Belle Greene. La bibliotecaria che si fingeva bianca

Belle Greene @TizianaZita

Il nome di Belle Greene non dirà molto ai più, eppure per decenni è stato sulle bocche di alcuni degli uomini più in vista nel settore culturale tra New York e l’Europa. In effetti è sorprendente che non sia più conosciuta, ma forse bisognava arrivare a un momento in cui si potesse parlare di una donna influente – e di colore – senza troppo scomporsi. È quindi un segno dei tempi che cambiano il fatto che Alexandra Lapierre ne abbia fatto la protagonista del suo ultimo rutilante romanzo, Belle Greene.

Belle Greene. Alexandra Lapierre

Cos’altro avrebbe potuto essere questa affascinante donna se non una protagonista?
La sua vita è stata vissuta intensamente, coraggiosamente, da anticonformista, incurante dei pettegolezzi, anzi, giocandoci e sfruttandoli.

Nata Belle Greener, figlia del primo studente nero laureato ad Harward, nonché primo professore nero titolare di una cattedra in un’università del Sud degli Stati Uniti, Belle, come sua madre, suo fratello e le sorelle, poteva passare per bianca. Ed è proprio quello che, nel 1898, decidono di fare, tagliando i ponti con il resto della famiglia, padre famoso incluso.

Passing, oltrepassare la linea del colore

Passing. Cronache Letterarie

Si dice passing, ovvero passare la linea del colore. Rebecca Hall ha girato sull’argomento uno splendido film, Passing appunto (vedi qui il trailer), tratto da un romanzo del 1929. Nella pratica voleva dire abbandonare tutto il proprio passato, le proprie radici, una parte del proprio essere, per vivere rischiando, se scoperti, il linciaggio. E soprattutto comportava una pesante ipoteca sul proprio futuro: occorreva accettare di non avere mai figli per evitare scherzi dalla genetica che avrebbero potuto smascherarli.

Belle e la sua famiglia presero questa severa decisione sapendo che avrebbe loro garantito possibilità di successo e realizzazione altrimenti impensabili. Il destino presenterà alla fine il conto nella maniera più brutale possibile, ma quello è nel futuro. Per ora, alle soglie del XX secolo, l’intraprendente Belle si ribattezza con il cognome di Costa Greene, celando la verità dietro l’esotismo di un nome portoghese. Ed è con questa nuova identità che nel 1903 sbarca a Princeton per un impiego nella biblioteca universitaria.

L’incontro con J.P. Morgan

I libri stanno diventando la sua passione, un amore che segnerà la sua vita e la sua carriera. Tra gli scaffali di Princeton il suo talento per la catalogazione viene notato da Junius Morgan, il nipote prediletto del potentissimo banchiere J.P. Morgan.

J.P. Morgan

“Junius Morgan incarnava allo stesso tempo la conoscenza e l’immaginazione” e Belle Greene è avida di entrambe. Sarà proprio lui a prenderla sotto la sua ala, ad istruirla e presentarla al potentissimo zio, garantendole un colloquio per il prestigioso posto di sua bibliotecaria.

Come tutti i magnati dell’epoca, anche J. P. Morgan era un collezionista vorace, ma al di là delle opere d’arte e dei raffinati arredi, la sua passione erano i libri antichi. Durante il colloquio Belle e Morgan si ritrovano ad ammirare una cartella con centododici incisioni di Rembrandt.

“Osservavano le tavole in silenzio, senza che nessuno dei due sentisse più il bisogno di fare commenti. La gioia che provavano di fronte alla bellezza di ogni incisione li univa in una specie di intimità, condividevano a stessa estasi.”

Belle Greene. Cronache Letterarie

Direttore della Morgan Library di New York

È fatta: nel 1905 Belle inizia il suo incarico partendo dai nuovi acquisti del Grande Capo, come le piace chiamare il magnate. Apre casse, scopre meraviglie su meraviglie, inventaria, cataloga, ordina e dispone. È l’inizio di quella che diventerà la Morgan Library, nata per la passione di uno e destinata ad aprire le proprie porte a studiosi e visitatori di tutto il mondo.

Un sogno che si arricchisce di anno in anno tramite acquisti in asta. Belle che attraversa l’oceano per andare a Londra e a Parigi, con sua madre come chaperon. I librai antiquari e i collezionisti europei si chiedono chi sia quella giovane donna affascinante che fa volare i prezzi dei libri più rari e preziosi, sbaragliando la concorrenza.

I giornali cominciano a parlare di lei, a pubblicare sue foto e ritratti. Un rischio, perché suo padre è sempre da qualche parte e potrebbe smascherarla. Belle, con uno stipendio sempre più principesco, mantiene la famiglia. I da Costa Greene traslocano in case via via migliori, Belle fa una vita mondana, le sue sorelle studiano e si sposano.

Belle Greene. Cronache Letterarie

S’innamora del più fine critico d’arte del ‘900

E lei s’innamora, perdutamente, di uno degli intellettuali più affascinanti dell’epoca: Bernard Berenson, il più fine critico d’arte del ‘900. Diventano amanti, lui le mostra l’Europa, attraversano l’Italia insieme. Non rimarranno sempre così follemente innamorati, dopotutto lui vive a Firenze e lei a New York, e lui è già sposato. Ma non smetteranno mai di scriversi, una corrispondenza appassionata e dotta di cui sono rimaste solo le lettere di Belle, conservate gelosamente da Berenson.

Lettere che sono diventate una delle tante fonti documentarie su cui Lapierre ha basato il suo romanzo, decisa ad attenersi quanto più possibile ai fatti. Quest’ansia di aderenza alla realtà storica trasuda da ogni pagina ma non appesantisce: si ha anzi l’impressione di fare un viaggio nel tempo ed assistere allo svolgersi di una vita straordinaria.

Lo specchio della vita. 1934
Imitation of Life, in italiano Lo specchio della vita, è un film del 1934, basato sul romanzo omonimo di Funnie Hurst, dove una madre nera ha una figlia bianca che nasconde la sua origine.

Il passing dall’anonimato alla notorietà

Forse il vero passaggio di Belle Greene è quello dal grigiore dell’anonimato all’iridescenza della notorietà, e nel romanzo di Alexandra Lapierre è un salto che reclama con spigliata intraprendenza.

Il passo della scrittura è quello dinamico e inarrestabile di Belle che rallenta solo davanti ad antichi manoscritti e sontuose legature. Lo sguardo non è quello di Belle ma le è vicino, ne accompagna eccessi e volontà d’acciaio, e di tanto in tanto lascia spazio direttamente alle sue parole, citando le lettere. Belle Greene ne esce come un personaggio palpitante di vita cui le pagine del romanzo paiono stare strette.

Marzia Flamini

Marzia Flamini

Prima di approdare alla Finarte, sono stata assistente in una galleria d'arte a Via Margutta, guida turistica e stageur fra musei, case d’asta e la rivista ArteeCritica. Vivo circondata dai libri, vado al cinema più spesso di quanto sia consigliabile e viaggio appena posso.

2 commenti

  1. Bellissima storia, ho conosciuto una personalità interessante, quella di Belle, donna forte nonché di grandi doti artistiche.
    Complimenti alle autrici del romanzo.

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