Seminario con Manuel Vilas a Minorca – La gioia, all’improvviso

Seminario con Manuel Vilas a Minorca

Perché inizi a scrivere?
Qual è l’utilità?
L’utilità è il lettore?
Lo scrittore è un artista?
Lo scrittore è un eroe romantico?

È così che Manuel Vilas comincia il suo seminario.
Nella vita si finisce per fare cose e andare in giro a causa di una serie di eventi che sono collegati in modo curioso. C’è chi dice “è destino”, con uno sguardo tra lo scherzoso, lo spaventato e il profetico; altri assicurano che tutto è causato dalla serendipità. La Treccani definisce la serendipità: la capacità o fortuna di fare per caso inattese e felici scoperte mentre si sta cercando altro.

In un modo o nell’altro, sono a Minorca.
Il verde si stende a perdita d’occhio in ogni direzione. Dalla mia stanza nella vecchia casa chiamata Mallauí si sentono solo gli uccelli e il vento. Non ci sono motori, né clacson, la mia stanza ha il fascino scarno di un monastero. L’unica cosa che fa capire che non sto in Amazzonia, o in Africa, è l’assenza di insetti e un caldo moderato.

Chi scrive interiorizza, mette in relazione le cose e le propone agli altri. La letteratura è un sistema per conoscere la vita.

Da anni volevo vedere cosa succede in uno di questi seminari Talleres Islados di Minorca. Ogni estate ne organizzano diversi con nomi salienti della letteratura spagnola e due volte mi sono persa quelli di Millás perché tutto esaurito. Questa volta mi sono prenotata per il seminario di Vilas con un anno d’anticipo, quando nessuno poteva sospettare che ci sarebbe stata un’epidemia mondiale. Per fortuna si è tenuto lo stesso.

Uno scrittore vede che può manipolare, muovere, le parole. Lo scrittore vede qualcosa che si manifesta con devastante intensità. Si difende da quell’intensità con le parole.

Seminario con Manuel Vilas a Minorca
Una delle residenze dei seminari Talleres Islados

Ho un piano preciso. All’aeroporto di Barcellona, ​​dove sarò in transito, comprerò il nuovo libro di Vilas, così come quello di sua moglie, Ana Merino, che sarà anche lei a Minorca. Sono certa di trovarli, dato che quest’anno Alegría (che in italiano ha il titolo di La gioia, all’improvviso) di Vilas è arrivato finalista per il premio Planeta e El Mapa de los Afectos di Ana Merino (che non è pubblicato in Italia) ha ricevuto il premio Nadal. Li cerco ma scopro infastidita che le librerie a El Prat sono chiuse.

Ordesa (In tutto c’è stata bellezza), il clamoroso successo di Vilas del 2018, non è un libro per tutti. Bisogna prenderlo a piccole quantità. Senza averlo ancora letto, so che sicuramente non sarà facile nemmeno Alegria, che è il suo seguito. Nel workshop, dove sono presenti una dozzina di partecipanti affascinanti e colti, provenienti da vari angoli della Spagna, si parla di entrambi. In entrambi i libri ci troviamo di fronte al fatto ineluttabile che tutto ciò che conta per noi, tutto ciò che notiamo, è ricollegato a qualche ricordo del passato, dell’infanzia, dei genitori.

La fortuna non mi aiuta nelle mie ricerche: a Minorca le librerie non hanno i libri che voglio. Tuttavia, settimane dopo finirò per trovarli alla Feltrinelli nel centro di Roma, il che mi rende infinitamente felice perché, essendoci una selezione molto limitata di libri in spagnolo, trovarli lì significa che sono entrati in una sorta di Olimpo dei libri in quella lingua. Da Feltrinelli, Merino e Vilas sono seduti accanto a Garcia Marquez, Isabel Allende, Federico, Calderón…

Talleres Islados

Sono l’ultima ad arrivare a Casa Malauí, il giovedì alle diciotto. Resteremo lì fino a domenica. Si inizia subito, entriamo subito nel vivo dell’argomento: la letteratura. A che serve, perché si fa. Ed entriamo subito nel vivo degli ultimi libri di Vilas, dove lui si mette di fronte al rapporto primordiale: genitori, figli.

La vita, nel suo significato più profondo, si realizza solo nella tua memoria.
La gioia, all’improvviso.

Cosa succede quando i genitori se ne sono andati, ma rimangono ancora saldi nella nostra mente, nella nostra memoria, nella nostra ricerca?
Forse è una prerogativa dei genitori e dei figli? E gli altri, i vivi, quelli che rimangono, che dire di loro?
Gli altri affetti, perché contano meno? O forse quando gli altri scompariranno li ameremo di più?

I tempi al seminario sono scanditi dall’enorme sapere e dalla passione per la letteratura di Vilas, di Ana Merino, dei partecipanti e degli organizzatori. Certo, sono anche scanditi dagli ottimi pasti che spuntano dalla grande cucina della casa… Davanti a un gazpacho dico a Vilas che secondo me In tutto c’è stata bellezza (Ordesa) è un libro di poesie travestito da romanzo.
“Vi ho ingannato”, ride. Commenta che la poesia non vende. Che, infatti, anche se lui scrive poesie, le legge a malapena, spesso non gli piacciono. Mi chiede se leggo poesia e se mi piace, rispondo di sì. Lui e sua moglie si sono conosciuti perché le loro poesie sono edite dalla stessa casa editrice Visor Libros.

“Com’è che siete approdati qui?” ci domanda a tutti Vilas.
Alcuni, come me, sono nuovi ai Talleres Islados, altri sono degli habitué. Io racconto come sono venuta a sapere del suo libro, per serendipità grazie a Tiziana, e che ho infatti scritto un’articolo su Ordesa e gli Alterroman per Cronache Letterarie.
Quando ho letto In tutto c’è stata bellezza mi sono resa conto che stavo leggendo un genere letterario che avrei poi battezzato Alterroman. L’Alterroman è diverso dai Bildungsroman, che sono i libri di formazione, di crescita. L’Alterroman è un romanzo di riconciliazione. Ci riconciliamo con il nostro passato, la nostra origine, la nostra gente, noi stessi e la nostra follia.
In Alegria, Vilas continua a parlare dell’enigma che è la riconciliazione.

Seminario con Manuel Vilas
Ana Merino e Manuel Vilas

Mi ci sono voluti cinquantasei anni per perdere la paura di me stesso.
La gioia, all’improvviso.

Alegría riprende molti altri temi del libro precedente: Spagna, povertà, capitalismo, sogni d’infanzia, nichilismo, merito, pentimento. È scritto magistralmente. Tra questi temi si stende un catalogo di tutto ciò che va dal tormento alla gioia, rendendoci consapevoli che per vedere la gioia abbiamo bisogno del suo contrario, che per apprezzare la luce abbiamo bisogno dell’ombra, di quella presenza dissonante e cacofonica che ci allontana dalla sanità mentale. Perché per Vilas la gioia è nascosta tra le pieghe della desolazione.

Perché la gioia non è di questo mondo. È un’arte del cuore, che è sempre nascosta, un’arte del bene.
La gioia, all’improvviso.

Gli è piaciuto l’articolo, mi dice. È la prima volta che incontro uno scrittore sul quale ho scritto.

Passiamo a un altro argomento: “Quando non capisco qualcosa, ne scrivo”.  Vilas era un insegnante; chissà se un giorno tra i suoi studenti comparirà un nuovo caso letterario, un premio della Real Academia, un Premio Cervantes. Nel seminario ci porta su una mongolfiera che viaggia attraverso la magica storia della letteratura. Tra un caffè, un aneddoto e le ben accette interruzioni delle dottissime signore mie compagne di seminario, racconta che è un kafkiano e ci svela segreti sull’autore dei labirinti.

Partiamo con diverse macchine da Casa Malaui diretti alla bella cittadina di Castellón, dove quella sera c’è la presentazione dei libri di Vilas e Merino nel giardino della biblioteca locale. Ana Merino parla del suo magnifico libro di racconti, travestito da romanzo corale. Vilas spiega com’è arrivato alla gioia e a La Gioia all’Improvviso.

In Alegria ci imbattiamo in diversi pensieri oscuri. L’impulso di buttarsi nel fiume, di bere il bicchiere che si desidera più di ogni altra cosa pur sapendo che ci ucciderebbe. All’improvviso scopro che mi identifico con quei pensieri, e non vorrei, mi spaventano, sono pensieri che vorrei respingere, vorrei che Vilas non li avesse mai scritti, tanto meno intitolandoli Alegria. Vorrei che non li avesse proprio pensati.

la gioia, all'improvviso. Seminario con Manuel VilasIn quei pensieri oscuri c’è la domanda estrema dell’umanità, quella che si pone Cioran, quella che Camus considera la ricerca elementare della filosofia… Vale la pena vivere? Perché non ci buttiamo da un ponte? Cosa ci impedisce di farlo, in quei momenti di sconforto che spesso attraversa l’anima?
Le parole di Vilas sembrano dire al lettore: guarda, questo è ciò che sento quando il tormento prende il sopravvento e devo dirtelo perché anche tu potresti arrivare a sentirlo. E guarda, in questo modo affronto quei miei pensieri tortuosi, do loro un nome, un contorno, una misura e a volte, se ho fortuna, riesco a metterli all’angolo.

Domenica è l’ultimo pasto insieme. Il pranzo della domenica è importante anche qui, e ci mangiamo un ottimo fideuà. E’ importante anche perché si celebrano dieci anni di Talleres Islados, con tanto di torta con scritta commemorativa. Dieci anni di passione per la lettura, per le storie, per il significato, proprio come i dieci anni di Cronache.
Tornata a casa, finalmente leggo Alegria (La gioia all’improvviso). Sono arrivata al suo autore per serendipità—quindi non c’è da stupirsi se per serendipità trovo questa frase nel libro, buttata lì quasi per caso, che potrebbe essere la risposta alle domande di Cioran, Camus, e di molti di noi:

Le persone come me tendono a idealizzare la vita, ma cos’altro puoi fare con la vita se non idealizzarla, perché è l’unico modo in cui la vita ci permette di parlarne con un po’ di amore, di rispetto e d’affetto.
La gioia, all’improvviso.

Hopelessly devoted to pursuing happiness through exploration, art, and words, Paola de Santiago Haas has been formerly employed in design, television and tourism before becoming an independent business consultant and facilitator in the media industry. She has written two books, including No Road, Just Us: A Journey's Notebook.

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