THE UNDOING Le verità non dette

The Undoing
La famiglia Frazer

Grace e Jonathan Fraser sono i protagonisti della miniserie in sei puntate The Undoing, thriller psicologico tratto dal romanzo The Undoing (titolo originale: You Should Have Known) di Jean Hanff Korelitz e diretto dal premio Oscar Susanne Bier.

Hugh Grant e Nicole Kidman sono i coniugi Fraser, coppia facoltosa dell’Upper East Side newyorkese, con tutti i clichè del caso. Belli e ricchi, con il figlio che frequenta una elitaria scuola privata e due lavori soddisfacenti: lei psicoterapeuta, lui chirurgo oncologico pediatrico.

Grace è anche membro del comitato genitori della scuola, con il quale organizza incontri di mamme per raccolte fondi. Durante uno di questi incontri conosciamo Elena Alves, interpretata da Matilda De Angelis, mamma di un bambino che frequenta la scuola grazie a una borsa di studio. Nonostante Elena sia completamente un pesce fuor d’acqua nel comitato, o forse proprio per questo, Grace la mette a suo agio e, in una qualche maniera, le offre il suo aiuto per inserirla nel contesto della scuola.

Matilda De Angelis è Elena Alves

Godiamo molto poco di questa strana amicizia perché, la mattina dopo l’evento di raccolta fondi, Elena viene trovata morta, orrendamente sfigurata, nel suo studio d’artista. Chi è l’assassino? La polizia si concentra subito su Jonathan che pensa bene di scomparire la sera stessa della festa. Il suo rendersi irrintracciabile certo non aiuta a scagionarlo ma, non appena scoperto e arrestato, la matassa invece di sciogliersi si ingarbuglia.

Un thriller psicologico

Confermo che è piuttosto difficile raccontare un thriller senza rischiare di svelarne il mistero. Mi sento però di poter dire che la trama si sviluppa in maniera tale che, puntata dopo puntata, nella migliore tradizione del genere, lo spettatore è portato a sospettare di tutti, visto che ognuno nasconde qualche cosa.

The Undoing non mi ha particolarmente colpita per l’originalità della trama. Posso tranquillamente ammettere che, nella decisione di continuare a vederla, la mia predilezione più che ventennale per Hugh Grant e per il suo fascinosissimo (sempre per me, eh!) accento british ha avuto un ruolo determinante.

Battute a parte, The Undoing non spicca per originalità, quanto per la costruzione dei ruoli e dell’intreccio. La regista, Susanne Bier, ha reso ogni personaggio molto particolareggiato e sfaccettato.

Cast stellare per dei personaggi molto ben costruiti

Fondamentale per raggiungere questo scopo è stata la scelta stellare del cast, la cui recitazione è sempre, come ci si aspetta giustamente da tali nomi, assolutamente perfetta. Da Hugh Grant a Noah Jupe, che interpreta il figlio, per non parlare di Donald Sutherland – che nei panni del padre di lei è semplicemente spettacolare – i personaggi fanno trasparire emozioni e stati d’animo che rendono la trama avvincente.

Una perplessità io l’ho avuta proprio con il personaggio di Grace Fraser. Insomma, fa la psicoterapeuta, eppure sembra sempre un po’ Alice nel paese delle meraviglie. Non è mai in grado di interpretare gli stati d’animo delle persone che le stanno intorno, dal marito al figlio, alla sua migliore amica. A sua discolpa devo dire che non è mai facile usare l’obiettività quando si tratta di sé stessi. Quindi probabilmente la regista voleva proprio sottolineare l’umana fragilità di una donna scissa tra il bisogno di capire cosa sia successo e la voglia di credere che sia stato tutto solo un brutto sogno.

The Undoing, quindi, mi ha colpita molto per la ricerca del dettaglio, la cura nella descrizione, oltre che degli stati d’animo, degli ambienti e dello stile di vita dei protagonisti (vedi il trailer).

La nostra coppia, ad esempio, vive in una casa superlussuosa e con un’atmosfera da rivista di architettura. Eppure, sbirciando nel loro buco della serratura, la Bier ci descrive un mènage tranquillo, da “vicino della porta accanto”. Jonathan porta il figlio a scuola, Grace prepara il pranzo, organizzano la loro quotidianità in modo tale da renderteli simpatici e suscitare empatia. Salvo poi portarci alla festa e mostrarci Grace con un capolavoro di vestito di Givenchy che, per restare in tema disneyano, avrei visto bene indosso a una Cenerentola 2.0.

I costumi della Kidman sono la cosa che ha mi colpita di più in The Undoing: la costumista è riuscita a rendere in maniera eccelsa la leggiadria e grazia di Nicole Kidman. I suoi vestiti sono sempre colorati, fluttuanti, fluidi, sembra vestita di nuvole, gonne lunghe cangianti, cappotti colorati avvitati ed eterei, è come se la luminosità e il colore addosso a lei potessero fare da contrappasso alla cupezza del dramma che si trova a vivere.

E poi c’è la New York pre-pandemia, con i suoi grattacieli, la folla per le strade, le lussuosissime case, lo stesso Central Park, presente praticamente in ogni scena, si può dire che è esso stesso un protagonista. The Undoing infatti è pieno di camminate in Central Park. Sia Jonathan che Grace lo attraversano per accompagnare Henry a scuola ma, soprattutto, è il posto che Grace sceglie per le sue camminate notturne per calmarsi e schiarirsi le idee. Forse un po’ pericoloso, ma noi confidiamo nella sospensione della realtà, tipica del cinema.

La ricetta

Rimango nel dettaglio per raccontarvi del dolce simbolo degli Stati Uniti che anche da noi è noto sin da piccoli come “la torta di nonna Papera”. Sto parlando della Apple Pie, la più classica delle torte di mele che, come moltissime cose americane, ha origini inglesi ma che negli USA è diventata proprio un’istituzione, con tanto di giornata dedicata, il 13 maggio.

In tutta la serie non li abbiamo mai visti mangiare e guardando la Kidman in effetti si può legittimamente pensare che campi d’aria. Ma sono sicura che, nei momenti sereni della loro vita familiare, anche loro ne hanno gustata una fetta.

Apple Pie

Dosi per uno stampo di 20 cm.

Guscio:
300 gr di farina 00
175 gr di burro freddo a cubetti
2 cucchiai di zucchero di canna
Un pizzico abbondante di sale
Un uovo medio
1 cucchiaio di aceto
3 cucchiai di acqua ghiacciata
Ripieno:
1 kg circa di mele, idealmente almeno la metà acidule come le Granny Smith
5 cucchiai di zucchero di canna
1 cucchiaio di maizena
Il succo di mezzo limone
Un cucchiaino di cannella in polvere
Panna montata per servire

Per il guscio: mescolate la farina e il sale in una ciotola, aggiungete il burro freddo a pezzetti e lavorate fino ad avere una consistenza sabbiosa. Aggiungete lo zucchero di canna, fate un buco al centro e versatevi l’uovo, l’aceto e l’acqua molto fredda. Impastate rapidamente per amalgamare ma cercate di non scaldare l’impasto. Fate una palla, avvolgetela nella pellicola e mettetela in frigo per almeno un’ora.

Nel frattempo sbucciate e tagliate a fette sottilissime le mele, mettetele in una ciotola e aggiungete il succo di limone, lo zucchero, la maizena e la cannella. Mescolate bene e fate macerare per una mezz’ora.

Riprendete la pasta dal frigo e dividetela in due parti, una un poco più grande dell’altra. Stendete la parte più grande col mattarello e foderate lo stampo. Versate le mele scolate dal succo, poi con l’altra metà di impasto tagliato a strisce, formate una grata cercando di posizionarle piuttosto vicine.

Infornate in forno già caldo a 180° per circa un’ora, poi fate raffreddare e servitela, se volete, con un poco di panna montata.

Vi avviso, NON riuscirete a sformarla. Le fette non saranno bellissime ma non vi preoccupate, è buonissima lo stesso!

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Simona Chiocca
Napoletana di nascita e romana per scelta, da sempre sono innamorata della cara vecchia Inghilterra. Lavoro nella produzione cinematografica e da che ho memoria sono appassionata di cucina e passo quasi ogni momento libero spignattando e infornando a più non posso. Cinefila e profondamente gattara, vivrei in un autunno perenne con libri e tè.

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