Il “Paradiso” secondo il Nobel, Abdulrazak Gurnah

Abdulrazak Gurnah. Premio Nobel 2021. Cronache Letterarie

Se è vero che una rondine non fa primavera, sicuramente non sarà un romanzo a mettere in discussione un premio Nobel. Soprattutto se l’opinione proviene da una comune lettrice e non da autorevoli membri dell’Accademia di Svezia, come in questo caso. Eppure devo ammettere che Paradiso – considerato il capolavoro del neo-nominato premio Nobel per la Letteratura 2021 Abdulrazak Gurnah – mi è piaciuto ma non mi ha entusiasmata.

Paradiso. Abdulrazak Gurnah


Ovviamente non intendo entrare nelle polemiche che si sono scatenate sui social e nell’ambiente letterario italiano sia per le motivazioni del premio, da molti considerate troppo “politicamente corrette”, sia per la reiterata esclusione dall’ambito riconoscimento di autori più 
mainstream a favore di scrittori relativamente sconosciuti, almeno in Italia, ma non per questo teoricamente meno meritevoli.

Nel mio piccolo ho cercato di farmi influenzare il meno possibile dal pulviscolo mediatico e di crearmi sul suo romanzo un’opinione personale. Che è poi quella che tento di riversare nelle righe che seguono.

Il viaggio di Yussuf

Primi anni del Novecento. Si narra il percorso di iniziazione di Yussuf, giovane musulmano della fittizia città di Kawa in Tanzania, che a dodici anni viene venduto dal padre a un ricco mercante arabo, Aziz, in cambio della cancellazione di un debito. Nel corso del romanzo scopriremo che tale pratica era tutt’altro che rara in quei tempi, in un contesto di spietato sfruttamento delle enormi risorse del continente africano che non escludeva la mercificazione degli esseri umani, come il fenomeno dello schiavismo insegna.

Le vicende di Yussuf ci aiutano anche a demistificare la visione stereotipata dell’Africa. Apprendiamo infatti che nel continente nero, agli inizi dello scorso secolo, convivevano comunità ed etnie diversificate da un punto di vista sia culturale sia religioso. E che il melting pot ante litteram non rappresentava certo quel paradiso naturale che appunto gli stereotipi suggeriscono. Perché esistevano contrasti, problemi di convivenza e spietati rapporti di potere precedentemente alla comparsa degli europei, o almeno non direttamente imputabili ad essi. E anche tra i neri, diversissima era la cultura dei popoli swahili della costa rispetto alle tribù dell’interno, “i selvaggi” discinti e a volte crudeli, disposti a vendere una pecora intera per rifornirsi di perline.

L’Africa di Gurnah

L'Africa di Gurnah
Donna Swahili. Zanzibar, Tanzania, 1900

Insomma, il ritratto che emerge dal racconto è quello di un’Africa nera frutto di una stratificazione e di una mosaicizzazione culturale che non esclude logiche di sopraffazione e sfruttamento. Non è un caso che “zio” Aziz, il mercante arabo cui il nostro protagonista viene venduto, ricopra una posizione di prestigio nell’ambito della comunità cui appartiene. E che sia definito “seyyad” (signore), potendo permettersi schiavi, concubine e un piccolo esercito privato che lo scorti durante i suoi frequenti viaggi di affari, condotti nelle terre più inospitali dell’Africa orientale, alla ricerca di merci preziose come oro e avorio. Il giovane Yussuf, che sembra splendere di irresistibile bellezza, viene chiamato a partecipare a una di queste spedizioni. Nel corso della quale si svilupperà il suo percorso di formazione.

La carovana mercantile, accompagnata da corni e tamburi, si spingerà infatti nell’interno del continente, verso il Congo. Numerose avventure – alcune terribili – contribuiranno alla crescita personale del giovane Yussuf, perennemente assediato da sogni e predizioni (come il suo omonimo biblico Giuseppe). Sogni e predizioni che gli garantiranno, oltre all’attenzione sessuale di donne e uomini, una generale benevolenza e l’aura di colui che “ha il dono”.

Il ritorno di Yussuf

Ritornato in città, Yussuf ormai cresciuto conoscerà l’amore impossibile e le paradossali trappole della libertà, mentre si addensano le nubi della Grande Guerra. L’Africa Orientale diventa appannaggio dei tedeschi che spazzeranno gli equilibri preesistenti imponendo la propria cultura e le proprie leggi. E, come suggerisce il finale, impossessandosi della libertà dei popoli africani, come altri stati europei.

Abdulrazak Gurnah. Portatori africani

Indubbiamente si tratta di un romanzo che suscita ampie riflessioni, oltre che rimandare a un’immagine dell’Africa molto lontana dalle cartoline turistiche. Nonostante il linguaggio scarno, descrittivo, la narrazione contiene molti elementi simbolici ed alcuni punti di grande poesia:

“Quando si toccò, Yusuf si accorse di avere i vestiti bagnati, era completamente zuppo, ma era felice di stare lì fermo a lasciarsi avvolgere dagli spruzzi. Se ascoltava con sufficiente attenzione, ne era sicuro, avrebbe sentito un mormorio che cresceva e scemava sotto il ruggito della cascata, il rumore del respiro del Dio del fiume. Restò a lungo là, in silenzio.”

Africa: Paradiso o Inferno?

Le righe sopra suggeriscono il senso del romanzo, il contrasto tra l’Africa intesa come paradiso colmo di bellezze e una realtà quotidiana che riecheggia piuttosto l’inferno. Lo fanno con un linguaggio asciutto, privo di qualsiasi retorica.

Fin qui tutto perfetto. Purtroppo non mi hanno entusiasmata né l’impianto letterario della storia, né lo stile narrativo (quest’ultimo magari legato alla traduzione, chissà!). Il racconto si muove incerto tra realtà e realismo magico. I personaggi sembrano a volte rispondere più a esigenze paradigmatiche che vivere di vita propria. Come se fossero colti in istantanee definite ma incapaci di catturarne la dimensione corporea, lasciando una impalpabile sensazione di incompiutezza, di vertigine. Sulla storia si abbatte, a mo’ di contrappunto della melodia principale, un finale decisamente inaspettato che ricaccia il lettore nelle spire della Storia.  Un romanzo bello, ma a mio avviso non memorabile. E comunque… a presto, Professor Gurnah!

***

NB. Prossimamente Paradiso sarà pubblicato da La Nave di Teseo

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Adele Boldrini
Umanista per formazione, informatica per professione, con una smodata passione per la letteratura e per i viaggi. Che poi in fondo un po' si somigliano.

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