Come ordinare una biblioteca. La regola del buon vicino

Come ordinare una biblioteca. @TizianaZita
La mia prima libreria

Ci sono le librerie dei nostri genitori, quelle da cui abbiamo attinto i primi romanzi. Quella che vedete qui sopra nell’illustrazione, è invece la mia prima libreria al di fuori della famiglia. Poi ci sono le librerie delle coppie e quando ci si lascia la divisione dei volumi può essere uno strappo doloroso. Ci sono quelle delle case in cui abbiamo abitato. Alcuni libri li abbiamo persi per strada, non si sa dove, li abbiamo prestati o regalati perché:

“Una biblioteca è un organismo in perenne movimento. È terreno vulcanico, dove sempre qualcosa sta succedendo, anche se non percepibile dall’esterno”.

Borges immaginava il paradiso come una specie di biblioteca, ma a giudicare dalla sua non ci andava a finire quasi nessuno. Dice Alan Pauls in un’intervista che a casa non teneva più di 200, 250 libri.

All’inizio del suo libricino Come ordinare una biblioteca, Roberto Calasso si chiede che cos’è l’ordine.
La migliore risposta a questa domanda si trova in un capitolo del memorabile saggio Verso un’ecologia della mente (peraltro da lui pubblicato negli Adelphi scientifici), intitolato “Perché le cose finiscono in disordine?”
Gregory Bateson spiega alla figlia che c’è un solo posto in cui le cose sono in ordine, mentre in tutti gli altri, infiniti posti, sono in disordine.

“Dato che ci sono infiniti modi disordinati, le cose andranno sempre verso il disordine e la confusione”.

Come ordinare una biblioteca. Foto di Tiziana Zita

Il testo è simpatico e illuminante. Tra l’altro ci sono anche capitoli adiacenti interessanti – secondo la regola del buon vicino – intitolati: “Perché le cose hanno contorni?”, o anche “Perché i francesi?”

Che il problema dell’ordine e del disordine non sia banale, lo dimostra lo straordinario successo de L’arte del riordino della giapponese Marie Kondo. Lei addirittura dà lezioni di riordino e fa consulenze domestiche a chi non è capace di mettere a posto. Ho letto un pezzo del suo libro ma non sono riuscita ad andare avanti perché mi è sembrata troppo ossessiva nell’impresa e troppo compulsiva negli acquisti. Presenta un modo per ordinare la casa che sembra un programma per disintossicarsi.

Inizia dicendo che il suo è un metodo per riordinare la casa una volta per tutte, in maniera definitiva: e già questo è inquietante. Promette che una volta sperimentato “l’ordine perfetto” non si potrà tornare indietro. Quindi spiega che bisogna tirare fuori tutto dai cassetti e rimettere dentro solo le cose che davvero vogliamo. In pratica bisogna buttare mezza casa, eliminando tutto quello che non serve.

Come ordinare una bibliotecaTornando all’ordine dei libri, la conclusione di Calasso è che il miglior modo non può che essere plurale e che sono tanti i criteri possibili: alfabetico, tematico, linguistico, storico e così via. Oppure ci può essere la giustapposizione di più criteri.
La mia libreria ad esempio è ordinata per temi, ma anche per lingue e per dimensione: è vero, i libri grandi finiscono tutti insieme.

Il criterio più curioso e affasciante è quello applicato da Aby Warburg, storico e critico d’arte tedesco, “secondo cui nella biblioteca perfetta, quando si cerca un certo libro, si finisce per prendere quello che gli sta accanto e che si rivelerà ancora più utile di quello che cercavamo”.
È stato questo il metodo che ha seguito nell’ordinare la sua biblioteca ad Amburgo: “un tentativo di riprodurre in un luogo l’intelaiatura del pensiero di Warburg stesso”.

“Essenziale è comprare molti libri che non si leggono subito. Poi, a distanza di un anno, o di due anni, o di cinque, dieci, venti, trenta, quaranta, potrà venire il momento in cui si penserà di aver bisogno esattamente di quel libro”.

Mi è successo con Armi acciaio e malattie di Jared Diamond. Lo avevo comprato dopo un fatidico seminario con Douglas Hofstadter (ancora una volta Adelphi…) nel 2004 perché ne avevo parlato con un gruppetto di persone con cui avevo fatto amicizia lì. Però è sempre rimasto su uno scaffale, anzi si è fatto pure un paio di traslochi, fino a che questa estate mi sono resa conto che era proprio il libro che mi serviva per quello che stavo scrivendo. Trovarselo lì pronto, a portata di mano, è stata una specie di serendipity. Che cosa si prova?

“Da una parte il sospetto di aver anticipato, senza saperlo, la propria vita, come se un demone sapiente e malizioso avesse pensato: “Un giorno ti occuperai dei Bogomili, anche se per ora non ne sai quasi nulla”. Dall’altra un senso di frustrazione, come se non fossimo capaci di riconoscere ciò che ci riguarda se non con un grande ritardo”.

“Ma li hai letti tutti?”

È l’inevitabile domanda che spesso mi fanno e che mi fa sempre ridere.
Ho l’impressione che se rispondessi di sì li spaventerei. In ogni caso la mia risposta è no perché ne compro molti di più di quelli che leggo.
Nel saggio la domanda la fa una signora finlandese al padre di Calasso, guardando una parete di testi giuridici scritti fra il Cinquecento e l’Ottocento.

Come ordinare una biblioteca contiene tanti aneddoti sui libri, le biblioteche, le librerie, le vecchie stamperie. È ironico, erudito. Parla della stagione delle riviste letterarie, quando da lì passavano le principali opere d’arte e gli autori più importanti e innovativi. Dice che:

“Il libro, come il cucchiaio, appartiene a quegli oggetti che vengono inventati una volta per tutte”.

E quindi non può temere la concorrenza dell’ebook.

Roberto Calasso, direttore editoriale della Adelphi dal 1971 e autore di numerosi saggi, ha costruito “una delle più belle e affascianti collezioni di libri del mondo. Si può affermare, dunque, che Adelphi sia la storia delle letture di Calasso”, scrive Andrea Zanni in un articolo.

Un vicino di Adelphi
è sempre un buon vicino…

Chissà se Calasso ci ha pensato (probabilmente sì) che in questo senso il criterio di Aby Warburg può essere applicato alla Adelphi nella sua interezza, essendo la sola casa editrice italiana in cui si può prendere un libro a caso e leggerlo, sapendo di aver quasi sicuramente pescato bene (vabbè ammetto che Tito di Gormenghast io proprio non lo reggo…).

Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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