Eugenié Grandet di Honoré de Balzac

Eugenié Grandet di Balzac. Cronache Letterarie
Eugenié Grandet è un grande romanzo della letteratura ottocentesca che affascina e stordisce con una giostra di personaggi, sentimenti e situazioni. I personaggi di Balzac, mai banali, danno vita a dinamiche inaspettate, raccontate con maestria e ironia. Si svolge in Borgogna, una delle zone vitivinicole francesi d’elezione, e Père Grandet è un vignagnolo.

«In alcune province si trovano case la cui vista ispira una malinconia simile a quella dei chiostri più tetri, delle lande più desolate, delle rovine più tristi: in queste case vi sono forse qualche volta e il silenzio del chiostro, e l’aridità delle lande, e le rovine. Vita e movimento vi sono così tranquilli che un forestiero le riterrebbe inabitate, se d’un tratto non incontrasse lo sguardo smorto e freddo di una persona immobile, la cui figura, mezzo monastica, sporge da parapetto della finestra al rumore di un passo insolito. Tale melanconia esiste anche in una casa di Saumur, in cima alla via montagnosa che mena al castello nella parte alta della città.»

La descrizione, in poche righe, della quinta scenica di questa Commedia umana è talmente realistica che quasi si respirano gli odori campestri che avvolgono questo paesino francese.
Facilmente ci si lascia trasportare nell’epoca ottocentesca. Soprattutto quando Balzac fa letteralmente i nomi: dai Rothshield ai Laffitte, dall’orologiaio Bréguet al sarto più famoso di Parigi.
Il romanzo è dunque ambientato, nella piccola città di Saumur, situata nella valle della Loira.
Gli abitanti di Saumur vivono una vita monotona, fatta di minimi gesti e chiacchiere di paese. In questo villaggio si produce vino, in tale quantità che a Saumur non costa praticamente niente.
Quindi si offre senza parsimonia, come “il tè nelle Indie”, ma rende molto bene sui mercati lontani. Lo sa bene Grandet padre.
Come si potrebbe pensare dal titolo, la protagonista del romanzo è una donna. Tuttavia, già dalle prime pagine ci si rende conto che si tratta di un’opera corale, dove i protagonisti sono talmente tanti e vari, come le stesse emozioni umane.

Saumur. Eugenié Grandet. Balzac
Saumur
Un padre così non lo vorrebbe nessuno

L’ingombrante e devastante figura di Père Grandet, il padre di Eugenié entra subito in scena. Balzac lo ritrae con una maestria tale da imprimerlo per sempre nella mente del lettore.
Père Grandet è orribilmente avaro. Scaltro ed abile negli affari, senza dubbio, ma talmente ossessionato dall’accumulare ricchezze, da farne un altare sul quale sacrificare la felicità di tutti.
Grandet è un vignaiolo, un ex bottaio, riuscito a far fortuna nel periodo Napoleonico, muovendosi con destrezza tra il latifondismo e la finanza. Con una operazione speculativa degna di un futuro yuppy di Wall Street è riuscito ad assicurarsi i migliori vigneti della zona.
Produce vino di altissima qualità, ma senza alcuna passione. Per lui non fa differenza quale sia l’oggetto del business, il denaro è l’unico e supremo scopo della sua vita. L’autore racconta con estrema meticolosità la natura degli affari condotti dal Grandet. Le trattative e le manovre speculative sono spiegate così bene, che stupisce come nella vita privata Balzac abbia amministrato tanto male le sue ricchezze.

Casa Grandet

Eugenié Grandet. Balzac . Cronache LetterarieIl padre di Eugenié Grandet è, dunque, ricchissimo. Il più ricco del paese, e il suo fiuto per gli affari, gli consente addirittura di comprendere, con anticipo, la potenzialità di una grande annata di vino. Un uomo che gode dell’invidia e della stima dei suoi compaesani, definiti correligionari di quella massoneria delle passioni che assimila il savoir faire finanziario a quello amatorio.
Il vignaiolo rappresenta, dichiaratamente, l’incarnazione stessa dell’avarizia e della decadenza morale di una intera epoca.
Père Grandet ha una sola figlia: Eugenié. In età da marito, dotata di bellezza e grazia, e totalmente scevra di tutte quelle caratteristiche negative connaturali al padre.
La casa nella quale vivono i Grandet, padre madre e figlia, è umida e volutamente spoglia. Non accendono nemmeno il fuoco per scaldarsi e le vivande sono addirittura razionate.
Custode e involontariamente complice dell’Arpagone è la fedele serva Nanon. Un altro magistrale ritratto di donna, colossale nelle fattezze e dotata di una forza androgina molto utile al tarchiato padrone di casa.

L’amore che innesca le dinamiche

La monotona vita di provincia viene scandita dalle visite degli amici di famiglia e pretendenti alla mano di Eugenié Grandet. Ma una visita inattesa sconvolgerà tutti gli equilibri.
Charles, cugino della giovane, un vero e proprio dandy, arriva da Parigi con il suo corredo raffinato. Immediatamente scava una breccia nei cuori delle donne di casa. Il ventenne figlio del fratello di Grandet, ancora non sa che il suo mondo sta per crollare come la sua reputazione. L’arte dell’accoglienza non è di certo di casa dai Grandet, ma le donne faranno l’impossibile per rendere piacevole il soggiorno di Charles.
La serie di avvenimenti che scaturiranno dalla destabilizzazione dei rapporti è avvincente. Balzac riesce a rendere gli oggetti, i momenti, le espressioni, talmente vividi che sembra di vederli.

Figure di uomini e donne

La condizione femminile viene ampiamente descritta con le parole, ma ancora più dai gesti e dai silenzi forzati di queste donne. Una condizione descritta in modo crudo come una naturale, disperata condanna alla sofferenza. Le donne sembrano vivere una esistenza povera di dignità ed autonomia.
E’ una donna tratta dalla costola dell’uomo, forgiata per servire, non per vivere. Dotata di sentimenti ed animo angelico anche quando ha lo spirito rinchiuso in un corpo monumentale come quello di Nanon. Donne ridotte al silenzio che, quando parlano, vengono tacciate di aver bevuto del vino.
Vino che viene spesso tirato in ballo come elemento consolatorio, come cibo più che bevanda. Del buon vino, nella cui descrizione, tuttavia, Balzac si limita al bianco e rosso.
Il bicchiere della vittoria, che Grandet si concede soddisfatto dopo aver magistralmente orchestrato la salvezza della reputazione del nipote Charles, non contiene vino, ma cassis. Il liquore di ribes nero tipico della Borgogne.

Borgogna. Eugenié Grandet

Il vino di Borgogna

Il problema in Borgogna è sceglierlo, dato che ci troviamo in una delle zone vitivinicole francesi d’elezione. Dove già nel XII secolo acquistare un vigneto era più costoso che in Champagne.
Restringiamo il campo all’area dove vive Eugenié Grandet. La zona dell’Anjou-Saumur è zona di vini bianchi e rosati di altissima qualità. I bianchi sono prodotti con un vitigno denominato Chenin Blanc. Spesso associato alla denominazione Savennières.
I vini bianchi prodotti in questa zona sono tra i più longevi al mondo. Dotati di mineralità e freschezza ed un corredo aromatico estremamente complesso.
Non mancano i vini rossi prodotti principalmente con Cabernet Franc, Cabernet Sauvignon e Gamay.
La zona è anche famosa per la produzione di spumanti metodo classico nelle denominazioni Saumur e Crémant de Loire.
L’umidità descritta da Balzac nel suo romanzo è tipica di questa zona, famosa per la presenza di Botrytis Cinerea. La muffa nobile dà vita a vini passiti di grande acidità ed eleganza.

Un vino dolce e consolatorio

Apriamo dunque una bottiglia di Quarts de Chaume. Un vino dolce prodotto da uve Chenin Blanc. Meno strutturato del Sauternes, ma dotato di grandi potenzialità di invecchiamento.
Questo vino si offre al naso con una complessità di aromi floreali e fruttati. Sentori di agrumi, frutti tropicali che aprono la strada ad una cornucopia di frutta candita disidratata, albicocca, miele e spezie.
La leggendaria freschezza di questo vino ci regala una succulenza atta a bilanciare la dolcezza. Vellutato e rotondo. Armonico, potente e fresco allo stesso tempo. Un vino con un finale infinito che continua a stupire nella complessità.
Da aprirsi non prima di dieci anni dalla vendemmia. Destinato ad un lunghissimo affinamento, soprattutto nelle migliori annate. Si tratta, in definitiva, di un vino da grandi occasioni. Da servire freddo, intorno agli 8 °C.

Entusiasmante nell’abbinamento

L’abbinamento con il dolce, specialmente una tarte tatin, una torta di mele o crostate di frutta è ovviamente vincente.
Ma questo vino si presta anche ad esaltare piatti raffinati, come aragosta, tartine al fois-gras, anatra glassata.
Senza nominare l’abbinamento eccezionale con i formaggi erborinati come il Roquefort o il Gorgonzola, anche in abbinamento con le pere.
Il finale amaro del romanzo richiede, a mio avviso, proprio un vino consolatorio, che qui raggiunge vette di eccellenza quasi inarrivabili.

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Daniela Cassoni
Cittadina del mondo innamorata di Roma, del vino, della storia e delle arti. Sommelier e imprenditrice, ho fondato nel 2013 gourmetaly.com, prevedendo pionieristicamente il successo dell’enogastronomia turistica. A casa mia c’è sempre della musica di sottofondo, del buon vino ed un bel libro da leggere.

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