Come sopravvivere alla prossima estinzione di massa?

Il progresso è una trappola evolutiva. Quello che chiamiamo progresso è distruzione. Ci stiamo scavando la fossa da soli. I prati verdi sono deserti di biodiversità. Il prato all’inglese è male.
Il cattivo è il nostro way of life.
Viviamo nell’illusione della crescita illimitata. Prima non lo sapevamo, ma ora non abbiamo più giustificazioni perché a breve si innescherà un processo irreversibile che porterà alla prossima estinzione di massa.
A dirlo non sono dei fanatici estremisti, ma queste sono le conclusioni unanimi degli scienziati. Che cosa sta succedendo, quali rischi corriamo, che tempi ci sono per porvi rimedio ce lo hanno raccontato in un incontro a Più Libri, la biologa Lisa Signorile e l’astrofisico Amedeo Balbi.

All-my-friends-are-dead. Cronache Letterarie

Amedeo Balbi

La terra ha circa quattro miliardi e mezzo di anni. La vita sulla terra c’è da circa quattro miliardi di anni che è un tempo molto lungo perché è quasi tutta la storia del pianeta. La vita, da quando è apparsa, non se n’è più andata. Una cosa del genere non è successa da nessuna altra parte del sistema solare. Il resto del sistema solare, tranne forse rare eccezioni, è completamente privo di vita.

Ora possiamo chiederci quanto la terra rimarrà abitabile. Dal punto puramente astrofisico, quello che le succederà dipende dal sole. Il sole è la nostra stella e ha un ciclo di vita che si può prevedere molto bene. Aumenta di luminosità gradualmente e sappiamo che tra un miliardo, un miliardo e mezzo di anni, renderà la terra troppo calda per essere abitabile. Evaporeranno gli oceani e diventerà completamente desertica. Però su questa scadenza naturale interviene il fatto che ci siamo noi esseri umani che siamo diventati la principale forza di cambiamento del pianeta.

Lisa Signorile

Chi parla di antropocene non ha capito bene come funzionano i tempi geologici. La nostra specie ha duecentomila anni. È una specie giovanissima. Anche volendo andare indietro alla separazione fra scimpanzé e homo si tratta di cinque, sette, milioni di anni fa. Perciò siamo letteralmente un meteorite. Pensiamo all’altra estinzione di massa per cui ci sono voluti 25 milioni di anni, mentre noi in pochi secoli stiamo facendo fuori tutto. Se andiamo a guardare gli strati geologici, saremo uno strato talmente sottile che sarà veramente difficile individuarci. Quindi l’antropocene come periodo geologico in realtà non esiste. Sarà un millimetro scarso sotto altri strati geologici.

Stiamo facendo estinguere la vita sulla terra ma nessuno si accorgerà che siamo stati noi. È anche un po’ frustrante perché l’alieno che verrà dopo di noi non si renderà neanche conto di cosa è successo. Darà come sempre la colpa al meteorite, o ai Trappi del Deccan: dei vulcani che stanno vicino all’India che ogni tanto qualcuno tira fuori e li considera la causa di questa o quella estinzione di massa perché hanno emesso un sacco di anidride carbonica. Invece in questo caso siamo noi ma avviene in un tempo così rapido che non se ne accorgerà nessuno.

Lisa Signorile e Amedeo Baldi. Foto di Tiziana Zita
Lisa Signorile e Amedeo Baldi

Che cosa abbiamo fatto
per provocare la prossima estinzione di massa?

Lisa Signorile

Che cosa abbiamo fatto? Vi do i dati degli ultimi cinquant’anni.

Sono dati che gli scienziati hanno raccolto dal 1970. Il taglio delle foreste è aumentato del 45 per cento. Vuol dire che in cinquant’anni abbiamo fatto fuori la metà delle foreste del pianeta. Il grosso di quelli che un tempo erano ecosistemi non ci sono più perché sono stati dedicati all’agricoltura e alla pastorizia.

Ma se proprio ci vogliamo deprimere, il 75% della superficie della terra è stata significativamente alterata dalla presenza dell’uomo. Il 66% degli oceani soffre dell’impatto umano per via della pesca, delle reti a strascico che distruggono i pavimenti marini, quindi i coralli e tutte le altre specie che ci vivono. In cinquant’anni abbiamo perso anche l’85% delle aree umide. La foce del Dnepr in Ucraina era una importantissima area umida, inclusa nella Convenzione di Ramsar per proteggere il 15% delle aree umide rimaste sul pianeta. Ora non serve neanche dire che cosa sta succedendo perché lì è dove stanno combattendo. Tutte le specie di uccelli e pesci che vi nidificavano sono andati.

Sul pianeta sono rimasti il 4% dei vertebrati terrestri

Una delle specie più a rischio in questo momento sul pianeta sono gli squali. Si pensa che lo squalo sia pericoloso ma siamo noi che siamo pericolosi per gli squali. E visto che siamo mammiferi vi do un altro numero: il 26% delle specie di mammiferi è a rischio sul pianeta. Gira un bellissimo grafico a torta in cui si vedono il numero di specie di vertebrati terrestri. Il 36% della biomassa animale sul pianeta sono esseri umani. Il 60% sono gli animali da allevamento che mangiamo. Il 4% sono vertebrati terrestri: è quello che è rimasto in tutto il pianeta. Fa paura. Solo che noi non ce ne rendiamo conto perché questi numeri saltano fuori pochissimo.

The Living Planet Report 2020
The Living Planet Report 2020

Il progresso è una trappola evolutiva

Amedeo Balbi

Si può avere un’ottica colpevolizzante nei confronti del genere umano e probabilmente ci starebbe, ma la ragione per cui è avvenuto tutto questo è che gli esseri umani hanno fatto una serie di cose che servivano ad aumentare il benessere della specie. Gli indicatori di benessere sono positivi, le curve sono cresciute tantissimo negli ultimi cento anni. C’è meno mortalità infantile, le persone vivono di più, soprattutto nella parte più ricca del pianeta. Ma a fronte di questi miglioramenti della condizione di vita del genere umano, ci sono delle conseguenze che sta pagando il sistema terra. Questo ci coinvolge direttamente in quanto specie perché il progresso è una trappola evolutiva. Noi da un lato stiamo meglio ma dall’altro ci stiamo scavando la fossa.

In futuro questo mutamento radicale dell’ecosistema, dell’ambiente terrestre, riguarderà direttamente il nostro stile di vita. Se le temperature si alzano, se si alzano i livelli del mare, se le specie muoiono a un ritmo che non ha precedenti, ciò mette a rischio la nostra sopravvivenza e non quella del pianeta. Il pianeta, come si è visto per le altre estinzioni di massa, se la cava. La vita continuerà ad esserci, ma per noi come specie e per la civiltà che abbiamo messo in piedi andrà molto peggio. Non si tratta di un ecologismo astratto perché vogliamo vivere nell’Eden con i prati verdi.

Lisa Signorile

I prati verdi sono un deserto di biodiversità. Il prato all’inglese è male.

Non c’è un altro posto dove andare:
l’illusione della crescita illimitata

Amedeo Balbi

Il dubbio è su quanto può andare avanti la nostra specie in questo modo. C’è chi dice: continuiamo così perché a un certo punto avremo un altro posto dove andare. Su questo bisogna essere molto chiari, non c’è un altro posto dove andare. Non esiste. Sono tutte scemenze. Forse c’è vita nell’universo, non è questo il problema. Il problema è che nessuno di questi mondi è abitabile per noi e nessuno è raggiungibile. È un’illusione che dovremmo levarci dalla testa.

Come sopravvivere alla prossima estinzione di massa? Cronache Letterarie

Le cose di cui mi occupo come ricerca, è appunto capire se c’è vita fuori dalla terra. Una ricerca per capire se arrivano tracce, indizi, segnali che ci siano altri pianeti nella nostra galassia, abitati da civiltà intelligenti che potrebbero comunicare su scala interstellare. Non abbiamo mai trovato niente. Questo è il paradosso di Fermi che già negli anni Cinquanta si era chiesto: se l’universo è pieno di vita intelligente, com’è che non vediamo niente? Dove sono tutti quanti?

Noi viviamo nell’illusione della crescita illimitata. Pensiamo che supereremo tutte le crisi e i problemi con l’innovazione. Ma in natura la crescita non è mai esponenziale e quando lo è, finisce male.

Una voce dal pubblico

Ditelo agli economisti…

Lisa Signorile

Noi veniamo qui a lanciare messaggi nelle bottiglie sperando che arrivino da qualche parte. Vi do ancora qualche dato.
Dopo la grande estensione di massa, quella di 250 milioni di anni fa, il pianeta ci ha messo 30 milioni di anni per riprendersi e riconquistare un’adeguata quantità di biodiversità.
In quei 30 milioni di anni di anni c’era una particolare specie che in realtà erano nostri antenati e che un tempo si chiamavano rettili mammalomorfi. Probabilmente erano già pelosi e già in grado di partorire piccoli vivi. Erano grossi un metro, un metro e mezzo. Si chiamavano lystrosauri e sono sopravvissuti alla grande estinzione di massa. Ci sono zone in cui il 95% di tutti i fossili sono lystrosauri. Una, due, tre specie, massimo cinque specie di lystrosauri che sono riusciti non solo a sopravvivere, ma anche a prosperare. Sono rimasti solo loro ma se la cavavano bene. Allora ci si chiede: che avevano di speciale questi lystrosauri?

Ci serve capirlo perché anche noi vorremmo copiarli, visto che ci sarà un’estinzione di massa, a meno che non ci fermiamo subito.

Lystrosaurus. Cronache Letterarie
I lystrosauri, sopravvissuti alla precedente estinzione di massa, hanno abitato la terra per 30 milioni di anni, diventando gli animali più diffusi sul pianeta.

Allora, avevano alcune delle caratteristiche che abbiamo anche noi. Di solito gli animali che sopravvivono all’estinzione di massa sono quelli piccoli, sotto il chilogrammo di peso. Quindi noi saremmo già esclusi. Però anche i lystrosauri erano grossi. Erano generalisti come noi, cioè mangiavano qualunque cosa. Tendenzialmente erano erbivori, ma qualunque cosa andava bene. Erano molto mobili, quindi si potevano sposare verso zone migliori e noi siamo forse la specie più mobile del pianeta. Abbiamo colonizzato qualunque ambiente.

Forse i lystrosauri erano una specie che scavava sottoterra e quindi abituati a resistere a quantità minori di ossigeno. Se la faccenda dei Trappi del Deccan è vera e si è alterato il rapporto dell’atmosfera fra ossigeno e anidride carbonica, loro respiravano comunque. Noi no, però noi abbiamo la tecnologia che ci aiuta. Quindi fino a qua più o meno ci siamo, anche se i lystrosauri facevano una cosa che noi non facciamo, andavano in letargo. Sospendevano l’attività metabolica fino a tempi migliori e questo noi non lo possiamo fare. Dunque questi miracoli della sopravvivenza avevano delle cose in comune con noi, però il fatto che loro andassero in letargo e noi no, potrebbe essere un problema.

Certo se rimanessimo solo noi sul pianeta, anche procurarsi da mangiare diventerebbe un problema. Però la storia dei lystrosauri ci dice che, pur essendo animali molto grandi, nettamente sopra alla media delle dimensioni degli animali sul pianeta, in realtà ce la potremmo fare a sopravvivere a un’estinzione di massa. La domanda è: lo vogliamo? Perché comunque per chi sopravvive sarebbero condizioni da Mad Max . Saremmo in mezzo a un deserto con condizioni veramente pesanti. Secondo me non lo vogliamo, quindi ci dovremmo fermare subito.

Amedeo Balbi

Io non penso che siamo spacciati. Non credo che sia arrivata la fine del genere umano. Il mio collega, l’astrofisico Martin Rees, nel 2003 ha scritto un libro intitolato Il secolo finale, dicendo che secondo lui all’umanità rimaneva un secolo perché avevamo tante di quelle cose che potevano andare storte che qualcosa sarebbe andato storto sicuramente. E lui si definisce tecno-ottimista. Non è detto che le cose debbano andare così. Abbiamo sicuramente la capacità di fare previsioni, abbiamo la tecnologia, ma dobbiamo renderci conto della situazione e cambiare parecchie cose nel tipo di civiltà che abbiamo costruito. Un dato impressionante è che cinquant’anni fa eravamo due miliardi e mezzo. Adesso siamo diventati otto miliardi. Per quasi tutta la storia dell’umanità siamo stati pochi esemplari. Questo non è sostenibile, anche se in Europa e negli Stati Uniti la crescita della popolazione si è interrotta.

2000 anni fa uno scoiattolo poteva andare dalle Alpi alla Calabria senza mai scendere da un albero

Lisa Signorile

Scoiattolo. Prossima estinzione di massa

Quando vi dicono “fate più figli”, non gli credete.
Io sono pugliese e vi racconto un caso di studio che mi tocca da vicino. Diceva Plinio duemila anni fa, che uno scoiattolo poteva andare dalle Alpi fino alla Calabria senza mai scendere da un albero perché tutto il territorio italiano era pieno di foreste. La Puglia è rimasta più o meno forestata fino a quattro secoli fa. Se andate in vacanza in Puglia vi rendete conto che adesso non c’è più niente.

Verso il 1.400 per un paio di secoli ci fu una micro era glaciale e le temperature scesero. Inventarono la transumanza. Prima faceva abbastanza caldo e le pecore le lasciavano in cima ai monti, poi cominciarono a portarle giù a valle e le portavano in Puglia. Per far spazio alle greggi tagliarono gli alberi. Gli alberi tagliati sono un problema perché il suolo non viene più trattenuto dalle radici degli alberi. Al posto delle ex foreste cominciarono a coltivare.

Il problema è che il suolo, in quattro secoli, si è eroso. Siamo arrivati intorno all’Ottocento, inizio del Novecento, in cui il suolo non ce n’era più. Allora hanno inventato lo spietramento che consiste nel rompere le rocce superficiali per ricavare il suolo che c’è sotto. Ma senza radici, anche quel suolo si è eroso. Nel Salento adesso siamo a circa mezzo centimetro di suolo. Cosa ci pianto in mezzo centimetro di suolo? Gli ulivi riescono ad ancorarsi alla roccia e li avevamo, ma sappiamo che la xylella li sta facendo fuori. Ora che vanno via anche gli ulivi, il Salento arriva alla roccia madre, cioè arriva tecnicamente al deserto. Quindi siamo passati in quattro secoli, da una regione completamente forestata al deserto. Adesso bastano cinquant’anni per andare dalla foresta al deserto. Possiamo tornare indietro?

xylella. Ulivi Puglia

Come sopravvivere alla prossima estinzione di massa

Amedeo Baldi

Tornare indietro è sempre complicato e in fisica ci sono i fenomeni irreversibili. Il problema è capire cosa vogliamo fare nel futuro. Molte delle cose, soprattutto nel passato, le abbiamo fatte con poca consapevolezza. Questo un po’ ci assolve. Noi esseri umani cerchiamo di fare il meglio e poi spesso seghiamo l’albero su cui siamo seduti. Ora siamo un po’ meno assolti perché la scienza ci spiega un sacco di cose e siamo più consapevoli. Dovremmo augurarci che questo sia momento di presa di coscienza, di passaggio. Adesso non c’è molta scelta. O capiamo come fare o ci sono Mad Max e il deserto.

Uomo del pubblico

La crescita infinita non è possibile. In televisione e in qualsiasi circostanza si sente sempre la parola “crescita”. Bisogna proprio cambiare paradigma.

Amedeo Baldi

È un problema complessivo del sistema, un problema economico e anche un problema nostro. Perché tutti utilizziamo un apparato di cose a cui dovremmo rinunciare completamente.

Mad Max
Mad Max: The Road Warrior

Lisa Signorile

Le Nazioni Unite fanno dei report periodici in cui analizzano i fattori di rischio ecologico e i cambiamenti climatici sono uno dei cinque fattori di rischio principali. Se guardiamo le varie conferenze per limitare i cambiamenti climatici sono tutte più o meno dei fallimenti. Quindi non riusciamo ad arginare neanche uno dei cinque principali fattori, figuriamoci tutti e cinque. Oltre ai cambiamenti climatici, ci sono la distruzione del territorio e degli habitat, lo sfruttamento intensivo, l’inquinamento, l’estinzione delle specie e la perdita della biodiversità.

Amedeo Baldi

Il problema è che non ci sono delle soluzioni semplici. Non c’è una singola soluzione, ma è un problema sistemico. Né è un problema che una singola nazione può affrontare. Non c’è una soluzione semplice…

Lisa Signorile

Una soluzione semplice c’è. Un bel virus. Siamo otto miliardi e siamo troppi.

Amedeo Baldi

Questo succederà fatalmente perché i sistemi a un certo punto si autoregolano, quindi se noi non riusciamo a farlo da soli accadrà in maniera spontanea.

Tiziana Zita

Tiziana Zita

Se prendessi tutte le parole che ho scritto e le mettessi in fila l'una dopo l'altra, avrei fatto il giro del mondo.

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