Kaddish.com di Nathan Englander

Kaddish.com

1999

Quando il padre di Larry muore, lui va da Brooklyn a Memphis, a casa della sorella, per il funerale. Si ritrova così in mezzo alla sua comunità di ebrei ortodossi dove si sente come un pesce fuor d’acqua. Non ne condivide i riti, non ne capisce e ne ha dimenticato le regole. Lì tutti lo guardano male, visto che gli ebrei di Memphis sono ancora più conservatori di quelli tra cui sono cresciuti a Brooklyn.

“Lui è il fratellino ribelle, la pecora nera e anche apostata”.

Kaddish.comMentre cerca di dormire incastrato nel lettino del nipote undicenne, disturbato dalla luce dell’acquario, Larry non riesce ad allontanare i pensieri che lo turbano.
Non è tanto la settimana che deve passare lì eseguendo uno stretto rituale a preoccuparlo, ma quello che in teoria viene dopo. Quando qualcuno muore spetta infatti al figlio maschio recitare il Kaddish, la Preghiera dei Morti. Per undici mesi, ogni giorno, per otto volte al giorno, dovrà presentarsi in Sinagoga e recitarla davanti a tutti, cosa che Larry non ha la minima intenzione di fare.

Il padre, da cui Larry si sentiva amato e compreso, riteneva che la sua attuale vita fosse qualcosa di temporaneo prima del “ritorno a casa” e questo malgrado Larry abbia ormai trent’anni.

La sorella lo implora di recitare il Kaddish. Non è necessario che sia religioso e che ci creda, basta che lo faccia. O vuole che il loro padre vada all’inferno? Lui non deve saltare una sola preghiera perché da questo dipenderà la condizione del padre nell’Aldilà. Sua sorella e il rabbino lo incalzano e lo mettono alle strette.
Larry, che per una settimana ha interrotto sigarette, canne, alcol, divano e non ha neanche mai “porneggiato”, non vede l’ora di tornare alle sue abitudini davanti alla Tv con cibo spazzatura e tutto il resto.

Kaddish.com

L’idea geniale gli viene quando, parlando con la sorella e il rabbino, scopre che è possibile appaltare la preghiera a qualcun altro. Perciò si mette su internet e trova il sito Kaddish.com con sede a Gerusalemme, dove può contattare un gruppo di studenti molto devoti che, a pagamento, sono disposti a recitare la Preghiera del Lutto. Perciò fa subito la richiesta, inserisce i dati del morto e trova un ragazzo di nome Chemi, che si offre di recitare il Kaddish per suo padre. Lui firma, piange per il sollievo e paga con carta di credito.

2019

Vent’anni dopo ritroviamo Larry che ha ripreso il suo nome ebraico di Shuli, è diventato rabbino, ha una moglie, due figli e insegna in una scuola ebraica. Ora è Reb Shuli.

Però Larry, ora Shuli, non si dà pace per il fatto di aver affidato il Kaddish a un altro e vuole recuperare il suo diritto a dire la Preghiera dei Morti. È pentito e tormentato dal non aver svolto il suo dovere di figlio. Così, grazie all’aiuto di un suo allievo dodicenne, abile a smanettare su internet, cerca di rintracciare Chemi e gli studenti della scuola rabbinica del sito Kaddish.com. La sua indagine non sarà per nulla semplice e lo porterà fino in Israele.

Kaddish.com. Nathan Englander
Nathan Englander

Il romanzo Kaddish.com, come forse avrete intuito, è una commedia. L’umorismo è il modo con cui Nathan Englander, autore di racconti e romanzi, narra cose drammatiche. La storia ricalca anche la biografia dell’autore, ebreo americano ortodosso di Long Island che a diciotto anni si è recato da New York in Israele con grande entusiasmo, per ritornare pochi anni dopo, deluso e non più credente.

Potenza del rito

Kaddish.com contiene una bella riflessione sulla potenza del rito.
Tramite la preghiera si può continuare a mantenere un legame con chi non c’è più. Recitare il Kaddish per undici mesi diluisce (e quindi lenisce) il dolore della perdita ed evita l’oblio.

“È questo che fanno i riti. Creano un legame nel tempo che ci protegge dal caos”.

Forse se avessi avuto un Kaddish da recitare quando a vent’anni ho perso mio padre, mi avrebbe protetto dal caos emotivo in cui mi ha gettato la sua morte. Ecco perché, pur essendo laica, mi piacciono i funerali. Credo che questi riti collettivi, più che i morti, aiutino i vivi.

Il tema del Kaddish lo troviamo anche nella bella, delicata e coinvolgente serie tv israeliana Shtisel – che pure è ambientata tra ebrei ortodossi – dove è trattato in modo diverso, ma è sempre foriero di guai per chi desidera onorarne la tradizione e per chi intende aiutarlo (leggi anche qui).

La serie tv Shtisel (seconda stagione), trasmessa da Netflix
Morale

Finito di leggere il libro ho continuato a ripensarci perché qualcosa non mi tornava, finché ho capito.
Quello che mi pare interessante è che in realtà Shuli, anche vent’anni dopo, anche da rabbino con moglie e figli, è sempre lo stesso matto di prima. Ha la stessa ossessiva testardaggine. Tanto prima cercava un modo per evitare il Kaddish, quanto ora cerca un modo per recuperarlo. È assillato come un adolescente e mosso da un senso di colpa inesauribile. La moglie, preoccupata per la sua salute mentale, gli consiglia di rivolgersi al loro vicino psichiatra, oltre che al rabbino. Lei prova a dirglielo in tutti modi: pensa davvero che Dio voglia punirlo e prendersi la sua anima per un errore di gioventù? “In questa vita è lecito anche perdonare se stessi”.

Però non c’è niente da fare, Larry/Shuli deve fare cocciutamente a modo suo. Ma è proprio nelle sue assurde e fantasiose risoluzioni che sta il bello della storia.

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Tiziana Zita
Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

Un commento

  1. […] giallo. In realtà è la storia di un semplice tradimento, fatto con la persona sbagliata. Perché israeliani e palestinesi sono peggio che Montecchi e […]

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