Other – Ragazza, donna, altro

Ragazza, donna, altro di Bernardine Evaristo. Cronache Letterarie

In partenza per la Grecia mi trovo a compilare il Passenger Locator Form, necessario in tempi di Covid. Bisogna indicare chi sei, da dove vieni, dove vai, con chi, indirizzo, cellulare, vaccini etc. Dopo il nome e il cognome, alla voce “sesso” trovo queste possibilità: maschio, femmina, altro.
Altro?

Per lo stesso motivo la Lufthansa sui suoi aerei ha abolito la formula “Ladies e gentlemen” per un meno sessualmente definito “Buongiorno”.
Nascono nuovi problemi che sembrano alquanto assurdi se visti con tradizionale buonsenso, del tipo: nei locali pubblici bisogna fare un bagno apposta per gli other?
Di recente, la Corte Suprema degli Stati Uniti ha stabilito che gli studenti other potranno utilizzare il bagno maschile o femminile, a loro piacere.

Ma chi sono gli other?
Se ne parla nel romanzo Ragazza, donna, altro (titolo originale: Girl, woman, other) di Bernardine Evaristo.
Con questo libro la Evaristo è la prima donna nera ad aver vinto il Booker Prize, nel 2019, insieme a I testamenti di Margareth Atwood.
Ragazza, donna, altro è un librone di 520 pagine che parla di questioni di genere, di ciò che è lecito o illecito, definisce i nuovi confini di ciò che è corretto nelle relazioni tra sessi. O almeno ci prova.

Ragazza, donna, altro. Bernardine Evaristo. Cronache LetterarieTratta argomenti e temi fondamentali della società moderna. Li dibatte mostrando una pluralità di punti di vista. Lo fa in modo non banale raccontando le storie di 12 donne nere, tutte collegate tra loro. Come scrive la Evaristo nel suo libro “sfidare i pregiudizi di genere è molto di moda” e anche lei cavalca l’onda ma in un romanzo bello, onesto, duro e positivo.
Ambientato in Gran Bretagna, va avanti e indietro nel tempo. Dalla Londra degli anni Ottanta si arriva alla generazione “illuminata dalla luce dal computer”. Ognuna delle 12 protagoniste ha un suo capitolo e una storia.

Si parte da Amma, femminista, nera, lesbica. Il suo spettacolo sta per essere rappresentato al National Theatre. Una vita da combattente passata ai margini “finché il mainstream non ha cominciato ad assorbire ciò che un tempo veniva considerato estremo”.
Arrivata a Londra a 16 anni per fare l’attrice, Amma ha dormito all’addiaccio sotto i ponti e in ostelli. Lavorava in un fast food a Piccadilly Circus e regalava tortini…

    ai ragazzetti scappati di casa che si pro-
….stituivano intorno alla stazione e con cui faceva amicizia
senza sapere che negli anni a venire sarebbe andata al loro
….funerale
non si rendevano conto che il sesso senza preservativo era
….una danza con la morte
non se ne rendeva conto nessuno”

Quando le dicono che è perfetta per le parti da schiava, Amma forma una sua compagnia teatrale. È una donna libera che non si porta a letto la stessa donna per più di due, massimo tre volte.

Poi c’è sua figlia Yazz.
Figlia di “una lesbica poligama e di un gay narcisista”.


Yazz
è nata diciannove anni fa in un’apposita piscinetta gonfia-
….bile nel soggiorno di Amma, a lume di candela
circondata dall’incenso, dal suono delle onde, da una dou-
….la e da un’ostetrica, nonché da Shirey e Roland – un ca-
….ro amico di Amma, che aveva accettato di fare un bam-
….bino con lei”

La madre l’ha educata a essere femminista, ma di questi tempi lei neanche si definisce tale.

il femminismo è roba da pecoroni, le ha detto Yazz, in
tutta sincerità, anche essere donna è una cosa superata,
all’università è venuto a parlare un attivista non-binary
che si chiama Morgan Malenga e mi ha veramente
aperto gli occhi, secondo me in futuro saremo tutti non-
binary, ne maschi né femmine, tanto i ruoli di genere
sono solo performance, e questo significa che le tue bat-
taglie politiche per le donne, mami, diventeranno super-
flue, ah, e fra l’altro io mi definirei umanista, che è un
concetto molto più alto del femminismo
hai presente di che parlo?

Yazz pensa che sia “una sfortuna diventare adulta facendo parte della generazione dello Scorri-Metti-Like-Chatta-Invita-Scopa, con i maschi che si aspettano che tu gliela dia alla prima (e unica) sera”.

Yazz a volte passa la notte insonne a chiedersi se resterà so-
….la per tutta la vita
se non riesce a trovarsi un ragazzo come si deve a dicianno-
….ve anni, che speranze avrà quando sarà più grande?
un paio di amiche di mamma sono single da decenni, non
….le lesbiche, che si fanno pochi problemi ad accoppiarsi,
….ma le etero che hanno un buon lavoro e una bella casa
….ma non un compagno con cui dividerla

Other

Megan/Morgan, l’influencer che ha aperto gli occhi a Yazz è una persona non binaria, un trans e pretende che gli altri facciano uso di pronomi gender free, ovvero che siano eliminati il maschile e il femminile dalle desinenze delle parole quando si riferiscono a lei/lui.

gender-free significa che non mi considero né maschio né
femmina, e mi identifico anche come pansessuale, il che
significa che provo attrazione per tutti gli individui nel-
lo spettro maschile, femminile e trans”

La sua bisnonna Hattie, che ha 93 anni e vive in una fattoria nell’Inghilterra del nord, è l’unica che ha sempre accettato Megan/Morgan così com’era. Quando le ha detto che non si identificava più in un genere né maschile né femminile…

Hattie l’ha messa seduta e le ha detto: senti, io sono na-
ta negli anni Venti, se ti aspetti che ci capisco qualcosa
dei discorsi che fai pretendi troppo,
facciamo che sei quello che ti pare e non ne parliamo più

Anche se Hattie non ha nessuna intenzione di assecondarla usando il pronome they invece di she, come le ha chiesto.

Bernardine Evaristo

Padre nero nigeriano, madre bianca inglese, Bernardine Evaristo nasce a Eltham, a sud est di Londra, nel 1959, quarta di otto figli. Ragazza, donna, altro è il suo ottavo romanzo. È autrice di numerosi testi teatrali, è da sempre impegnata per l’integrazione di scrittori di colore e insegna scrittura creativa all’università.
I suoi personaggi sono immigrati e figli di immigrati, queer, neri, esclusi. Le sue donne forti e coraggiose, affrontano ogni genere di prove.

“Sembra che il razzismo sia un problema americano ma la Gran Bretagna è stata la più grande trafficante di schiavi al mondo per duecento anni”.
Dice la scrittrice in una interessante intervista a Igiaba Scego. E nel suo libro di razzismo ce n’è parecchio.

Bernardine Evaristo. Ragazza, donna, altro
Bernardine Evaristo

Come scrive?
Tra narrativa e poesia

Le citazioni che ho riportato danno un’idea di come è scritto Ragazza, donna, altro.
Bernardine Evaristo
usa la punteggiatura e va a capo come le pare, lo stesso vale per le maiuscole e le minuscole, gli spazi tra una riga e l’altra e i rari punti. Ad esempio scrive una parola e va a capo.
All’inizio può sembrare strano ma dopo un po’ ti accorgi che funziona molto bene, che sottolinea l’emozione e scandisce il ritmo.
Scrive il suo romanzo come se fosse una lunghissima poesia. Così l’onda narrativa ti trasporta.
La commistione tra prosa e poesia mi ha fatto venire in mente Jón Kalman Stefánsson, anche se lui non si prende tante libertà a livello formale (a parte i dialoghi senza virgolette). Stefánsson però è un vero poeta e la sua scrittura intrisa della terra e del mare d’Islanda, è unica.

Piccola critica

Un critico ha scritto che Ragazza, donna, altro è quasi un capolavoro, ma non completamente perché il tutto non è più grande della somma delle parti. La mia unica critica è che a volte sei sopraffatto dalla quantità di personaggi. C’è tanta gente lì dentro, forse un po’ troppa e si fatica a star dietro a tutti. Poi ti dispiace abbondare alcuni di cui vorresti sapere di più a discapito di altri che fanno solo “rumore di fondo”. In ogni caso Ragazza, donna, altro è un romanzo appassionante, scritto molto bene e pone problemi che fanno pensare. Ad esempio le sue protagoniste nere discutono:

di che effetto faceva quando i bianchi aprivano la porta o
cedevano il posto sui mezzi alle donne bianche (il che
era sessista) ma non a loro (il che era razzista)

Allora mi chiedo: se un uomo si alza e cede il posto a una donna sui mezzi, è sessista o gentile?

L’esempio mi fa pensare al fatto che negli Stati Uniti, a Disneyland, alcune giornaliste hanno chiesto di cambiare la trama di Biancaneve svegliata dal principe con un bacio perché il fatto che lei non gli abbia dato il permesso può essere considerato una violenza.
Ma come faceva a dargli il permesso se era addormentata e se è proprio il bacio del principe che la riporta alla vita, rompendo l’incantesimo della strega?

Hanno senso queste epurazioni di favole, romanzi e film?

Secondo me c’è di mezzo un grosso equivoco: uguaglianza non significa che siamo tutti uguali, non significa negare le differenze tra i sessi, né vuol dire uniformità di comportamenti. Significa parità di diritti e opportunità.
Il nostro mondo tende all’uniformità. Come sostiene il filosofo coreano Byung-Chul Han viviamo nell’universo dell’uguale. Il villaggio globale si finge “aperto” ma in realtà è schiavo dei suoi pregiudizi e del suo forte etnocentrismo che si esprime anche nei paradossi del “politicamente corretto”.
Non credo che la soluzione sia riempire le parole di improbabili asterischi in modo da diventare tutti asessuati. Penso invece che la varietà di popoli, culture, lingue, razze, specie animali, piante, sia una grande ricchezza. Perciò viva la differenza!

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Tiziana Zita
Redattrice in programmi Rai, pubblicista, story editor e producer di serie tv, prima in Rai, poi a Mediaset. Scrivo tanto. Nel 2011 ho creato Cronache Letterarie.

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