza ad un tempo privata e collettiva, prima che l’avvicendarsi delle epifanie di una natura rassicurante e vitale.

Stendardo sacro di nuove foglie ad aprile, tempio di luce nell’accecante solarità d’agosto, è memoria e attesa del futuro, conosce il dolore necessario dell’esistenza nel ciclico ritmo secolare di morte e rigenerazione. E’ testimone paziente e solidale delle ineludibili criticità comuni, del dramma silenzioso di donne deturpate, spose bambine e, insieme, della quotidiana, individuale storia di un legame irriducibile e appassionato, vibrante di desiderio e tenerezza per un fantasma femminile tanto presente e vivo quanto stilnovisticamente poco o nulla descritto nei suoi connotati fisici e psicologici.

Un delicato canzoniere d’amore

Perché la raccolta è anche un delicatissimo canzoniere d’amore: strada non tracciata per l’autore, canto possibile nella disarmonia del mondo. È mutamento e fedeltà tenace di radici nascoste, ricordo persistente di attimi puri e – come in Montale – varco verso una libertà che non inganna. È capacità di librarsi nell’aria per comprendere senza sforzo il linguaggio dei fiori e delle cose mute.

Non diversamente da quanto accade nello straordinario percorso lirico di Elio Pecora, tuttavia – e questo è uno degli aspetti più felici del testo – l’urgenza e gli echi delle problematiche sociali non vengono mai eluse in Fedeltà del gelso. Rifrazioni sensibili ed attente filtrano tra i rami e assumono il volto di precari senza lavoro, senza casa in un corteo dove le anime sono numeri, manichini acefali di una drammatica coreografia di Magdalena Abakanowicz, o il volto di un giovane del Bangladesh che, al semaforo, vende rose/illusioni/speranze.

Magdalena Abakanowicz, 12 Standing Figures, 1990

Alla fine resta solo rabbia, come nella splendida “Rosa solitaria del Bangladesh”, mentre ad alternarsi e sovrapporsi sono auto, corse, orari, arrivi, soste, ripartenze di un tempo frenetico e i fumi di un impianto petrolchimico ammoniscono le cattive coscienze a non violentare un ambiente devastato da scaltri, ambigui nuovi barbari.

Il tutto espresso in una cifra stilistica originale, sospesa fra spoglia referenzialità e l’allusività di insinuose metafore, che diviene ascolto, scoperta stupita e commossa della realtà, ricamo del non dicibile. Diviene conoscenza e rivelazione – attraverso parole innocenti e necessarie – anche dell’osceno delle cose, infine doveroso debito e (in)consapevole riflesso di antichi poeti yemeniti con suggestioni di Saffo e Omero.

Fedeltà del gelso di Roberto Concu
Foto di Riccardo Pesaresi

Camminando senza nome nel labirinto del nostro oggi con l’umiltà e la perseveranza di una “lenta ginestra”, il fiore leopardiano, Concu risolve la propria vicenda umana e artistica nella ferma, lucida accettazione del presente, nel ricordo toccante di un natio entroterra isolano che si fa nitida consapevolezza e senso della responsabilità, nella fede convinta in un nuovo alfabeto di gesti e sillabe per manomettere l’egoismo e riappropriarsi del mistero… con Lei. Promettente il suono dei suoi baci dopo la pioggia violenta. Il nero non è il colore del domani.

 

Fedeltà del gelso, edito da AnimaMundi, è la seconda raccolta di poesie di Roberto Concu, dopo Tutto ciò che so del 2015, edito da Terra d’ulivi edizioni.

Formatosi alla scuola storico-critica di Walter Binni – di cui è stato allievo e con il quale ha collaborato negli anni conclusivi del suo magistero accademico alla Sapienza di Roma – affianca all’impegno di docente di Lingua e Letteratura italiana presso i Licei, l’attività di critico letterario e saggista, con interessi rivolti alla lirica novecentesca e al romanzo post-moderno.

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