All’orizzonte di Benjamin Myers

L’importanza della letteratura e dell’amicizia nel libro di Benjamin Myers

All’orizzonte, il bel libro di Benjamin Myers, è ambientato nella primavera inoltrata del 1946, nel nord dell’Inghilterra appena uscita dalla guerra. Robert è un sedicenne figlio e nipote di minatori: praticamente l’unico lavoro possibile dalle sue parti. Affamato di vita e di esperienze, decide di prendersi un po’ di tempo per girovagare la sua nazione, prima di scendere nella miniera e nel buio come tutti si aspettano da lui.

Benjamin Myers vicino alla sua casa a Mytholmroyd nel West Yorkshire.

Così parte con una sacca con dentro un cambio e dei viveri che la mamma (che è sempre la mamma!!) gli ha procurato e si incammina in direzione sud. Robert vuole vedere il suo Paese e, soprattutto, vuole fare un bagno in mare, per la prima volta nella sua vita.
Le prime pagine di All’orizzonte mi hanno subito immersa in una descrizione particolareggiatissima dei paesaggi, con colori, suoni e profumi di cui Robert fa esperienza già dai primi giorni del suo viaggio.

Dopo due settimane di assoluto girovagare, dormendo in fienili o all’addiaccio e pagandosi il cibo con lavoretti che, nell’Inghilterra prostrata e priva di manovalanza dell’immediato dopoguerra, erano facili da trovare, Robert si ferma nei pressi di un cottage, nello Yorkshire.

In cane della casa, Butler, non gli dà proprio il benvenuto, ma è presto sostituito da Dulcie Piper, una anziana ed eccentrica signora che vive sola, veste in maniera strana (porta i pantaloni!!) e accoglie Robert con burbera bonarietà. In cambio di lavori nel cottage e nel misterioso capanno in giardino, la donna gli offre ospitalità, servendogli tè di ortica (la Camelia Sinensis perfino in Gran Bretagna doveva essere rara e costosa, nel 1946) e biscottini.

Doveva essere una sosta di massimo 48 ore. In realtà Dulcie, con delicatezza e maestria, trattiene Robert con la sua cucina, facendogli assaggiare non solo piatti sconosciuti (c’è una descrizione di astici al burro all’aglio da svenire!) ma anche semplici alimenti. Robert, ad esempio, non aveva mai visto, né tantomeno mangiato un limone!

“Il piacere non è un crimine, è un diritto di nascita”

Oltre a una dispensa fornitissima, che farebbe una grande invidia anche a me ora e che, nell’Inghilterra del 1946, era l’equivalente culinario della caverna del tesoro di Alì Babà e i 40 ladroni, quello che Dulcie offre a Robert sono libri. Letteratura, poesia e, più di tutto, una visione alternativa della vita, fuori dagli schemi precostituiti.

Un romanzo di formazione e amicizia

Dulcie si rende conto che Robert è affamato anche e soprattutto di questo e, fedele alla sua indole di mecenate (di cui non vi parlo per non svelarvi una parte bellissima della trama), fa in modo di darglielo, gettando le basi di un’amicizia che si rivelerà salvifica per entrambi.

“Ma ancora più forte era il pensiero incrollabile che Dulcie […] mi aveva preso come mi aveva trovato; non solo: aveva ritenuto opportuno trattarmi come qualcuno per cui valesse la pena prendersi il disturbo”.

La presenza della Natura è una caratteristica che, in All’Orizzonte, spicca da subito e si ritrova in tutto il romanzo. Non solo come paesaggio ma proprio come personaggio che, in una qualche maniera, incide sulla storia e sulle scelte dei nostri due protagonisti.

All'orizzonte di Benjamin Myers

Le descrizioni sono accuratissime tanto da farmi percepire le sfumature sonore e dei colori che permeano i luoghi dove Robert passa. Si va dal grigio opaco e privo di vegetazione del suo villaggio alla lussureggiante campagna che si illumina e si colora mano a mano che Robert prosegue verso sud.

Nel romanzo All’Orizzonte sono proprio i colori e gli odori che decidono l’itinerario di Robert. E come mai il cottage di Dulcie è l’unica casa della zona che, non solo non guarda verso il mare, ma proprio lo nasconde tramite arbusti e siepi?
Il motivo di questa scelta lo scopriremo insieme a Robert, quando si consoliderà l’amicizia con Dulcie.

All’Orizzonte, libro che ha fatto incetta di premi in UK e in Germania, mi è sembrato diviso in due parti: prima e dopo l’incontro con Dulcie.

Devo ammettere che la prima parte l’ho trovata a volte ridondante nelle descrizioni. Non riuscivo a farmi agganciare dalla storia e mi sembrava più un saggio paesaggistico su flora e fauna d’Inghilterra in primavera, con i pensieri in libertà di Robert a fare da sfondo.
Con l’arrivo al cottage, secondo me, il registro narrativo cambia, diventando più articolato e dinamico. Allora i monologhi interiori di Robert, così come i complessi dialoghi di fronte a una bottiglia di vino, diventano parte integrante della trama, in armonia con la crescita interiore di entrambi i personaggi.

Il finale, che ovviamente non vi racconto, è in linea con l’evoluzione di Robert. Un po’ quello che succede te lo aspetti, ma non è una delusione, anzi. Chiudi il libro con la piacevole sensazione che tutto è andato come era giusto che andasse.

Come vi dicevo, il primo pasto che Dulcie offre a Robert, è un tè di ortica accompagnato da biscotti all’uvetta. E’ vero che il cottage di Dulcie è nello Yorkshire ma è abbastanza facile che conoscesse i Welsh cakes, biscotti all’uvetta tipici del Galles che hanno la particolarità di essere cotti in padella anziché in forno. Considerando che i forni in casa nel 1946 non c’erano, non mi sembra strano pensare che fossero proprio questi, i biscotti che hanno mangiato i nostri due protagonisti.

Welsh cakes

 

2oo gr farina
75 gr burro a pezzetti, a temperatura ambiente, più quello per ungere la padella
70 gr zucchero, più quello per decorare
Un cucchiaino raso di lievito per dolci
50 gr uvetta sultanina, ammollata in acqua e poi asciugata
1 uovo
1 cucchiaino di estratto di vaniglia
Sale

Mescolate insieme la farina, lo zucchero, il sale e il lievito. Aggiungete il burro e lavorate con la punta delle dita fino ad avere un effetto sabbia. Unite quindi l’estratto di vaniglia e l’uovo, mescolate velocemente e, appena si è formato un panetto, incorporate l’uvetta. Avvolgete il panetto nella pellicola e fatelo riposare in frigo almeno due ore.

Quando siete pronti, stendete l’impasto in una sfoglia abbastanza sottile, non più di 5 mm e ritagliatela in dischi aiutandovi con un bicchiere.

Mettete sul fuoco una padella antiaderente dal fondo spesso, unta con un poco di burro e, una volta che sia molto calda, cuocete i biscotti. Controllate che siano perfettamente dorati su un lato (ci vogliono circa 3 minuti) prima di girarli. Serviteli tiepidi cosparsi di zucchero.

Default image
Simona Chiocca
Napoletana di nascita e romana per scelta, da sempre sono innamorata della cara vecchia Inghilterra. Lavoro nella produzione cinematografica e da che ho memoria sono appassionata di cucina e passo quasi ogni momento libero spignattando e infornando a più non posso. Cinefila e profondamente gattara, vivrei in un autunno perenne con libri e tè.

Rispondi

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.