Squid Game – Il gioco del calamaro

Squid Game. Cronache Letterarie

L’ultimo dato comunicato da Netflix parla di 142 milioni di visualizzazioni per Squid Game, la serie coreana uscita il 17 settembre in tutto il mondo e in molti paesi (Italia inclusa) senza doppiaggio. Malgrado ciò, il 95% delle visualizzazioni sono avvenute fuori della Corea e due terzi degli abbonati a Netflix hanno visto la serie. Tutti i precedenti record di ascolto sono stati stracciati ed è prevedibile un’ulteriore crescita.

I segnali ci sono tutti: l’aumento degli abbonati alla piattaforma è molto più alto delle attese previste dagli analisti e i costumi di Halloween ispirati alla serie, che hanno impazzato su Amazon, fanno presagire ulteriori successi.

E pensare che Hwang Dong-hyuk, il creatore e regista della serie, ha aspettato quasi dieci anni per poterla realizzare e probabilmente, se non ci fosse stato l’attuale successo di pubblico per il cinema e le serie tv coreane (quello della critica già c’era da parecchi anni), la sceneggiatura sarebbe rimasta in un cassetto.
Della serie si è scritto molto, qui vorremmo sottolinearne alcuni aspetti particolarmente interessanti.

Squid Game. l'ossessione del gioco

Squid Game: la trama

Alcuni ricchi e potenti organizzano un gioco reclutando degli sfigati. Nei bassifondi di Seul, 456 persone, in un’atmosfera cupa che ricorda quella del film premio Oscar Parasite, accettano di partecipare a un gioco e firmano un contratto che li priva di qualsiasi tutela, in cambio di un cospicuo premio in denaro per il vincitore. I partecipanti sono perlopiù persone che hanno contratto grossi debiti che non sono in grado di ripagare, persone libere ma in realtà prigioniere degli strozzini.
Scelgono così di farsi rinchiudere in un’isola-bunker, sorvegliati da un gruppo di uomini incappucciati con i volti coperti, per partecipare ai giochi che forse li renderanno ricchi.

Uno, due, tre, stella

Già dalla prima prova si intuisce che la situazione in cui si sono cacciati è disperata.
Si tratta di “Uno due tre stella”, il gioco per bambini. Tutti devono arrivare alla meta mentre suona una musica. Quando la musica si interrompe, chi viene beccato ancora in movimento è squalificato. Tutto nella realizzazione del gioco ricalca quello per bambini, c’è una musichetta gioiosa, una simpatica bambina robot che detta i tempi e il luogo dove si svolge la gara sembra il cortile di una scuola. Unica differenza è che gli squalificati sono immediatamente eliminati a colpi di mitragliatrice.
Così, in questa atmosfera spassosa, vediamo cadere uno dopo l’altro gran parte dei concorrenti in una pozza di sangue.
A questo punto è chiaro che il gioco è a eliminazione fisica e che soltanto i vincitori, coloro che sopravviveranno, riceveranno l’enorme somma di denaro.

Squid Game. Cronache Letterarie. uno, due, tre, stella

Per poter arrivare al tesoro, che vediamo crescere ad ogni morte, in una gigantesca sfera trasparente appesa al soffitto, i concorrenti ne passeranno di tutti i colori in un crescendo di violenza, umiliazione, sopraffazione in cui è facilissimo morire.
Perché partecipare a un gioco tanto violento in cui la posta in palio è la vita?

Perché, come dicevamo, i partecipanti sono in condizioni disperate, in mano agli strozzini, alcuni di loro hanno persino firmato come garanzia la rinuncia a un occhio o un rene, se non dovessero onorare i debiti.
Molti hanno paragonato Squid Game ad Hunger Games, distopia in cui ogni anno vengono scelti 24 ragazzi – due per ogni distretto, un ragazzo e una ragazza – per partecipare a un combattimento mortale trasmesso in tv. Si tratta di un combattimento senza regole in cui uno solo rimarrà vivo. La differenza sta proprio nel tipo di giochi: in Squid Game si tratta di giochi per bambini con tutte le loro regole, ma mortali.

Il gioco delle sedie

Se il gioco vi sembra eccessivo è il caso di ricordare che spesso anche i giochi dei bambini sono estremamente crudeli.
In Italia ad esempio, esiste quello delle sedie, anche se non so quanto sia ancora praticato oggi. Consiste nel disporre un certo numero di sedie, prendiamo ad esempio 9 sedie. Poi c’è un numero di concorrenti superiore di uno, in questo caso quindi 10. I bimbi girano intorno alle sedie disposte in cerchio, al suono della musica e quando questa si interrompe, tutti si precipitano ad occuparne una. Il meno lesto rimane in piedi solitario, sotto lo sguardo compiaciuto dei suoi amici. Poiché quasi sempre si tratta di un bambino abituato a socializzare, si protegge entrando nella modalità “è solo un gioco”. Tuttavia l’umiliazione rimane e spesso si vedono i bambini esclusi correre piangenti dalle mamme.

L’importanza della famiglia

Un altro elemento interessante riguarda la psicologia dei concorrenti. Essi sono tutti debitori insolventi che in qualche modo hanno deluso la famiglia che tanto aveva investito in loro. In Asia come in Italia, si investe molto sui figli che sono considerati strumenti del riscatto sociale della famiglia. Questo è stato uno dei motivi del successo degli immigrati italiani negli Stati Uniti nei primi anni del ‘900 e successivamente di cinesi, coreani e giapponesi che attualmente sono al vertice della comunità scientifica statunitense.

Nella serie viene fuori un prepotente senso di colpa verso la famiglia dei protagonisti, in particolare verso le mamme che si sono sacrificate per dare ai loro figli una possibilità.

Il terzultimo gioco: le coppie

Bellissimo poi è il terzultimo gioco, che sembra uscito dalla mente di David Lynch o David Cronenberg. Un gioco onirico dove vengono messi a dura prova i sentimenti più profondi.

Nei primi giochi i partecipanti sono invitati a formare dei gruppi che variano di numero. Ad esempio si dividono in squadre da dieci per il tiro alla corda. Ma arrivati al terzultimo gioco le cose cambiano, i concorrenti devono formare delle coppie. Ognuno si sceglie un alleato per poter vincere: qualcuno che sia forte, di cui fidarsi e con il quale fare squadra. Ad esempio c’è una coppia composta da moglie e marito. In un piccolo e strano villaggio costruito appositamente per il gioco, le coppie prendono possesso delle casette di campagna messe a loro disposizione. A questo punto gli dicono che il compagno che hanno scelto non è il loro alleato ma il loro nemico e che alla fine di ogni coppia ne resterà solo uno. Qui le storie delle coppie formate dalle due ragazze e quella del nostro protagonista e dal vecchietto diventano davvero toccanti.

La bellezza e l’onore

Tra i concorrenti “cattivi” brilla Kang Sae-byeok (l’attrice Jung Ho-yeon, a sinistra nella foto sopra) l’unica che ha contratto debiti non per cupidigia ma per assoluta necessità. Ha bisogno dei soldi perché è fuggita dalla Corea del Nord insieme al fratellino che ora è in un orfanotrofio. La madre invece è stata fatta prigioniera dai trafficanti cinesi mentre tentava di raggiungerli. La ragazza ha quindi bisogno di una grossa cifra per poter riscattare la madre e per poter portar il fratello a vivere con sé, insomma per riunire la famiglia.

La sua devozione alla causa quasi l’assolve dai crimini efferati che è costretta a compiere. Lei spicca talmente che Dior, Louis Vuitton, Lancôme, Cartier, se la contendono a suon di milioni.

Possono vederla i bambini?

Mentre l’anno scorso trionfava La regina degli scacchi, quest’anno tocca a Squid Game. Entrambe le serie sono incentrate su giochi dove ciò che conta per vincere sono intelligenza, creatività, allenamento, ma anche e soprattutto capacità di controllare le emozioni.
Il fatto che si tratti di giochi non deve però trarre in inganno. Non sono serie adatte ai bambini. Sono entrambe vietate ai quattordici anni e Squid Game in particolare è violentissima: la serie è grondante di sangue.

The end

I buchi di sceneggiatura non mancano. Eccone uno: come fanno i concorrenti a fidarsi di questi uomini mascherati e a credere che alla fine li lasceranno uscire di lì, per di più dandogli una fortuna?
Per seguire la serie bisogna sospendere l’incredulità più di una volta, ma il ritmo è talmente incalzante che ti trascina pur con tutti i suoi punti deboli.
In conclusione Squid Game è una serie avvincente e a tratti persino poetica, le scene girate in esterna paiono uscite dalla macchina da presa del giovane Kurosawa. Tuttavia alcune parti che puntano su un sanguinoso grottesco sembrano “appiccicate”, togliendo fluidità e magia alla storia.

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Marco Melillo
Di professione Malaussène, di vocazione coccodrillo, soffre il freddo ma anche il caldo. E' uno dei primi fan delle "Poetesse nude". E’ lagnoso e divorato dalla fantasia.

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