“Quel che si vede da qui” di Mariana Leky

“L’okapi è un animale assurdo, molto più assurdo della morte, e sembra del tutto sconnesso con le sue zampe da zebra, i fianchi da tapiro, il corpo da giraffa color ruggine, gli occhi da capriolo e le orecchie da topo. L’okapi è decisamente inverosimile, tanto nella realtà quanto nei sogni funesti di un’anziana del Westerwald”.

Quel che si vede da qui. Mariana Leky. Cronache Letterarie

Pubblicato in Germania nel 2017 e tuttora tra i libri più venduti in Germania, Quel che si vede da qui di Mariana Leky, racconta la storia degli abitanti di un paesino del Westerwald, lungo l’arco di venti anni, tramite la voce narrante di Luise.

Luise, che ha dieci anni all’inizio della storia, è figlia di due genitori poco presenti. Il padre è sempre in viaggio perché secondo lui “bisogna fare entrare il mondo dentro di sé” e questo si realizza solo viaggiando. La madre, fioraia, è principalmente concentrata sulla sua domanda esistenziale: lasciare o non lasciare il marito.

Okapi. Quel che si vede da qui
Okapi

Così la piccola Luise vive praticamente dalla nonna Selma che, insieme a un gruppetto affiatato di amici, educa e insegna a vivere a lei e al suo amichetto Martin, anche lui lasciato a sé stesso da un padre sempre ubriaco e violento.

La nonna Selma, vedova da tempo immemore, fin dalle primissime pagine di Quel che si vede da qui appare come la persona di riferimento non solo della nipotina, ma dell’intero paese. Saggia, serafica e sempre presente per tutti, ha una peculiarità che la rende protagonista: quando sogna un Okapi, lo strano mammifero africano, nelle successive 24 ore qualcuno in paese morirà.

È successo tutte e tre le volte che lei lo ha sognato, perciò tutti sanno che succederà di nuovo. Selma ovviamente non sa a chi toccherà, quindi tutti gli abitanti mettono in moto le più strane strategie per non essere i prescelti. Ma se è giunta l’ora dell’incontro con la Nera Signora, non ci sono scaramanzie che tengano. Stavolta, per di più, la morte arriva in leggero ritardo, come se si vergognasse un po’ di prendere il predestinato di turno.

Quel che si vede da qui è diviso in tre parti. Nella prima, Luise da piccola racconta la vita del paesino, nelle ore successive al sogno di Selma. Le altre due parti sono ambientate venti anni dopo, con salti temporali qua e là che, in maniera sempre gentile e delicata, ci rendono partecipi della vita della piccola comunità.

Mariana Leky
Mariana Leky

Selma, sua cognata Elsbeth, l’asociale Marlies, il bottegaio, l’ottico da sempre segretamente – secondo lui ma in realtà lo sa tutto il paese – innamorato di Selma, Palm il padre di Martin, sono una famiglia allargata originale e bizzarra, che si aiuta sempre, anche quando i singoli si comportano in maniera inaccettabile.

Non è un libro che avvince per la trama, anzi da quel punto di vista l’ho trovato un po’ noioso. Però l’autrice, Mariana Leky, tramite lo sguardo affettuoso e ironico di Luise, ci fa percepire la bellezza di appartenere a una comunità di persone che si vogliono bene.

Pubblicato da Keller Editore, Quel che si vede da qui narra in modo un po’ malinconico, la bellezza delle piccole cose della quotidianità.
In fondo si fanno i conti con la morte, con la quale – volenti o nolenti – bisogna avere sempre a che fare. Eppure non è un libro triste, anzi. È una storia onirica, piena di simboli e idealizzazioni.

Quel che si vede da qui.Mariana Leky. Cronache Letterarie

In Quel che si vede da qui, ho ritrovato la stessa poetica e le stesse sensazioni che ho provato leggendo La balena alla fine del mondo. In entrambi i libri c’è il racconto della vita di una piccola comunità isolata dal resto del mondo, che affronta insieme gli alti e bassi. Tramite la caratterizzazione dei personaggi, è molto facile per il lettore identificarsi con uno di essi. Si riesce quindi a percepire l’affetto di cui è permeato il paesino.

La balena alla fine del mondo è ambientato in Inghilterra, Quel che si vede da qui in Germania, ma andrebbe bene pure se fossero ambientati altrove. Entrambi sono sospesi temporalmente, capiamo che ci troviamo ai nostri tempi, ma se anche fossimo cento anni fa, in fondo non cambierebbe molto.

 

Visto che Quel che si vede da qui si svolge in Germania, vi parlo di un dolcetto tedesco consumato principalmente durante il Carnevale ma, come tutte le cose fritte, buono in qualsiasi momento dell’anno, le QUARKBÄLLCHEN.

L’ingrediente principale è il Quark (ma dai?), un formaggio fresco spalmabile un po’ acidulo, che i tedeschi usano moltissimo per colazione e che possiamo tranquillamente sostituire con la stessa dose di Philadelphia, meglio se light perché il Quark non ha molti grassi.

Quarkbällchen
(palline fritte di quark)

  • 250 g farina
  • 250 g Philadelphia light
  • 2 uova
  • 100 g zucchero
  • La scorza grattugiata di un limone
  • 1 bustina lievito per dolci
  • 1 pizzico Sale fino
  • olio per friggere
  • zucchero a velo

Mescolate insieme in una ciotola le uova con lo zucchero. Non è necessario incorporare molta aria, basta che si formi una crema liscia. Aggiungete il formaggio e, schiacciandolo, incorporatelo delicatamente. Unite quindi la farina setacciata con il pizzico di sale e il lievito. Aggiungete anche la scorza del limone e amalgamate bene gli ingredienti.

Quando avrete ottenuto un composto omogeneo, in una padella scaldate l’olio per friggere i Quarkbällchen. Aiutandovi con due cucchiai bagnati, formate delle palline e tuffatele nell’olio caldo.
Fatele dorare su tutti i lati, quindi scolatele con un mestolo e fatele asciugare su un foglio di carta da cucina.

Aspettate che si intiepidiscano per cospargerle di zucchero a velo. Servite i Quarkbällchen tiepidi o freddi, se riuscite ad aspettare.

 

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Simona Chiocca

Napoletana di nascita e romana per scelta, da sempre sono innamorata della cara vecchia Inghilterra. Lavoro nella produzione cinematografica e da che ho memoria sono appassionata di cucina e passo quasi ogni momento libero spignattando e infornando a più non posso. Cinefila e profondamente gattara, vivrei in un autunno perenne con libri e tè.

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