Serie Tv – Rivedere “Friends” su Netflix con “Il mondo dietro di te”.

Friends, una delle serie più amate di tutti i tempi, nata nel 1994 e durata fino al 2004, celebra l’amicizia. In questo articolo ne scrivono Chiara Rivière, ventenne di oggi, e Alfonso Cometti, produttore di serie tv, che invece l’ha vista quando è uscita. Le 10 stagioni della sit-com sono su Netflix.

Friends serie tv

“I’ll be there for you”:
Friends, una promessa di amicizia eterna
di Chiara Rivière

Chiara Rivière Cronache Letterarie

Non esagero se dico che questa sit-com americana ha letteralmente segnato un’epoca, quella degli anni ’90, in America e non solo.
Prima di guardarla non mi spiegavo il perché della sua fama. D’altronde, pensavo, è una delle tante serie tv che negli anni hanno scandito le giornate e fatto compagnia a molte persone per svariate stagioni. Guardandola, però, ho capito che c’era qualcosa di più.

Friends, ideata da David Crane e Marta Kauffman, e prodotta da Warner Bros, è andata in onda sulla rete americana NBC dal 22 settembre 1994 al 6 maggio 2004, per un totale di 10 stagioni e 236 episodi. La sit-com venne presentata come “Friends” solo dopo una serie di aggiustamenti e cambiamenti soprattutto nella sceneggiatura. All’inizio, Kauffman e Crane avevano optato per il titolo “Insomnia Cafe”, che poi si trasformò in “Friends Like Us” e, infine, in Friends.

Tutte le riprese, che si dividono soprattutto tra i due appartamenti dei protagonisti e il famoso cafè Central Perk, sono state fatte negli studi della Warner Bros in California.

La sit-com ha da subito riscosso un enorme successo che ha mantenuto poi negli anni: basti pensare che l’ultimo episodio dell’ultima stagione è stato visto da più di 50 milioni di persone, aggiudicandosi il record di “episodio di una serie più visto del decennio”. Né sono mancati i riconoscimenti: ad esempio, il premio come miglior commedia nel 2002 – per l’ottava stagione – agli Emmy Award.
In breve, Friends è una delle serie televisive più popolari di tutti i tempi!

“Questo è uno spettacolo sull’amore, il sesso, la carriera e un momento della vita in cui tutto è possibile… sulla ricerca di impegno e sicurezza… e sulla paura dell’impegno e della sicurezza. Soprattutto, è una questione di amicizia, perché quando sei giovane e single in città, i tuoi amici sono la tua famiglia”.

La breve introduzione presente sul sito della Warner Bros, è estremamente esaustiva.

La vita di tutti i giorni di sei ragazzi

Rachel Green (Jennifer Aniston), Monica Geller (Courteney Cox), Phoebe Buffay (Lisa Kudrow), Joey Tribbiani (Matt LeBlanc), Chandler Bing (Matthew Perry) e Ross Geller (David Schwimmer) sono i sei protagonisti di una storia tragicomica sulla quotidianità. Ciò che viene messo in scena è la vita di tutti i giorni di questi sei ragazzi di trent’anni, che condividono avventure e disavventure soprattutto nel lavoro e in amore.

A scandire gli episodi sono continue gag, grazie alle quali ci si può rendere conto della bravura attoriale dei protagonisti, i quali spesso e volentieri, da veri comici, accompagnano la battuta a una mimica facciale e a un linguaggio del corpo che è impossibile non ti strappino un sorriso e ogni tanto qualche autentica risata.

Consiglio spassionato: anche se non si ha molta dimestichezza con la lingua, per apprezzare al meglio la serie bisognerebbe guardarla in inglese. Infatti, seppur fatto bene, nel doppiaggio italiano le battute vengono tradotte in maniera leggermente diversa e perdono l’essenza comica originaria. Per delle risate autentiche, vale un po’ di fatica iniziale!

I protagonisti

Rachel. Friends

RACHEL
è una ragazza viziata, proveniente da una famiglia benestante dalla quale cerca di distaccarsi per trovare la propria indipendenza. Vorrebbe lavorare nel campo della moda ma prima di arrivarci si ritrova, suo malgrado, a lavorare come cameriera in un bar… lei che non è in grado neanche di fare un caffè.

Friends Monica

MONICA
è una giovane cuoca che vorrebbe diventare un importante chef. A livello caratteriale ha mille ossessioni ed è maniaca del controllo e delle regole. Per questa sua caratteristica è spesso presa in giro dai suoi amici e dal fratello Ross, altro personaggio della serie.

PHOEBE
è la classica ragazza che sembra sempre cadere dalle nuvole e anche per questo è impossibile non volerle bene.
È estremamente espansiva e ha dei modi fuori dal comune. Lavora come massaggiatrice, senza una vera e propria qualifica, ma vorrebbe sfondare come cantante… anche se è stonata come una campana i suoi testi sono terribili.

Friends-Joey

JOEY
di origini italiane, è il playboy per eccellenza ma è anche un grande gaffeur e finisce sempre per fare figuracce.
Aspirante attore, in continua ricerca di provini dove poter dimostrare le sue qualità, spesso riesce solo a ottenere ruoli marginali. È il coinquilino di Chandler.

CHANDLER
fa il contabile, è un ragazzo composto e preciso eppure è il più ironico e sarcastico della serie: ha sempre la battuta pronta.
E’ continuamente alla ricerca di una donna senza però avere molto successo, tanto più che le ragazze, forse per la sua compostezza, a volte pensano sia gay.

Infine, ROSS
fratello maggiore di Monica, paleontologo innamorato del suo lavoro e divorziato perché la ex moglie ha capito di essere omosessuale. Ha da sempre una cotta per Rachel: il loro rapporto è infatti al centro dell’intera serie fin dal primo episodio.

Sfido chiunque a guardare la sit-com senza riconoscersi, anche solo in parte, in almeno uno dei giovani. La forza e la peculiarità di Friends stanno proprio in questo: nelle 10 stagioni si approfondiscono e maturano i caratteri di ognuno dei sei amici, i quali mettono in scena degli stereotipi che rappresentano categorie di persone che potremmo tranquillamente ritrovare nella vita reale tra le persone che conosciamo. Non a caso la sensazione principale di chiunque abbia guardato Friends, è quella di sentirsi uno di loro (vedi qui la sigla).

Friends il caffè Central Perk

Rivedere Friends oggi

Dal ’94 a oggi sono passati trent’anni durante i quali fin troppo è cambiato: nella società, nel modo di pensare, di vivere la vita, di concepire i rapporti. Se ci pensiamo, trent’anni fa i social ancora non esistevano e neanche gli smartphone, non c’erano né internet né Google, i dvd, i tablet e gli ebook, solo per parlare di tecnologia. La domanda allora è lecita: ma Friends non potrebbe risultare, nel 2024, una serie un po’ datata che ormai non ha più senso vedere?

Rispondo io, venticinquenne di oggi, che nel ’94 non era ancora nata.

Friends, non solo risulta ancora attuale, ma a mio parere è assolutamente necessaria. Per quanto possano esserci stati cambiamenti ed evoluzioni, chi oggi si avvicina ai trent’anni non può non ritrovare nella sit-com gli stessi problemi che anche oggi, nel momento di affacciarci all’età adulta, dobbiamo affrontare. Chi è che non si sente perso quando non trova un lavoro? Come non confidarsi e non spettegolare con i propri amici su un amore appena nato o appena finito? Chi non ha abbracciato un amico quando qualcosa non andava o, al contrario, per condividere una gioia?

È vero, nulla di tutto questo è scontato, ma esiste ancora. Un ventenne che rivede oggi Friends percepirà di non essere solo nei suoi drammi e magari riuscirà a viverli con più leggerezza. Perché sono la normalità in qualsiasi periodo storico e perché è bello affrontarli con accanto qualcuno che ti vuole bene.

Non mi scorderò mai di quello che mi ha detto una volta un mio amico, della mia stessa età: “Ero in un periodo veramente nero e non sai cosa ha rappresentato per me Friends in quel momento. Non mi ha semplicemente risollevato il morale, mi ha dato molto di più.”.

Friends è quella serie che ti fa compagnia e che anche avendola già vista, la metti di sottofondo magari mentre stai cucinando o facendo altro; come se avessi in casa degli amici con i quali non devi conversare per forza, ma sai che ci sono.

Lo testimonia Il mondo dietro di te, strano film catastrofista con Julia Roberts ed Ethan Hawke, uscito di recente e visibile su Netflix. Il mondo sta per finire, tutte le connessioni sono saltate, ma la principale preoccupazione della figlia tredicenne è di non potere vedere l’ultima puntata di Friends.

Farrah Mackenzie interpreta la tredicenne Rose ne Il mondo dietro di te

L’amicizia

C’è il legame speciale tra questi ragazzi, un’amicizia che va oltre qualsiasi cosa, oltre tradimenti, cambi di lavoro, nuove fidanzate e fidanzati, ecc. C’è la concretezza, la semplicità e la normalità di un rapporto che ormai, nella nostra società, sembra quasi essersi perduto, e del quale, invece, c’è grande bisogno.

Lasciando ora la parola direttamente agli attori

“In questa serie ci divertiamo molto, andiamo tutti d’accordo”, dice Matthew Perry. E Lisa Kudrow aggiunge che hanno tutti “un senso dell’umorismo simile”, al punto che sembra abbiano scritto una serie proprio “per persone che sarebbero diventate amiche”. Anche Jennifer Aniston conferma che hanno legato fin da subito, che non c’è mai stata una “pecora nera”.

Matthew Perry
Matthew Perry interprete di Chandler

Insomma, Friends regge all’urto del tempo e resta una serie da vedere o rivedere: tutte e dieci le stagioni sono disponibili su Netflix. Grazie a questa serie tv è nata una grande amicizia in primis tra gli attori che, portata sul set, ha reso il tutto ancora più realistico. Si tratta di un’amicizia sentita che, a distanza di anni, è palesemente riemersa dopo la prematura morte di Matthew Perry (Chandler Bing), il 28 ottobre scorso. Dopo un primo silenzio durato qualche giorno, tutto il cast di Friends ha speso parole di cordoglio ricordando l’attore. La sua scomparsa ha lasciato un vuoto tanto che, riguardandola, la sit-com ci riserverà un riso più amaro. D’altronde, ci ha lasciati un amico.

“I’ll be there for you, ‘Cause you’re there for me too”.

Friends è esattamente questo: una promessa di complicità eterna, un inno al valore e alla genuinità di un sentimento che oggi ha bisogno più che mai di essere esaltato.

Le sit-com e lo spirito dei tempi
di Alfonso Cometti

Alfonso Cometti Cronache Letterarie

Le grandi sit-com americane sono sempre riuscite a cogliere, anzi di più: a definire lo spirito dei tempi.  Friends ha segnato davvero un’epoca: è la prima sit-com di successo a non essere centrata su una famiglia tradizionale padre-madre-figli, anticipando e rendendo evidente il fenomeno sociale dei “singles” e della adolescenza lunga che caratterizza ormai tutte le società occidentali.

Nel decennio precedente Roseanne (tradotta male in italiano Pappa e ciccia) aveva mostrato la progressiva perdita di importanza della famiglia tradizionale lavoratrice operaia americana. Con The Office si impone una modalità di lavoro che si identifica con lo stare seduti otto ore davanti ad un computer. Molti anni prima Happy Days ha presentato l’emergere dei giovani ribelli… E potremmo continuare a lungo andando avanti e indietro nel tempo e nei movimenti sociali.

The Big Bang Theory

L’ultima grande sit-com “epocale” è stata Big Bang Theory che ha anticipato l’ascesa ai vertici del potere economico mondiale e sociale di una generazione di “nerd”: giovani scienziati più a proprio agio con il computer che con le persone umane. Ragazzi che sono passati dal fare tappezzeria alle feste ad essere la generazione che più profondamente ha influenzato il mondo in cui stiamo vivendo.

E oggi?

Oggi non abbiamo un’analoga narrazione. Non ne conosco il motivo. Possibile che gli autori contemporanei non riescano a trovare la chiave di lettura della nostra società? O forse la nostra società è così parcellizzata che non può essere raccontata da una serie dominante, ma si debba specchiare in mille frammenti?

Personalmente sento molto la mancanza di una serie che ci faccia da specchio divertendoci.
Autori, per favore, impegnatevi, ridateci una narrazione condivisa, ne abbiamo bisogno.

Chiara Rivière

Chiara Rivière

Sono laureata in Lettere Moderne e a breve conseguirò la Magistrale in Editoria e scrittura. Il mio mondo è fatto di carta e penna, cinema e tanti, tanti libri! Ho sempre amato i classici ma ultimamente sto apprezzando molto anche la letteratura contemporanea. Sono una ragazza romantica e sognatrice, ma non sono un’appassionata di romanzi rosa né di film d’amore. Il mio sogno è quello, un giorno, di lavorare con le parole. Sono convinta che, nel bene e nel male, siano davvero queste a poter cambiare il mondo.

2 commenti

  1. Non c’è dubbio che le serie o i film in inglese sono meglio nella lingua d’origine.
    Ho abitato in Argentina da piccola, alternando con ritorni in Italia in varie occasioni.
    Qua non facevano il doppiaggio, ed essendo assidui cinefili in famiglia, apprezzai tanto ascoltare l’inglese britannico (che mi incanta), o quello americano.
    Vidi per prima volta ‘West side story’ a Buenos Aires.
    Lo rividi in Italia doppiato… che delusione!
    Ma parlando di ‘Friend’, anche io l’ho visto ogni settimana, ed ero una persona matura.
    Ma gli statunitensi hanno il potere dell’emigrazione russa e proveniente da tutto il mondo che ha ci ha messo del suo dando la possibilità di fantasticare.
    Loro sono dei grandi commercianti e non muovono una pedina se non sono sicuri del successo considerando il mercato dove va diretto.
    Ci fecero sognare con quella gioventù che se la cava, o di quelle famiglie dove vince sempre l’amore.
    Sono dell’epoca di Doris Day; tutti i suoi film erano incantevoli: vestiti eleganti, appartamenti moderni, colori strategicamente utilizzati.
    I poveri, gli scartati, i segregati, erano in altri film, non si contagiavano con quelli che ti facevano ‘sognare’.
    In TV vedevo ‘Embrujada’ la originale del 60 (Vita da strega), e non mi perdevo un capitolo!. Erano ‘encantadores’.
    Adesso vedo da tanti anni, ‘The big bang theory’ e mi incanta!. (Ho 80 anni)
    Ma siamo realisti, sono dei bravi venditori!

    • Grazie Silvia per aver condiviso questo pensiero!
      Io sono di un’altra generazione ma sono pienamente d’accordo con ciò che hai scritto. Gli americani sono molto abili nel capire quale prodotto, in questo caso televisivo, potrà avere successo. Non ho delle prove certe, ma ho come la sensazione che dietro ci sia anche un’accurata ricerca sociologica e questo permette di conoscere in partenza cosa ricerca il pubblico in un determinato momento…per poi proporla assicurandosi la “vittoria” 😉

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